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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 11 GENNAIO 2006
Le Riforme dei riformisti
Stefano Santachiara

Tutto questo gran parlare di fase 2 e di riformismo inattuato può aver indotto in errore osservatori ed elettori. Il Ministro per le riforme Giulio Santagata ha subito chiarito che non si tratta di applicare il programma elettorale nella parte riguardante la cancellazione delle leggi vergogna, cui dobbiamo la devastazione della Giustizia italiana a tutto danno delle vittime e della comunità.

Per quei cambiamenti, relativi ai settori più cari a Berlusconi, non c'è fretta. Al contrario a fine luglio hanno trovato il tempo per approvare, senza una riflessione approfondita richiesta da tutti gli addetti ai lavori, un indulto extralarge che ha salvato altri criminali in colletto bianco e non ha svuotato le carceri sovraffollate di “povericristi”, immigrati senza permesso e tossicodipendenti riarrestati in virtù della Bossi-Fini e della legge sulle droghe leggere tuttora in vigore.

La depenalizzazione del falso in bilancio nel paese dei crac Parmalat e Cirio è l’esatto opposto della legislazione americana, che ha inasprito le pene per i reati societari e da sempre colpisce in modo implacabile gli evasori, considerati ladri che danneggiano l’intera comunità peggiorando il livello dei servizi (Scuola, Sanità, Polizia, Trasporti) e penalizzando i contribuenti onesti. In Italia, invece, i riformisti dalle ignote riforme dicono no “al furore ideologico di chi considera l’evasore un ladro” in strana sintonia col capo dell’opposizione e dell’evasione. Divertente anche la perseguibilità del falso in bilancio a querela di uno dei soci: come ricorda il giudice Davigo è come se per il “furto ci si rimettesse alla querela del ladro”.

Per comprendere la violazione della parità tra Accusa e Difesa e incenerire la legge Pecorella che rende inappellabili le sentenze di proscioglimento le menti del centrosinistra necessitano della dichiarazione di incostituzionalità timbrata dalla Consulta. Il problema prioritario, spiegava al Foglio solo qualche mese fa la capogruppo dell’Ulivo in Senato, la dalemiana catanese Anna Finocchiaro, è "l’ingolfamento della Cassazione".

Inoltre, fatta salvo la separazione delle carriere, resta in vigore per nove decimi la legge Castelli, a partire dalla gerarchizzazione delle Procure che mina alla base il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Così come è ancora viva e vegeta la Cirami che introduce tra le possibili cause di trasferimento di un procedimento il legittimo sospetto sull’imparzialità dei giudici. Anche se non è servita a Berlusconi e Previti per i loro processi “toghe sporche”, tantissimi imputati anche per mafia continuano a presentare improbabili istanze di remissione (effettuabili in modo assolutamente discrezionale e senza limite di tempo e di numero) che consentono di avvicinare la Santa prescrizione. Si è detto fiducioso sull'abolizione dell'Ex Cirielli che ne riduce drasticamente i tempi il responsabile Giustizia dei Ds Massimo Brutti, con un eccesso di trasparenza tipico di quei politici a conoscenza degli inciuci decisi dai compagni di banco. Motivo? Berlusconi ne “ha già usufruito”.

In effetti il reato di corruzione di testimone di cui è imputato il Cavaliere assieme allo stratega del suo sistema offshore, l’avvocato David Mills, andrà in prescrizione nel febbraio 2008. Le prove documentali in mano alla Procura sono schiaccianti: la doppia confessione di Mills, che prima con una lettera al suo commercialista inglese e poi davanti ai pm milanesi ha ammesso di aver ricevuto 600mila dollari da Bernasconi per conto di Berlusconi per non dire tutta la verità ai giudici in altri due processi, tenendo fuori dai guai il padrone di Mediaset. Ma grazie all’ex Cirielli non si arriverà ad alcuna condanna: un trionfo della Giustizia uguale per tutti. Dunque aveva ragione Maccanico che col suo Lodo, ovviamente cestinato dalla Consulta, voleva regalare l’impunità a Berlusconi: almeno si sarebbero evitati i disastri delle leggi cosiddette ad personam che hanno finito col salvare un’infinità di delinquenti d’ogni specie. Ora Mastella propone di bloccare la prescrizione al primo grado se la Difesa ricorre in Appello e di definire un “giudicato” all’inizio del processo per radicare la competenza territoriale. Un’iniziativa senza dubbio meritevole ma priva di senso se resta in vigore la Ex Cirielli che sta mandando in fumo migliaia di procedimenti. Qualcuno che si alzi durante il summit di Caserta per provare a riempire di significato il termine "riformisti", per esempio realizzando riforme sul modello americano come l'inasprimento delle pene per i reati dei colletti bianchi, il divieto per i condannati di ricoprire cariche pubbliche, elettive e non, e il calcolo della prescrizione nella sola fase istruttoria? Non se ne parla neppure. Così come non si scorge un barlume di riforme nel tunnel dell’Informazione italiana. La bozza predisposta in questi giorni da Gentiloni non ridurrebbe l’influenza dei partiti sulla tv pubblica, in quanto la Fondazione cui si pensa di affidare la gestione della Rai avrebbe dei consiglieri di nomina comunque politica, e lo spezzettamento in tre società significa triplicare i Consigli di amministrazione.

 

Come da previsioni non è stata ancora calendarizzata la timida riforma antitrust che a 15 mesi dall’approvazione obbligherebbe Mediaset e Rai a trasferire sul digitale una rete liberando le frequenze per altri editori, e cancellerebbe lo scandaloso Sic riducendo ad un comunque altissimo 45% il tetto per la raccolta pubblicitaria. Per quanto riguarda i conflitti d’interessi basterebbe applicare una teoria millenaria già praticata nella democrazia ateniese: non ci si deve occupare di interessi privati nel periodo in cui si è chiamati a contribuire alle decisioni che riguardano la res publica. E ciò deve valere dal premier fino all’ultimo consigliere di minoranza dell’ultimo Consiglio comunale, per tutte le autorità di controllo indipendenti e in tutti i settori, dal calcio alla sanità. Se la commistione viene legalizzata, se pubblico e privato coincidono, non servono nemmeno più le tangenti per arrivare ad appalti truccati e gonfiati, a finanziamenti e consulenze illecite che derubano i cittadini e alterano il libero mercato. Prima di parlare di una necessaria regolamentazione generale, è vitale risolvere il conflitto d’interessi che sta alla base e impedisce di vedere tutti gli altri.

La cosa più semplice sarebbe applicare la legge Scelba del ’57 sull’ineleggibilità per i titolari di pubbliche concessioni, che però è sempre stata aggirata, anche dal centrosinistra nella Giunta per le elezioni del ’96, che ha considerato ineleggibile il presidente di Mediaset Confalonieri e non il “mero proprietario” Berlusconi.
Sarebbe efficace anche la proposta di “incandidabilità” allo studio del gruppo di lavoro coordinato dal Ministro Chiti con Passigli e Bassanini. Quest’ ipotesi lascerebbe al suo posto il parlamentare Berlusconi proprietario di tv, ma lo costringerebbe a scegliere a ridosso delle elezioni: rinunciare alla candidatura o al proprio impero mediatico. Del tutto inutile invece la proposta ufficiale del centrosinistra, firmata Franceschini-Violante, che prevede l’incompatibilità governativa. Si tratta di un’impostazione adatta per aziende di altri settori, non certo per il Quarto Potere alla base di ogni democrazia. Non esiste solo il problema dei favori del Berlusconi-premier alle sue aziende, ma- cosa unica al mondo- la ben più grave alterazione democratica delle tv Mediaset che aiutano il candidato Berlusconi a tornare premier. Anche per quanto riguarda le modalità della risoluzione del conflitto tutte le ipotesi che non siano la vendita delle reti sono ininfluenti. La sterilizzazione dei voti del Cda o l’affidamento ad una gestione fiduciaria, il cosiddetto “blind trust”, non impedirebbero certo ai giornalisti Mediaset di sapere chi è di fatto, e tornerà presto ad essere anche formalmente, il padrone. E’ la stessa proposta che anni addietro fecero i berluscones e fu definita “blind truff” dai dirigenti del centrosinistra. Non si spiega, a meno che le misteriose riforme dei riformisti non siano quelle di Berlusconi.

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