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Ci
sono riusciti. Alla fine anche Prodi ha
pronunciato la fatidica frase: "Sarebbe
giusto se dedicassero, per esempio a
Sigonella, una Via a Craxi". Anche
ammesso che l'episodio cui si fa
riferimento sia da considerare positivo,
secondo questa logica andrebbe
intitolata in quel di Sabaudia una Via a
Benito Mussolini in onore della bonifica
dell'Agro Pontino.
Il giudizio storico politico complessivo
viene determinato dagli eventi
fondamentali, dalle priorità, e non
dalle tante piccole azioni compiute. In
questi giorni con grande sprezzo del
ridicolo Cazzola su "Il Foglio" ha
paragonato Craxi a Mazzini, mentre Carlo
Giovanardi biascicava che l'ex
segretario del Psi morto latitante in
Tunisia meriterebbe una Via venti volte
più di un Gramsci, morto nelle galere
del Fascismo per le sue idee. Per
Sebastiano Messina di Repubblica, poi,
Prodi sarebbe stato astuto perché
scegliendo Sigonella, che è una base
Nato senza strade, avrebbe schivato
l'ira di Di Pietro e dei socialisti.
Come fosse un loro affare privato, un
singolar tenzone.
Eppure un giornalista dovrebbe sapere
che Bettino Craxi, in nome del popolo
italiano, è stato condannato in via
definitiva a 5 anni e 6 mesi per
corruzione nel processo Eni-Sai e a 4
anni e 6 mesi per finanziamento illecito
nella vicenda delle tangenti della
metropolitana milanese; più 3 anni in
appello per la maxitangente Enimont, 5
anni e 5 mesi in primo grado per le
bustarelle dell'Enel, 5 anni e 9 mesi in
appello per il Conto Protezione. Il
tesoro di Craxi è stato quantificato in
50 miliardi sui conti svizzeri Northern
Holding e Constellation Financière, più
quelli (mai visti né calcolati) bloccati
a Hong Kong perché quello Stato non ha
mai risposto alle rogatorie.
Quando Craxi era potentissimo è stato
combattuto inutilmente dalla sinistra
lombardiana del suo partito e dal Pci di
Enrico Berlinguer, e anche se in misura
minore dai Repubblicani di Spadolini e
dalla Sinistra democristiana vicina a
Prodi. I loro eredi, invece, sono
affetti da una strana sindrome di
Stendhal. L'adorazione di Craxi da parte
dell'attuale gruppo dirigente del
centrosinistra prescinde dalle
umiliazioni patite (dal rifiuto opposto
ai Ds di entrare nel Psoe alla chiamata
di correo per tutti i parlamentari, fino
alle reiterate accuse da Hammamet) e
continua prima, dopo e anche durante lo
scoppio di Tangentopoli (tranne qualche
politico meno lungimirante e più
trasparente come Rutelli, che augurò a
Craxi di saggiare "il rancio nelle
patrie galere") in modi
comprensibilmente differenti: dal
salvataggio segreto operato in aula nel
1993, quando una maggioranza trasversale
negò l'autorizzazione a procedere per
Bettino, alle proposte di speciali
"salvacondotti" fino ai funerali di
Stato proposti dall'allora premier
Massimo D'Alema, quando erano già
definitive le condanne ma anche lontana
l'indignazione dei cittadini. Lo stesso
vale per Berlusconi, che fa il pieno di
insulti e calunnie ("brogli dei
comunisti", "coop rosse legate alla
Camorra", "finanziamenti del Pci-Pds
ricevuti dall'Unione Sovietica
cancellati dall'amnistia", "tangente
incassata da Prodi per la Sme" ect)
ricevendo in dono l'altra guancia del
centrosinistra. Nessuno ha mai
ricordato, per esempio, che è il braccio
destro di Berlusconi ad essere stato
condannato in primo grado per concorso
esterno in associazione mafiosa, che era
la sua azienda a pagare tangenti alla
Guardia di Finanza (condannato il
dirigente di Fininvest Sciascia), che è
stato Berlusconi a lavare con l'amnistia
il reato di falsa testimonianza e a
salvarsi con la prescrizione in diversi
processi tra cui lo Sme Ariosto dove è
stato riconosciuto colpevole di aver
tenuto a libro paga l'ex Gip romano
Squillante. In compenso hanno
legittimato e innalzato al Rango di
Padre Costituente con la Bicamerale chi
non riconosce neppure la vittoria
elettorale di Prodi, hanno votato
assieme alla Casa delle Libertà leggi
che hanno depotenziato gli strumenti di
d'indagine della magistratura e
aumentato le guarentigie dei colletti
bianchi, e continuano a ignorare tuttora
la legge Scelba del '57
sull'ineleggibilità dei titolari di
pubbliche concessioni, le due sentenze
della Corte Costituzionale che impongono
di ridurre da 3 a 2 le reti Mediaset e
tutte le leggi vergogna ancora in
vigore. Ricatti, convenienze reciproche,
scarso coraggio? Sicuramente inciuci,
come ha ammesso Violante alla Camera nel
2003:"E' stata data garanzia piena, sino
dal '94, a Berlusconi e Letta che non
sarebbero state toccate le tv". Di più,
su responsabilità specifiche dirette e
indirette, e relative contropartite, non
è dato sapere. E' apparentemente
inspiegabile invece che una forza
politica accetti di perdere voti per
magnificare un leader morto in latitanza
ancor oggi identificato come simbolo
della corruzione della Prima Repubblica.
Dopo somma riflessione nel 2005 il
segretario Piero Fassino è arrivato alla
conclusione che "Craxi aveva ragione e
Berlinguer torto". Per la vulgata
corrente, infatti, sarebbe stato un
grande modernizzatore.
Durante il governo Craxi la spesa
pubblica e il debito crebbero a
dismisura, non furono avviate nè
privatizzazioni né liberalizzazioni, i
socialisti occuparono il carrozzone
delle partecipazioni statali e quote di
potere ovunque, dalle banche ai media,
in modo sproporzionato rispetto alla
stessa Dc che aveva il doppio dei voti.
Senza contare l'avversione per il
Parlamento, la guerra alla stampa libera
e alla magistratura, e le frequentazioni
con Licio Gelli, Calvi e altri piduisti,
il decisivo contributo a suon di decreti
all'ascesa dell'amico Silvio Berlusconi
in barba ad ogni antitrust e l'invito
agli elettori ad andare al mare in
occasione del referendum sul
maggioritario. Tutto molto moderno,
comprese le due condanne definitive che
il giudice supremo Caldarola considera
frutto "di un accanimento giudiziario".
La via italiana al riformismo: il
prossimo passo sarà l'intitolazione del
Partito Democratico? Ovviamente non ci
sarà nessuna operazione verità, così
come non è per la gioia dell'ancor
discreta truppa di reduci riciclati la
proposta di "Via ad honorem". E' invece
una cartina di tornasole formidabile, la
prova
sullo stato degli anticorpi degli
onesti, che in Italia sono una
maggioranza sempre più silenziosa e
assuefatta. Se tutto tace, non c'è più
alcuna vergogna, tutto diventa lecito.
Anche dire che la morale è una
"zavorra", oppure che "ci sono
mascalzoni e brave persone tra i giudici
e tra i ladri". Proprio cosi. I tanti
evasori, corrotti e corruttori,
rappresentati anche in Parlamento, sono
una specie di Robin Hood: rubano agli
italiani per portare i denari anche nei
paesi poveri. Ma sempre sui loro conti
esteri.
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