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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 GENNAIO 2006
Via Craxi
Stefano Santachiara

Ci sono riusciti. Alla fine anche Prodi ha pronunciato la fatidica frase: "Sarebbe giusto se dedicassero, per esempio a Sigonella, una Via a Craxi". Anche ammesso che l'episodio cui si fa riferimento sia da considerare positivo, secondo questa logica andrebbe intitolata in quel di Sabaudia una Via a Benito Mussolini in onore della bonifica dell'Agro Pontino.
Il giudizio storico politico complessivo viene determinato dagli eventi fondamentali, dalle priorità, e non dalle tante piccole azioni compiute. In questi giorni con grande sprezzo del ridicolo Cazzola su "Il Foglio" ha paragonato Craxi a Mazzini, mentre Carlo Giovanardi biascicava che l'ex segretario del Psi morto latitante in Tunisia meriterebbe una Via venti volte più di un Gramsci, morto nelle galere del Fascismo per le sue idee. Per Sebastiano Messina di Repubblica, poi, Prodi sarebbe stato astuto perché scegliendo Sigonella, che è una base Nato senza strade, avrebbe schivato l'ira di Di Pietro e dei socialisti. Come fosse un loro affare privato, un singolar tenzone.

Eppure un giornalista dovrebbe sapere che Bettino Craxi, in nome del popolo italiano, è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito nella vicenda delle tangenti della metropolitana milanese; più 3 anni in appello per la maxitangente Enimont, 5 anni e 5 mesi in primo grado per le bustarelle dell'Enel, 5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione. Il tesoro di Craxi è stato quantificato in 50 miliardi sui conti svizzeri Northern Holding e Constellation Financière, più quelli (mai visti né calcolati) bloccati a Hong Kong perché quello Stato non ha mai risposto alle rogatorie.

Quando Craxi era potentissimo è stato combattuto inutilmente dalla sinistra lombardiana del suo partito e dal Pci di Enrico Berlinguer, e anche se in misura minore dai Repubblicani di Spadolini e dalla Sinistra democristiana vicina a Prodi. I loro eredi, invece, sono affetti da una strana sindrome di Stendhal. L'adorazione di Craxi da parte dell'attuale gruppo dirigente del centrosinistra prescinde dalle umiliazioni patite (dal rifiuto opposto ai Ds di entrare nel Psoe alla chiamata di correo per tutti i parlamentari, fino alle reiterate accuse da Hammamet) e continua prima, dopo e anche durante lo scoppio di Tangentopoli (tranne qualche politico meno lungimirante e più trasparente come Rutelli, che augurò a Craxi di saggiare "il rancio nelle patrie galere") in modi comprensibilmente differenti: dal salvataggio segreto operato in aula nel 1993, quando una maggioranza trasversale negò l'autorizzazione a procedere per Bettino, alle proposte di speciali "salvacondotti" fino ai funerali di Stato proposti dall'allora premier Massimo D'Alema, quando erano già definitive le condanne ma anche lontana l'indignazione dei cittadini. Lo stesso vale per Berlusconi, che fa il pieno di insulti e calunnie ("brogli dei comunisti", "coop rosse legate alla Camorra", "finanziamenti del Pci-Pds ricevuti dall'Unione Sovietica cancellati dall'amnistia", "tangente incassata da Prodi per la Sme" ect) ricevendo in dono l'altra guancia del centrosinistra. Nessuno ha mai ricordato, per esempio, che è il braccio destro di Berlusconi ad essere stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, che era la sua azienda a pagare tangenti alla Guardia di Finanza (condannato il dirigente di Fininvest Sciascia), che è stato Berlusconi a lavare con l'amnistia il reato di falsa testimonianza e a salvarsi con la prescrizione in diversi processi tra cui lo Sme Ariosto dove è stato riconosciuto colpevole di aver tenuto a libro paga l'ex Gip romano Squillante. In compenso hanno
legittimato e innalzato al Rango di Padre Costituente con la Bicamerale chi non riconosce neppure la vittoria elettorale di Prodi, hanno votato assieme alla Casa delle Libertà leggi che hanno depotenziato gli strumenti di d'indagine della magistratura e aumentato le guarentigie dei colletti bianchi, e continuano a ignorare tuttora la legge Scelba del '57 sull'ineleggibilità dei titolari di pubbliche concessioni, le due sentenze della Corte Costituzionale che impongono di ridurre da 3 a 2 le reti Mediaset e tutte le leggi vergogna ancora in vigore. Ricatti, convenienze reciproche, scarso coraggio? Sicuramente inciuci, come ha ammesso Violante alla Camera nel 2003:"E' stata data garanzia piena, sino dal '94, a Berlusconi e Letta che non sarebbero state toccate le tv". Di più, su responsabilità specifiche dirette e indirette, e relative contropartite, non è dato sapere. E' apparentemente inspiegabile invece che una forza politica accetti di perdere voti per magnificare un leader morto in latitanza ancor oggi identificato come simbolo della corruzione della Prima Repubblica. Dopo somma riflessione nel 2005 il segretario Piero Fassino è arrivato alla conclusione che "Craxi aveva ragione e Berlinguer torto". Per la vulgata corrente, infatti, sarebbe stato un grande modernizzatore.

 

Durante il governo Craxi la spesa pubblica e il debito crebbero a dismisura, non furono avviate nè privatizzazioni né liberalizzazioni, i socialisti occuparono il carrozzone delle partecipazioni statali e quote di potere ovunque, dalle banche ai media, in modo sproporzionato rispetto alla stessa Dc che aveva il doppio dei voti. Senza contare l'avversione per il Parlamento, la guerra alla stampa libera e alla magistratura, e le frequentazioni con Licio Gelli, Calvi e altri piduisti, il decisivo contributo a suon di decreti all'ascesa dell'amico Silvio Berlusconi in barba ad ogni antitrust e l'invito agli elettori ad andare al mare in occasione del referendum sul maggioritario. Tutto molto moderno, comprese le due condanne definitive che il giudice supremo Caldarola considera frutto "di un accanimento giudiziario". La via italiana al riformismo: il prossimo passo sarà l'intitolazione del Partito Democratico? Ovviamente non ci sarà nessuna operazione verità, così come non è per la gioia dell'ancor discreta truppa di reduci riciclati la proposta di "Via ad honorem". E' invece una cartina di tornasole formidabile, la prova
sullo stato degli anticorpi degli onesti, che in Italia sono una maggioranza sempre più silenziosa e assuefatta. Se tutto tace, non c'è più alcuna vergogna, tutto diventa lecito. Anche dire che la morale è una "zavorra", oppure che "ci sono mascalzoni e brave persone tra i giudici e tra i ladri". Proprio cosi. I tanti evasori, corrotti e corruttori, rappresentati anche in Parlamento, sono una specie di Robin Hood: rubano agli italiani per portare i denari anche nei paesi poveri. Ma sempre sui loro conti esteri.

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