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“Siamo un
paese in balia degli hooligans, quelli
schedati e quelli mascherati da politici,
dirigenti, tecnici, giocatori, giornalisti”.
Questa drammatica analisi di Roberto
Beccantini su La Stampa all’indomani della
guerra criminale di Catania ha trovato una
ulteriore conferma in primo luogo nelle
dichiarazioni dissennate e deliranti del
presidente della Lega Calcio Matarrese che
ora naturalmente, secondo un copione che è
stato il cavallo di battaglia dell’ex
presidente del Consiglio, grida al
“fraintendimento” e alla parola “dimissioni”
replica ironico “ma non scherziamo!”.
Il presidente della Lega, eletto in piena
calciopoli, e già solo questo basterebbe a
dare compiutamente l’idea di come si è
reagito ad uno scandalo di dimensioni
devastanti, in una intervista a Radio
Capital prima se la prende contro i fautori
della chiusura per più domeniche e della
ripresa a porte chiuse, liquidati come
“esaltati” ed “irresponsabili” e poi passa
ai morti che “purtroppo sono parte del
sistema”.
Poi per chiarire ulteriormente il concetto
che “lo spettacolo deve continuare” passa ad
un paragone, eufemisticamente, sorprendente
“la Fiat non è che per rilanciarsi ha dovuto
fermare le macchine. Ecco noi vogliamo
copiare il rilancio che ha avuto la Fiat”.
Se si passa alle soluzioni validamente
attuate all’estero e al modello inglese, il
presidente dell’impunità per calciopoli che
a giorni alterni si scagliava contro Guido
Rossi e Francesco Saverio Borrelli non ha
dubbi “ma quello è un altro mondo, lì quando
ti mettono in galera buttano via la chiave.
Da noi si prendono i criminali e il giorno
dopo escono…”.
Basta andare
indietro nel tempo e ricordare per esempio
chi erano i dirigenti di 13 anni fa, quando
il campionato fu funestato dall’incidente
mortale di Genoa-Milan, pure non in un
contesto di tale organizzazione criminale,
come fa Luca Cordero di Montezemolo: “Mi
sembra che allora i responsabili dello
sport, del calcio, erano più o meno gli
stessi. Il che dimostra che bisogna
veramente voltare pagina in tutti i sensi e
pensare che è veramente inaccettabile quello
che sta avvenendo.”
Forse 13 anni fa non c’era il deputato
“antagonista” Caruso che fa ottimamente da
spalla all’ottimo Matarrese, nella
deresponsabilizzazione delle società, quando
scarica tutte le colpe sulle forze
dell’ordine “non addestrate che manganellano
nel mucchio” e che dunque hanno quello che
si meritano come testimoniano senza
perifrasi decine di scritte sedicenti “no
global” in tutta Italia.
E forse, sarebbe il caso di rammentarlo, al
“mercantilista” presidente per tutte le
stagioni, quando si indigna all’idea del
calcio fermo o a porte chiuse perché “noi
rappresentiamo un mondo che è l’economia
italiana”, allora il debito delle società
calcistiche nei confronti dello Stato (e
dunque dei cittadini-contribuenti) non
ammontava ancora a 583 milioni di euro.
D’altronde era troppo facile da prevedere:
se dopo calcioli non si fosse voltata
veramente pagina, non sarebbe stato tutto
come prima ma, inevitabilmente, peggio di
prima.
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