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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 GENNAIO 2006
In memoria di un grande uomo
gabriele vecchione

Il 6 gennaio scorso è stato l’anniversario della morte di un grande uomo, Piersanti Mattarella.
Era un uomo pericoloso, un politico sovversivo: aveva annunciato la “politica delle carte in regola”. Cresciuto alla scuola di Aldo Moro, diventa Presidente della Regione Sicilia lo stesso giorno in cui le Brigate Rosse rapiscono il suo maestro e uccidono tutta la sua scorta: è il 16 marzo 1978. Decide di non accontentarsi, di percorrere un sentiero impervio, nel quale pochi si avventurano. Molti, dopo essere stati calunniati e isolati, ne sono usciti uccisi, salvo poi essere commemorati anche da chi li aveva lasciati soli, quand’erano vivi. Mattarella vuole moralizzare la vita pubblica, si oppone alle irregolarità nell’assegnazione degli appalti, manda ispezioni, esige la trasparenza, modernizza la pubblica amministrazione, vara una riforma urbanistica contro gli speculatori edilizi, costringe alle dimissioni un assessore colluso. Tra crescenti difficoltà, dispone ispezioni sugli appalti vinti dagli Spatola, due boss assai potenti, e riesce a bloccarli.
Vede che nella Dc, il suo partito, ci sono consolidati rapporti con le cosche, e ne chiede al segretario nazionale, Zaccagnini, il commissariamento.
Non lo ottiene: Vito Ciancimino, condannato finalmente nel 2001 per mafia, e Salvo Lima, uomo in stretti contatti con Cosa Nostra, sono i veri padroni della Dc siciliana.

Sempre più solo e debole, presenta la sue denunce in Consiglio dei Ministri. Mezz’ora dopo i boss già sanno che lui sa.
Siamo al 9 marzo ’79: la mafia uccide un democristiano, Michele Reina, che aveva tentato un affrancamento del partito dalla cosche. E’ un avvertimento: il prossimo sarà Mattarella.

 

“Dc, ma galantuomo”, come lo chiamavano i giornali siciliani. La sua vita finisce sui marciapiedi di viale della Libertà, Palermo. Mancano pochi minuti alle 13 e Mattarella, insieme alla moglie e i figli, sale sulla sua Fiat 132 per recarsi all’ultima Messa del mattino. E’ l’epifania. Dietro di loro un ragazzo. Cammina rapido, si accosta allo sportello del guidatore. Punta la pistola e spara diversi colpi. Mattarella si accascia sul volante dell’auto. La moglie cerca di proteggerlo e viene ferita. Farà solo in tempo a vedere “gli occhi di ghiaccio” dell’assassino. Mezz’ora dopo, le muore il marito davanti agli occhi.

Inizialmente si dà la responsabilità dell’assassinio ad un giovane neofascista, Giusva Fioravanti. Nel 1999, dopo depistaggi, falsi pentiti e calunnie, viene condannata la cupola mafiosa per gli omicidi Reina – Mattarella. Due omicidi esemplari, come avvertimento ai politici che vorranno portare moralità e legalità nella vita pubblica. Il Presidente attuale della Sicilia Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato alla mafia, ha incaricato Andreotti, mafioso fino al 1980, di scrivere la storia di Salvo Lima, politico colluso con la mafia, come abbiamo visto prima. Non male, ne uscirà sicuramente una ricostruzione oggettiva.


Nella sentenza che ravvisa una “concreta collaborazione” di Andreotti con la mafia, si dice anche: ha loro indicato (ai boss mafiosi, ndr) il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, a ottenere che le stesse indicazioni venissero seguite; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come l'assassinio del Presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all'omicidio del Presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza”
.

Andreotti sapeva che i boss avevano intenzione di far uccidere un suo compagno di partito e ha ritenuto opportuno non avvertire né lui, né la polizia.

Ad oggi, quell’avvertimento che fu l’omicidio di Mattarella sembra aver fatto breccia nei cuori e nelle menti della classe dirigente, siciliana e non solo. Ne hanno ucciso uno, e ne hanno educati mille.

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un dovere civile
Gabriele Vecchione

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