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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 FEBBRAIO 2007
Pensiero stupendo

Daniela Gaudenzi

Dunque la notizia “buona” è che Prodi avrà il voto di Giulio Andreotti pienamente soddisfatto dal dodecalogo da dove sono spariti “i matrimoni tra omosessuali” e la discontinuità con il precedente governo in politica estera. A ben vedere è sparita la discontinuità, che pure non si era mai palesemente concretizzata, tout court: dalla giustizia alla risoluzione del conflitto di interessi e cioè dalle leggi vergogna che rimangono saldamente a presidiare l’impunità dell’ex presidente del consiglio e dei suoi numerosi congiunti in senso processuale, ad una sedicente legge sul conflitto di interessi di cui è relatore Violante che non prevede alcuna ineleggibilità e lascia il conflitto di chi è concessionario radiotelevisivo sostanzialmente immutato.
La notizia “cattiva” è che non avrà il voto di Francesco Cossiga. Su Libero, che incarna pienamente la moderazione e la misura del “presidente emerito”, il senatore a vita più “imprevedibile” ha riversato tutta la sua velenosità di ultraottuagenario affetto da ansia di protagonismo contro una maggioranza “in mano agli amici delle brigate rosse”.

 

Entro la forbice della “buona” e della “cattiva notizia” sta tutta la tristezza di questa crisi, la meschinità di questa maggioranza dove è diventato sempre più difficile scegliere o identificarsi nella parte riformista piuttosto che in quella radicale, e la inadeguatezza di una classe politica arrivata oltre la caricatura. Alla Banda Bassotti è succeduta l’armata Brancaleone preoccupata solo, nella sua leadership, di garantirsi i posti fissi nei salotti televisivi saldamente controllati dai partiti e di apparire in ogni segmento del palinsesto televisivo, mentre la qualità dell’informazione non è migliorata minimamente e i TG continuano ad essere vetrine e passerelle di politici che non hanno niente da dire o cassa di risonanza per gossip o pubblicità varia invece che fare informazione e raccontare i fatti. Poi di tanto in tanto il Governo che non ha fatto nulla per modificare qualcosa nel servizio pubblico (Romano Prodi che aveva tentato di arginare determinate nomine è stato immediatamente stoppato dagli stati
maggiori dei DS e della Margherita) ha lamentato “difetti di comunicazione” e “scarsa capacità” nel riuscire a comunicare ai cittadini, per esempio, gli obiettivi e le priorità della finanziaria.

Al di là della rissosità, del protagonismo e delle sterili polemiche tra sinistra radicale e sinistra riformista il tema della discontinuità con il precedente governo e la sua concreta attuazione avrebbe dovuto essere una priorità dell’attuale maggioranza di centro sinistra e lo sarebbe stato in qualsiasi paese normale con un sistema tendenzialemente bipolare.
A maggior ragione dopo cinque anni di un governo che ha lasciato il paese in ginocchio. Purtroppo non solo il paese, ma come dice Benigni anche il governo che gli è succeduto che “non è caduto perché è sempre stato in ginocchio”.
La riprova è nelle “soluzioni” che si prospettano per questa crisi.
Marcello Dell’Utri in perfetta consonanza con il dalemiano “eretico” Peppino Caladarola ha una ricetta non proprio nuova ma sempre “fresca”: quattro anni con Silvio e Massimo a braccetto riprendendo la corrispondenza di amorosi sensi mai interrotta e nata con la sempre rimpianta bicamerale.
Bisogna solo temporeggiare un po’, aspettare che le cose si appianino, magari rabberciare l’attuale maggioranza per qualche mese, poi andare ad una crisi vera ed irreversibile ed essere pronti con un bel governo di larghe intese. Asse portante del nuovo governo di larghe intese o “larghe imprese” come una volta con lapsus meraviglioso Lamberto Dini definì il vagheggiato governo Maccanico, DS-Margherita o perché no, il neonato Partito Democratico- Forza Italia.

Governo ovviamente stabile che dovrebbe durare l’intera legislatura, un tempo utile per fare tutte le riforme “irrinunciabili” per il paese, incluse ovviamente una finta legge su conflitto di interessi e riassetto televisivo irrinunciabili per Silvio Berlusconi, e che in quattro anni darebbe il tempo di far decantare i legittimi furori dei rispettivi elettorati, usi peraltro ad ingoiare praticamente tutto.
Chissà cosa ne pensa Giulio Andreotti?

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Daniela Guadenzi

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