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condanna per Cesare Previti. Il
parlamentare di Forza Italia è stato
punito dalla terza sezione della corte
d'appello di Milano con un anno e mezzo
di carcere per il caso Lodo Mondadori,
nel quale era alla sbarra accusato di
corruzione. Nello stesso procedimento
sono stati condannati ad un anno e mezzo
Giovanni Acampora e Attilio Pacifico,
mentre Vittorio Metta ha incassato due
anni e otto mesi.
Il
processo Lodo Mondadori era inizialmente
collegato a quello Imi-Sir. Al termine
del procedimento di secondo grado gli
imputati furono condannati per il caso
Imi-Sir e assolti per quello Lodo
Mondadori. Quando la pratica arrivò al
vaglio della Cassazione, i Supremi
Giudici confermarono il verdetto di
condanna Imi-Sir e respinsero quello
Mondadori d'assoluzione perché
contenente "conclusioni superficiali e
manifestamente illogiche". I Magistrati
di Piazza Cavuor decisero quindi la
riapertura del processo di secondo
grado, quello che si è concluso ieri, ma
solo per la parte relativa al caso Lodo
Mondadori.
Previti, Acampora e Pacifico erano stati
già condannati a sei anni in via
definitiva per il caso Imi-Sir, mentre
Vittorio Metta era stato punito con
cinque anni.
"Cesare Previti è sorpreso per questa
decisione scorretta - ha reso noto
l'avvocato Giorgio Perroni riferendosi
all'ultimo verdetto - confidiamo di
ribaltare questa sentenza in Cassazione.
In questa causa non c'è la prova di
nulla. E soprattutto non c'è stata
l'acquisizione di nuove prove che
avrebbero dimostrato l'innocenza".
Sul fronte politico, si è invece
espressa l'Italia dei Valori, che è
tornata a chiedere alla Giunta delle
elezioni di concludere definitivamente
la procedura attraverso la quale si
dovrà escludere Previti dal Parlamento.
"Fino ad oggi, molte sono state le
pressioni per accelerare il procedimento
sulla decadenza di Previti alla Camera,
altrettante, e forse maggiori, quelle
finalizzate al rallentamento della
procedura - ha dichiarato Emma
Evangelisti - bisogna, invece, prestare
la massima attenzione alla questione,
soprattutto in seguito a questa
sentenza. La decisione dei giudici di
Milano non è da discutere. C’è solo da
considerare il dato di fatto che essa
rappresenta e le conseguenze che la
stessa comporta".
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