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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 10 FEBBRAIO 2007
Don Moggi alla sbarra
Tommaso Merlo

Presunzione di innocenza, sempre, anche se nel caso di don Moggi la stampa ha riportato per settimane telefonate inequivocabili in cui l'ex DG della Juventus esercitava il suo potere occulto sul calcio italiano. Un regime mafioso, senza lupara, ma con la minaccia di essere cacciati fuori dal giro che conta. Arbitri, dirigenti, calciatori tutti in fila agli ordini del grande burattinaio.
Alla faccia dei tifosi, alla faccia degli onesti, don Moggi ha inquinato per anni il mondo del calcio.
Quell'oasi di meritocrazia dove la passione genera fede, e quella metafora della vita dove puoi anche essere figlio di Maratona, ma se non hai i numeri non arrivi in serie A.

Concetti del resto avulsi ai vari don Moggi che galleggiano nella società italiana, accecati dal potere e dalle misere ambizioni personali, per loro conta vincere e ad ogni costo. La lealtà e l'onestà sono roba da deboli moralisti che non otterranno mai nulla nella vita. E a questi deliri ci credono fino in fondo. Sorpreso con le mani nel sacco, Don Moggi ha messo in scena la solita pantomima dei furbetti. Prima ha recitato la parte della vittima sacrificale, poi ha evocato la solita congiura dei poteri forti, poi ha promesso battaglia legale per la verità. Nel frattempo, in attesa di un processo oggi finalmente avviato, don Moggi ha fatto l'opinionista di calcio su giornali e televisioni, Rai inclusa. Una vergogna secondo chi ritiene si debba almeno aspettare la sentenza prima di permettere ad un presunto mafioso calcistico di pontificare alla nazione. Un diritto per chi ribatte che i processi in Italia sono troppo lunghi per aspettarne la fine, e comunque per i ricchi come don Moggi finisce tutto in niente. Allora tanto vale sfruttare l'effetto mediatico del vecchio Moggi oggi più famoso che mai. Perché per questi geni del mondo dei media
contano solo il numero di copie vendute o di spettatori, mentre i messaggi devastanti che si lanciano sono solo effetti collaterali che non gli competono. E poi perché trattare don Moggi diversamente.

 

L'Italia è piena di don lasciati a piede libero e tornati in sella, basti guardare il mondo industriale, bancario e perfino quello politico. Insomma, pari libertà, e pazienza se in questo modo i cittadini perdono il senso della legalità e la fiducia nella giustizia. Pazienza se si convincono che chi sbaglia in Italia non paga, e che i furbi prevalgono sugli onesti. Pazienza se pensano che il marcio sia ovunque e che il potere e i soldi lavino ogni crimine. E pazienza se per ricostruire il malandato mondo del calcio si dovrebbe partire proprio da qui. Punendo con severità coloro che accecati dal nulla hanno inquinato la società con la loro violenta arroganza. Da Catania a Torino.

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