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Provare
a scrivere qualcosa su quello che sta
accadendo tra i vari palazzi del potere
nostrano è impresa ardua. Le
dichiarazioni si rincorrono minuto per
minuto, tutti hanno da dire, auspicare e
minacciare qualcosa e qualche altra
catastrofe. Molti alla ricerca di un
espediente costituzionale da poter
tirare fuori da qualche manica, come un
asso, per arginare alla crisi politica,
evitando le elezioni anticipate.
Elezioni che ad oggi, sarebbero
difficili immaginare, perché se prima
eravamo davanti ad un paese diviso, oggi
siamo di fronte ad un paese confuso, da
tante promesse non mantenute, da
atteggiamenti contrastanti, da cattolici
mascherati da Zapatero. Quando le scelte
passano per il fragile gioco
dell’equilibrio ed i venti sono contrari
e minacciosi è sempre difficile rimanere
in piedi. Sabato a Vicenza contro la
guerra e martedì in aula a votare la
replica del Ministro degli Esteri,
decretando la fine del governo Prodi,
smascherando la debolezza di tutte le
parti in gioco. Massimo d’Alema sicuro
di sé non ha mancato di darsi la zappa
sui piedi, cercando di mettere in
evidenza la forte differenza in tema di
politica estera rispetto ai suoi
predecessori, affermazioni che hanno
allontanato i consensi di una parte
indecisa dell’opposizione, invece che
avvicinarli. Un peccato di superbia
pagato a caro prezzo.
I “prodi”
senatori sconfitti per 2 voti. Con chi
prendersela? con quei poveri senatori a
vita che loro malgrado, oltre agli
affanni dell’età, devono sostenere
l’ingiuria di mantenere in equilibrio le
maggioranze di governo? C’è poco da fare
o da sperare… "Da bambini, si usava la
celebre "Coccoina", la colla con il
pennellino. Ecco, se qualcuno pensa di
ripresentare un Governo tenuto insieme
con il pennellino della Coccoina, temo
che rischi di andare incontro a brutte
sorprese", così profetizzava Daniele
Capezzone della Rosa nel pugno.
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