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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 26 FEBBRAIO 2007
Il delitto perfetto

Stefano Santachiara

Un ultimatum non richiesto dal Capo del governo, la solita retorica dell'unità per recitare la parte del martire, e un voto senza fiducia in cui l'unico a rischiare sarebbe stato il governo Prodi. Due signori immolati al momento giusto in pasto ai media con le bandierine anti-americane per poter additare la famigerata "sinistra radicale", mentre colui che ha tolto e definitivamente l'appoggio all'esecutivo, quel De Gregorio ex forzista eletto con l'Italia dei Valori, si era defilato per tempo. Dipinti come decisivi complici tre astenuti, i senatori a vita Cossiga, Andreotti e Pininfarina su cui al contrario non si era mai basata la maggioranza (158 voti all'origine, con De Gregorio e Pallaro, più i 4 senatori a vita Montalcini, Colombo, Scalfaro e Ciampi), utili per dimostrare gli effetti nefasti del mancato colpo di spugna sugli 007 sotto processo per il sequestro di Abu Omar, dei propositi laicisti e della temibile politica redistributrice dei redditi che ha osato ritoccare le aliquote Irpef per gli over 70mila euro.

 

E' il delitto perfetto, col suo martire, i suoi colpevoli, gli indirizzi programmatici da (non) seguire. Resta solo da capire quando sarà datato. Lo scopo è neutralizzare le riforme previste nel programma dell'Unione, in particolare su Giustizia e Informazione, ancora inattuate e in fase di discussione. Ed infatti, nel dodecalogo frutto di "trattative" con autorevoli esponenti del centrosinistra, i punti fermi sono quelli assenti: l'abbattimento delle leggi-vergogna, l'approvazione della legge Gentiloni e di una seria norma (incandidabilità per chi non vende le televisioni) sul conflitto d'interessi, le riforme della Giustizia per la certezza della pena e la durata dei processi, la lotta all'evasione e al precariato, la prosecuzione delle liberalizzazioni anche nei settori chiave dell'energia e dei trasporti. Tutti invece saranno ancora impegnati a scannarsi sulle clamorose priorità dei "Dico" e delle prossime Vicenza, in modo tale da sfornare alibi e colpevoli a getto continuo. Mercoledì si saprà se i tempi per la caduta sono giù maturi, come sostiene Carlo Rossella, che ieri ha ricordato la famosa conta del '98, o invece, come profetizzava Dell'Utri in un'intervista al Corriere in cui abbracciava ancora una volta Massimo D'Alema, certe cose non vanno fatte a "cadavere caldo". E se lo dice un condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, c'è da credergli. C'è chi come Rutelli ha tentato di evitare l'harakiri, chiedendo fosse posta la questione di fiducia, e poi, mentre già sibilavano le richieste di voto anticipato (perché nessuno propone di ri-eleggere solo il Senato, dove una manovra parlamentare sta affondando la maggioranza, pur risicata, uscita dal voto?) e di governissimi, cercando di rafforzare l'Unione con l'invito all'ex Udc Follini. Ma i pochi pompieri devono fare i conti coi tanti parlamentari vicini a chi non cessa un istante di colpevolizzare "certa sinistra", mentre è sempre molto amato da certa "destra", berlusconiana.
"Disse che Mediaset è un patrimonio del Paese", gli ha rammentato Confalonieri, "la Bicamerale è un discorso interrotto da riprendere" gli ricorda amorevolmente Dell'Utri, mentre fosse per Giuliano Ferrara siederebbe al Quirinale. Un amore corrisposto, come ha rivelato anche Violante col suo discorso alla Camera nel 2003: "Vi è stata data garanzia piena, già dal 1994, lo sa lei e lo sa l'onorevole Letta, che non sarebbero state toccate le tv". E, come insegna Dell'Utri, certi patti sono per sempre.

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