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Presunzione
di innocenza, sempre, anche se nel caso
di don Moggi la stampa ha riportato per
settimane telefonate inequivocabili in
cui l'ex DG della Juventus esercitava il
suo potere occulto sul calcio italiano.
Un regime mafioso, senza lupara, ma con
la minaccia di essere cacciati fuori dal
giro che conta. Arbitri, dirigenti,
calciatori tutti in fila agli ordini del
grande burattinaio.
Alla faccia dei tifosi, alla faccia
degli onesti, don Moggi ha inquinato per
anni il mondo del calcio.
Quell'oasi di meritocrazia dove la
passione genera fede, e quella metafora
della vita dove puoi anche essere figlio
di Maratona, ma se non hai i numeri non
arrivi in serie A.
Concetti del resto avulsi ai vari don
Moggi che galleggiano nella società
italiana, accecati dal potere e dalle
misere ambizioni personali, per loro
conta vincere e ad ogni costo. La lealtà
e l'onestà sono roba da deboli moralisti
che non otterranno mai nulla nella vita.
E a questi deliri ci credono fino in
fondo. Sorpreso con le mani nel sacco,
Don Moggi ha messo in scena la solita
pantomima dei furbetti. Prima ha
recitato la parte della vittima
sacrificale, poi ha evocato la solita
congiura dei poteri forti, poi ha
promesso battaglia legale per la verità.
Nel frattempo, in attesa di un processo
oggi finalmente avviato, don Moggi ha
fatto l'opinionista di calcio su
giornali e televisioni, Rai inclusa. Una
vergogna secondo chi ritiene si debba
almeno aspettare la sentenza prima di
permettere ad un presunto mafioso
calcistico di pontificare alla nazione.
Un diritto per chi ribatte che i
processi in Italia sono troppo lunghi
per aspettarne la fine, e comunque per i
ricchi come don Moggi finisce tutto in
niente. Allora tanto vale sfruttare
l'effetto mediatico del vecchio Moggi
oggi più famoso che mai. Perché per
questi geni del mondo dei media
contano solo il numero di copie vendute
o di spettatori, mentre i messaggi
devastanti che si lanciano sono solo
effetti collaterali che non gli
competono. E poi perché trattare don
Moggi diversamente.
L'Italia è piena di don lasciati a piede
libero e tornati in sella, basti
guardare il mondo industriale, bancario
e perfino quello politico. Insomma, pari
libertà, e pazienza se in questo modo i
cittadini perdono il senso della
legalità e la fiducia nella giustizia.
Pazienza se si convincono che chi
sbaglia in Italia non paga, e che i
furbi prevalgono sugli onesti. Pazienza
se pensano che il marcio sia ovunque e
che il potere e i soldi lavino ogni
crimine. E pazienza se per ricostruire
il malandato mondo del calcio si
dovrebbe partire proprio da qui. Punendo
con severità coloro che accecati dal
nulla hanno inquinato la società con la
loro violenta arroganza. Da Catania a
Torino.
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