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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 FEBBRAIO 2007
Il Signore dei conflitti, ovvero il giacobino di Arcore

Daniela Gaudenzi

“La classe dirigente del paese e del calcio si sono identificate. Sta franando il sistema paese”.
E’ la perfetta sintesi di Oliviero Beha a cui c’è davvero poco da aggiungere: solo qualche riscontro obiettivo e la riflessione scontata sul disprezzo ostentato per la legalità e sul coacervo inestricabile di conflitti di interessi che è causa ed effetto ultimo di un sistema che non sembra emendabile.
Il supremo signore dei conflitti, silente per qualche giorno dopo i fatti di Catania, ha preso la parola con veemenza all’incontro con i giovani di Forza Italia del Lazio, per bollare come “liberticida” il provvedimento del governo sugli stadi non in regola e sul divieto delle trasferte.
“Io da presidente del Milan non mi sono permesso di parlare, ma si tratta di leggi illiberali, qualcosa che io non mi sarei mai permesso di fare….è una lesione delle libertà individuale impedire che gli abbonati di Udine siano privati di un diritto per un episodio doloroso accaduto a Catania..”

 

D’altronde, è stato il leit motiv dell’intervento, l’attuale maggioranza ha dimestichezza con una legislazione marcata da “lesione di libertà” ed in particolare “della libertà economica che ha lo stesso valore spirituale delle libertà personali, civili, politiche…” Il riferimento esplicito è al “vulnus” della finanziaria verso i più deboli economicamente; quello implicito ovviamente al “vulnus” alla raccolta pubblicitaria di Mediaset, aggredita dal disegno di legge “criminale” di Gentiloni che pretende di ridurre il tetto della raccolta pubblicitaria al 45% e cioè tende a mantenere, pur temperandolo, un sostanziale duopolio!
Ma l’aspetto più interessante e drammatico non è che il massimo rappresentante di un conflitto di interessi senza precedenti e paragoni nell’occidente democratico, difenda il suo incredibile status, bensì la natura degli argomenti.
Il concetto di proprietà e libertà economica quale “diritto sacro ed inviolabile” a cui fa riferimento, probabilmente inconsapevolmente, Silvio Berlusconi risale alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e cioè al 1789, al culmine della rivoluzione francese. Era la rivendicazione dei singoli e di quella che sarebbe stata di lì a poco la borghesia emergente contro lo stato assoluto e autoritario; era l’equazione tra libertà e proprietà sul fondamento che si poteva essere liberi nei confronti di uno stato considerato come nemico e vessatore in quanto si possedeva qualcosa.
Tutto l’ottocento ed i primi decenni del novecento sarebbero stati caratterizzati dalla lotta per il conseguimento di quei diritti sociali e del lavoro che sono parte integrante delle moderne democrazie e che tutelano e garantiscono la proprietà e le libertà economiche ma con limiti ben precisi, quali l’espropriazione per pubblica utilità, la funzione sociale della proprietà e una serie di norme antitrust per evitare le concentrazioni monopolistiche.
Per il giacobino di Arcore si tratta, notoriamente di costituzioni “sovietiche” e di legislazioni “liberticide”, ma sono gli strumenti che quando hanno trovato applicazione, insieme alla separazione dei poteri e all’indipendenza della magistratura, hanno garantito la civile convivenza, il progresso economico e sociale, e, in una parola, l’esistenza delle democrazie occidentali.

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Daniela Guadenzi

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