|

Guglielmo
Picchi è stato eletto alla Camera nella
Circoscrizione Estero-Europa alle elezioni
politiche del 9-10 Aprile con 5362 voti di
preferenza. Dal 3 giugno fa parte della III
Commissione Affari Esteri e Comunitari ed é
membro del direttivo del gruppo parlamentare
di Forza Italia.
«Sono stanco di venire a lavorare in un
Parlamento dove la maggioranza impedisce un
rapido svolgimento dei lavori».
Dai comunicati stampa che
sistematicamente lancia, traspare una certa
sua impertinenza contro la maggioranza. E’
lo stile della sua politica oppure è dettato
dal fatto che cerca visibilità?
Semplicemente determinato dai
comportamenti della maggioranza che, non
essendo d’accordo su niente, produce solo
dichiarazioni, e provvedimenti di legge che
sono la dimostrazione della mancanza
assoluta di un programma comune.
Eppure, essi si sono presentati con un
librone di 281 pagine ma quando si tratta di
tradurre le parole in leggi ed atti
parlamentari, emergono in tutta la loro
evidenza le divisioni interne che, di fatto,
rallentano l’attività legislativa
penalizzando la metà del Paese.
Tutto questo in un momento in cui il Paese
ha assoluta necessità di riforme. I miei
attacchi sono semplicemente delle prese
d’atto di situazioni paradossali ma dannose
che si stanno verificando dentro e fuori il
Parlamento.
E’ per la bicamerale, quindi la firmerà
volentieri sapendo che c’è un certo favore
anche da parte dell’opposizione.
Le problematiche degli italiani
all’estero meritano una visibilità che, in
questo momento, sono assenti in Parlamento.
Ci sono già degli strumenti parlamentari
come il Comitato per gli italiani all’estero
che devono essere attivati nelle Commissioni
Esteri di entrambi i rami del Parlamento.
L’iniziativa dell’on. Tremaglia di
costituire una Commissione Bicamerale, è
sicuramente lodevole ma non può fermarsi a
rimanere una sterile proposta. E’ necessario
che essa si realizzi e ciò può verificarsi
solo col consenso ed il favore di tutti con
la volontà politica da parte della
maggioranza che, attualmente, conduce i
giochi.
Una firma su una proposta, resta una firma,
un tentativo velleitario fine a sé stesso se
poi non viene realizzata.
Credo che, prima di tutto sia necessario
raggiungere l’accordo politico su quali
debbano essere i compiti e le funzioni di
questa Commissione Bicamerale. Un accordo
tra maggioranza ed opposizione, nel quale
anche il mio appoggio può essere
determinante.
Però, per bocca dell’on. Bucchino, sembra
che questo accordo sia possibile. Egli si è
dichiarato disponibile a prendere seriamente
in considerazione l’ipotesi Bicamerale per
porre fine al perenne “vagare” dei 18 eletti
all’estero.
Anche se ho preso atto che le
dichiarazioni dell’on. Bucchino, vanno in
questa direzione, in questo momento, non mi
risulta esserci un accordo nei gruppi di
maggioranza sulla ipotesi Bicamerale.
Ho letto anche le dichiarazione dell’on.
Bucchino in ordine all’operato del Vice
Ministro Danieli. Dichiarazioni che
confermano anche quanto detto in precedenza
dal mio collega e compagno di partito on.
Salvatore Ferrigno e cioè di non essere mai
stato chiamato dal Vice Ministro Danieli.
Per quanto mi riguarda, ho sempre criticato
la soppressione del Ministero per gli
italiani nel mondo, ma parimenti, non ho
nascosto di lamentare che la nomina di Vice
Ministro con quella delega, doveva essere
appannaggio di un eletto all’estero che, più
di chiunque altro avrebbe potuto rivestire
questo ruolo.
Vi sono autorevoli esponenti della
maggioranza che avrebbero potuto ricoprire
la carica di Vice Ministro, oltre che per la
competenza specifica, anche in base al forte
consenso elettorale conseguito.
Detto questo, devo ammettere che sono deluso
dall’operato del Vice Ministro Danieli in
questi nove mesi di legislatura per gli
italiani all’estero. Dopo nove mesi ancora
non abbiamo una straccio di progetto per
l’organizzazione della presenza italiana
all’estero. Tante parole e promesse ma pochi
fatti. Lo abbiamo anche riscontrato dal
rapporto semestrale presentato da Danieli.
Si parla di legge sulla cittadinanza, di Rai
International ecc.
Prendo atto, per esempio che, in realtà, ad
oggi, non sia stato fatto niente e l’esempio
è la legge sulla cittadinanza. Era un
provvedimento che poteva essere approvato
rapidamente con l’accordo di tutti i gruppi.
Bastava stralciarla da quello sulla
cittadinanza sugli immigrati. Purtroppo, la
volontà della maggioranza è stata quella di
inserirla nel T.U. relativo anche alla
cittadinanza per gli immigrati.
Ravviso un modus operandi teso a portare
avanti iniziative spesso connotate da
personalismi eccessivi non escluso quello
del Vice Ministro Danieli come lamentava
l’on Bucchino.
D’altronde, se un autorevole esponente
dell’Unione eletto all’estero, si scaglia
contro il proprio Vice Ministro, questo è
segno di un malessere che, in questa
coalizione, è presente sin dal giorno della
sua nascita. Si pensi ai provvedimenti in
approvazione alle missioni militari, ai Pacs,
ai DICO, all’operato del governo sulle
liberalizzazioni e tanti altri fatti.
Si occupa molto di politica interna
svincolato dal cliché dell’italiano eletto
all’estero.
E’ indubbio.
Sono stato cooptato nel direttivo del mio
gruppo parlamentare e non solo per dare voce
agli italiani all’estero ma per occuparmi
anche di politica generale italiana in senso
stretto.
D’altronde è un dovere da parte di noi
eletti all’estero, portare avanti iniziative
legislative che riguardano altri ambiti che
vanno ad incidere sulla politica nazionale.
Un provvedimento che beneficia il sistema
paese, beneficerà indirettamente anche gli
italiani all’estero.
Stessa cosa vale per la politica estera,
termometro importante per l’operato della
maggioranza.
Oggi, in Commissione Esteri (8 febbraio)
abbiamo la discussione sul finanziamento
della missione in Afghanistan.
Noi dell’opposizione, teoricamente, non
dovremmo nemmeno prendere la parola perché
sosteniamo il rifinanziamento della missione
senza se e senza ma.
Assisteremo, però, al solito spettacolo
indecoroso di una maggioranza che farà
opposizione contro sé stessa. Francamente,
questo è spiacevole. Sono stanco di venire a
lavorare in un Parlamento dove la
maggioranza impedisce un rapido svolgimento
dei lavori parlamentari. E’ inaccettabile
che la maggioranza si contraddistingua per
incomprensioni interne, discussioni, prese
di posizione e distinguo che sono, in fin
dei conti, lesivi della dignità di chi è in
Parlamento e vuole lavorare per il bene del
Paese.
La nostra posizione è chiara, noi vogliamo
il rifinanziamento della missione. Abbiamo,
invece, qualche perplessità sul Libano
perché ancora non capiamo cosa stiamo
facendo lì oltre al ruolo importante di
pace. Abbiamo qualche riserva soprattutto
sul modo con cui siamo arrivati a questa
missione e sul suo stesso svolgimento.
Non si è avuto riscontro alcuno di quei
monitoraggi delle missioni militari
all’estero che la maggioranza tenne
programmare.
Le missioni umanitarie e militari
dell’Italia all’estero, vengono
continuamente minate da quelli che si dicono
pacifisti ad ogni costo, prescindendo da una
analisi specifica caso per caso.
Anch’io credo nella pace come valore, certo,
ma sono altrettanto consapevole che il mezzo
per realizzarla sia differente da quel
“pacifismo” assoluto dettato dalla sinistra
radicale.
Dalla situazione generale della politica
italiana, cosa si aspetta nel breve periodo?
Mi aspetto che, prima o poi, questa
esperienza di governo, termini.
Non è possibile andare avanti in questo
modo. Anche ieri (7 febbraio) la maggioranza
è andata sotto su provvedimenti che non
erano nemmeno tanto caratterizzati
politicamente. C’è una dinamica dialettica
fortissima all’interno dei gruppi di
maggioranza, questo può solo far presagire
che, su qualche provvedimento, alla fine,
questa esperienza governativa, terminerà.
Neanche la Cdl versa in buone acque però.
Quali gli scenari allora?
Lo scenario futuro non è facile da
prevedere. Per quanto riguarda la Cdl, la
situazione è molto più semplice.
Innanzitutto, non abbiamo tanti attori
protagonisti. Attualmente, solo l’Udc tenta
un distinguo forse soprattutto per la voglia
di visibilità e di protagonismo di uno dei
suoi leaders. Ma sin tanto che non si
minaccia di passare dall’altra parte
dichiarando di voler rispettare il mandato
degli elettori, credo che i neocentristi
siano palesemente schierati nel
centrodestra.
Alla manifestazione di Roma erano presenti,
per esempio, tantissimi elettori dell’Udc,
ed aggiungerei anche qualche moglie di
parlamentare dell’Udc, per cui, mentre nel
centrodestra esiste un sentir comune, un
insieme di valori che identificano una
visione della politica e del mondo che
unisce l’elettorato, a livello di partiti,
abbiamo ancora dei distinguo. Sappiamo,
però, che prima o poi, i partiti dovranno
render conto ai propri elettori e
certificare l’unità di fatto del
centrodestra.
In Italia abbiamo l’unico caso in cui la
sinistra massimalista è al governo. Non
ricordo né nella Spagna di Zapatero, né in
Francia, né in Germania, né in Gran
Bretagna, che vi siano formazioni comuniste
di nome e di fatto, al governo. Credo debba
essere una esperienza che la sinistra
italiana o il centro sinistra italiano debba
superare in fretta per rimettere queste
forze là dove è il loro posto,
all’opposizione.
Alcuni atteggiamenti tenuti dentro e fuori
l’aula da parte della sinistra, sono spesso
lesive della dignità del Parlamento e non
consona alla funzione che ricoprono.
Non si può essere al tempo stesso partito di
lotta e di governo. Non si può andare nelle
piazze a bruciare le bandiere israeliane,
senza contare quelle americane.
Perché si brucia una bandiera israeliana?
C’è forse, a sinistra, un tentativo
antiebraico?
Ciò pone degli interrogativi che è bene che
la sinistra di governo sia netta e chiara
nel condannare.
Il problema è che, siccome la sinistra di
governo, in questo momento, si appoggia su
certi parlamentari facenti parte di quella
frangia radicale, tende a minimizzare certi
atteggiamenti piuttosto che a censurarli.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|