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Con
sentenze penali passate in giudicato non si
può accedere in Parlamento, per esempio l’on.
Sergio D’Elia?
Noi siamo dell’idea che persone condannate
con sentenza passata in giudicato non
debbano essere candidate. E’ un messaggio
che dobbiamo dare al Paese per la formazione
di una classe dirigente migliore. Si rileva
che, sia nella composizione del Parlamento
passato, sia in questo nuovo, c’è una
percentuale importante di deputati che hanno
problemi giudiziari. Non è certo un
messaggio etico positivo per il Paese e
questo a prescindere dal caso D’Elia. Credo
che, di sentenze passate in giudicato, ce ne
siano una quindicina nel centrosinistra ed
una quarantina nel centrodestra. Anche se
attualmente in diminuzione, una cinquantina
in tutto, è una questione importante. Ciò
premesso, il diritto ad essere eletto
parlamentare è un risultato a cui porta il
voto del cittadino italiano. Diventa, però,
meno comprensibile quando, con questa legge
elettorale, sono le segreterie dei partiti a
scegliere le candidature che crede più
opportune. Nel caso dell’on. Sergio D’Elia,
ritengo, sia stato un errore, per il
centrosinistra, aver avallato una proposta
del genere e, pertanto, per quanto riguarda
l’Italia dei Valori, per linea di principio,
siamo dalla parte delle vittime del reato,
non siamo rappresentanti di chi ha
ammazzato.
Come la mettiamo con quanti sono
inquisiti, invece?
La proposta dell’Italia dei Valori
depositata nella scorsa legislatura e
ripresentata anche in questa, è composta da
un solo articolo di due commi. Il primo
prevede che, i condannati con sentenza
definitiva, non possono candidarsi, il
secondo comma prevede che, i rinviati a
giudizio per reati gravi contro la persona e
contro il patrimonio dello Stato, non
possano assumere incarichi di governo a
livello centrale sino alla definizione della
sentenza.
In questo modo non solo si rispetta il
principio di innocenza, ma si rispetta anche
un principio di opportunità per cui, quando
si è sotto processo per un rinvio a
giudizio, è necessario interrompere ogni
incarico e solo dopo la definizione della
sentenza, riprendere le proprie funzioni.
Quando lei è stato attaccato, si è subito
dimesso. Ha dato prova di cosa sia l’etica
come la definisce Leoluca Orlando. Nella
passata legislatura, invece, non c’è stata
nessuna dimissione.
Devo dire che, per me, è stato facile
fare quella scelta perché sapevo di essere
innocente. Al di là della battuta, occorrono
delle norme scritte. E’ questo quello che
manca, altrimenti, all’etica, come al cuore,
non si comanda. Posso solo dire che il buon
esempio, per quanto mi riguarda, io l’ho
dato e mi rammarico che altri non si
comportino parimenti.
L’IdV a quali patiti si sente più affine?
L’Italia dei Valori è anch’essa uno
strumento, un partito che perora la sua
politica curando il passaggio dalla
coalizione elettorale alla coalizione
programmatica, non vi è dubbio. Mi rendo
conto della delicatezza della domanda e
della risposta. Ci viene un dubbio e cioè
che gli attuali schieramenti soffrano troppo
le ragioni elettorali. Sono stati assortiti
e messi insieme, troppo spesso, dei partiti
che hanno un progetto programmatico diverso
o quantomeno parzialmente diverso. Allora,
adesso che siamo fuori della campagna
elettorale, la cosa che possiamo fare, è
quella di rapportarci raccordandoci con
tutte quelle forze politiche, culturali e
sociali che hanno messo insieme una linea
programmatica.
Questo non vuol dire abolire il bipolarismo
ma significa lavorare oggi per superare e
per ridisegnare il sistema delle alleanze di
domani affinché nel sistema bipolare, ci
siano proposte omogenee sul piano
programmatico.
E’ una eresia affermare che la demarcazione
della politica ormai non c’è più tra i due
poli?
E’ un dato di fatto. Il modello liberal
democratico è basato da una parte sulla
libera concorrenza, dall’altra sul rispetto
di una solidarietà sociale che impone di non
abbandonare i soggetti più deboli.
E’ un modello che si è affermato nella
globalizzazione delle coscienze. In questa
ottica, la differenza tra centrosinistra e
centrodestra, di fatto, sta andando verso
una differenza programmatica abbandonando le
differenze ideologiche.
L’unico sistema per governare non è quello
di attuare il programma avversario per
rendere nulla ogni opposizione?
Si deve fare ciò che i cittadini
ritengono giusto e, comunque, ciò che il
governo ritiene giusto fare nell’interesse
della collettività.
In questa ottica, credo che il ruolo che il
centrosinistra abbia dato una grande
dimostrazione di coerenza attuando
provvedimenti di liberalizzazione del
mercato che ridanno competitività, che
ridanno spazio alla libera concorrenza.
Noi del centrosinistra, abbiamo dimostrato
di avviarci al superamento dello sbarramento
ideologico.
Da uno a dieci, che posto occupa L’IdV in
questo governo?
Onestamente, l’Italia dei valori, in
questo momento, è un soggetto politico in
fase di valutazione. Noi, oggi, abbiamo
vinto perché i cittadini ci hanno dato per
una forza in crescita.
La fiducia dei cittadini la conquistiamo
giorno dopo giorno perché affrontiamo i temi
cruciali del paese prescindendo dal colore
politico dello schieramento d’appartenenza e
stando attenti all’interesse della
collettività.
Non è proprio cambiato niente dall’epoca di
mani pulite?
Vede, questa è corruzione delle
coscienze.
E’ vero, come è vero, che ci sono casi di
malcostume, ma è anche vero che si può
resistere.
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