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Non
ho un partito, non ho mai fatto una
manifestazione, negli anni settanta era
un bambino, ma a Vicenza ci sarò. Ci
vado perché sono arrabbiato con il
governo. Credo che i cittadini di
Vicenza abbiano il diritto di parola sul
Dal Molin. Si tratta di un progetto che
inciderà sulla loro qualità della vita
per decenni, e non può essere imposto
dall'alto. Vado a Vicenza perché ho
fiducia. Credo che il governo e le
autorità americane possano ancora
trovare una soluzione, e abbiano il
dovere di farlo. L'unica cosa che non
possono fare è ignorare la volontà dei
cittadini. Vado a Vicenza perché sono
solidale. Penso che la battaglia di
quella comunità riguarda anche me. E
Vicenza è un ottima opportunità per far
capire alla politica che deve fare i
conti con la società civile non solo il
giorno delle elezioni. Vado a Vicenza
perché rifiuto la violenza come
strumento per fare politica.
Sono contro il terrorismo di ogni fede e
colore, e credo nella forza pacifica ed
intelligente della democrazia come unica
fonte di progresso. Vado a Vicenza
perché ho paura. La folle teoria della
guerra preventiva ha generato uno stato
di guerra permanente. Le guerre si
susseguono a ritmi vertiginosi, e il
mondo è travolto da una spirale d'odio
terrificante e senza sbocchi. Vado a
Vicenza perché esigo coerenza. La nostra
Costituzione dice che L'Italia ripudia
la guerra come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali. E
credo che tale principio sia
incompatibile con la politica estera di
Bush. E vado a Vicenza perché credo che
da queste manifestazioni possa nascere
una politica nuova. Al corteo
parteciperanno tanti militanti. Ma anche
cittadini come me, senza passato, ma con
tanta voglia di costruire un futuro
migliore.
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