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Dunque la
notizia “buona” è che Prodi avrà il voto di
Giulio Andreotti pienamente soddisfatto dal
dodecalogo da dove sono spariti “i matrimoni
tra omosessuali” e la discontinuità con il
precedente governo in politica estera. A ben
vedere è sparita la discontinuità, che pure
non si era mai palesemente concretizzata,
tout court: dalla giustizia alla risoluzione
del conflitto di interessi e cioè dalle
leggi vergogna che rimangono saldamente a
presidiare l’impunità dell’ex presidente del
consiglio e dei suoi numerosi congiunti in
senso processuale, ad una sedicente legge
sul conflitto di interessi di cui è relatore
Violante che non prevede alcuna
ineleggibilità e lascia il conflitto di chi
è concessionario radiotelevisivo
sostanzialmente immutato.
La notizia “cattiva” è che non avrà il voto
di Francesco Cossiga. Su Libero, che incarna
pienamente la moderazione e la misura del
“presidente emerito”, il senatore a vita più
“imprevedibile” ha riversato tutta la sua
velenosità di ultraottuagenario affetto da
ansia di protagonismo contro una maggioranza
“in mano agli amici delle brigate rosse”.
Entro la
forbice della “buona” e della “cattiva
notizia” sta tutta la tristezza di questa
crisi, la meschinità di questa maggioranza
dove è diventato sempre più difficile
scegliere o identificarsi nella parte
riformista piuttosto che in quella radicale,
e la inadeguatezza di una classe politica
arrivata oltre la caricatura. Alla Banda
Bassotti è succeduta l’armata Brancaleone
preoccupata solo, nella sua leadership, di
garantirsi i posti fissi nei salotti
televisivi saldamente controllati dai
partiti e di apparire in ogni segmento del
palinsesto televisivo, mentre la qualità
dell’informazione non è migliorata
minimamente e i TG continuano ad essere
vetrine e passerelle di politici che non
hanno niente da dire o cassa di risonanza
per gossip o pubblicità varia invece che
fare informazione e raccontare i fatti. Poi
di tanto in tanto il Governo che non ha
fatto nulla per modificare qualcosa nel
servizio pubblico (Romano Prodi che aveva
tentato di arginare determinate nomine è
stato immediatamente stoppato dagli stati
maggiori dei DS e della Margherita) ha
lamentato “difetti di comunicazione” e
“scarsa capacità” nel riuscire a comunicare
ai cittadini, per esempio, gli obiettivi e
le priorità della finanziaria.
Al di là della rissosità, del protagonismo e
delle sterili polemiche tra sinistra
radicale e sinistra riformista il tema della
discontinuità con il precedente governo e la
sua concreta attuazione avrebbe dovuto
essere una priorità dell’attuale maggioranza
di centro sinistra e lo sarebbe stato in
qualsiasi paese normale con un sistema
tendenzialemente bipolare.
A maggior ragione dopo cinque anni di un
governo che ha lasciato il paese in
ginocchio. Purtroppo non solo il paese, ma
come dice Benigni anche il governo che gli è
succeduto che “non è caduto perché è sempre
stato in ginocchio”.
La riprova è nelle “soluzioni” che si
prospettano per questa crisi.
Marcello Dell’Utri in perfetta consonanza
con il dalemiano “eretico” Peppino
Caladarola ha una ricetta non proprio nuova
ma sempre “fresca”: quattro anni con Silvio
e Massimo a braccetto riprendendo la
corrispondenza di amorosi sensi mai
interrotta e nata con la sempre rimpianta
bicamerale.
Bisogna solo temporeggiare un po’, aspettare
che le cose si appianino, magari rabberciare
l’attuale maggioranza per qualche mese, poi
andare ad una crisi vera ed irreversibile ed
essere pronti con un bel governo di larghe
intese. Asse portante del nuovo governo di
larghe intese o “larghe imprese” come una
volta con lapsus meraviglioso Lamberto Dini
definì il vagheggiato governo Maccanico,
DS-Margherita o perché no, il neonato
Partito Democratico- Forza Italia.
Governo ovviamente stabile che dovrebbe
durare l’intera legislatura, un tempo utile
per fare tutte le riforme “irrinunciabili”
per il paese, incluse ovviamente una finta
legge su conflitto di interessi e riassetto
televisivo irrinunciabili per Silvio
Berlusconi, e che in quattro anni darebbe il
tempo di far decantare i legittimi furori
dei rispettivi elettorati, usi peraltro ad
ingoiare praticamente tutto.
Chissà cosa ne pensa Giulio Andreotti?
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