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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 GENNAIO 2007
Caserta, una pagina storica?
Tommaso Merlo

Non ci sono dubbi sul fatto che il conclave della Reggia di Caserta verrà ricordato come una delle pagine più significative della storia politica moderna. La grandiosità dell'evento è palpabile in ogni angolo del paese, e da lì stanno già emergendo tre diversi filoni interpretativi di questo grande evento politico. Secondo il primo filone, a Caserta è emerso con cristallina chiarezza che la classe dirigente al governo non è portatrice di alcuna idea innovativa degna di nota. E, sempre secondo tale filone, ciò sarebbe dovuto al fatto che oggi non vi sono idee nuove in circolazione. Non ci sono idee perché non ci sono pensatori e pensatoi. Non è quindi colpa della politica che anzi fa quello che può. I critici di tale filone obiettano che, nell'attesa di un nuovo Marx, la classe politica italiana potrebbe almeno copiare dagli altri paesi europei le cose che loro fanno meglio. Il secondo filone interpretativo ritiene, invece, che in quel di Caserta è emerso con cristallina chiarezza che la classe dirigente al governo non è portatrice di alcuna idea innovativa degna di nota. Secondo tale filone, solo apparentemente simile al primo, la ragione di tale deserto dei tartari delle idee è dovuta alla qualità della classe dirigente.

 

Ed in particolare alla loro non più giovane età che non gli permette di avere gli slanci e le energie, anche intellettuali, di un tempo. E al modo in cui si fa carriera nei partiti, dove non conta portare nuove idee ma solo voti. Il terzo filone interpretativo, infine, sostiene che a Caserta è emerso con cristallina chiarezza che la classe dirigente al governo non è portatrice di alcuna idea innovativa degna di nota. Un interpretazione solo apparentemente simile alle precedenti, e che, in questo caso, sarebbe dovuta al sistema dei partiti politici. E in particolare al fatto che le nuove idee non pagano. Ai partiti conviene proporre i soliti cavalli di battaglia e difenderli come chiede il proprio elettorato. Nuove idee e nuove soluzioni possono essere male interpretate ed essere pagate care sul mercato elettorale. I tre filoni interpretativi del conclave di Caserta sostengono, quindi, che le idee mancano perché mancano i luoghi dove le idee possano nascere e svilupparsi al di fuori della faziosità partitica. Perché mancano gli uomini, e la profondità intellettuale, in grado di generare idee nell'interesse generale e con essa, la forza politica di sviluppare progetti lungimiranti. Perché manca l'incentivo dei partiti a rischiare e sperimentare nuove strade e soluzioni. Ed è cosi che nel suggellare lo storico evento della Reggia di Caserta, il governo ha fatto cioè che la classe dirigente attuale è in grado di fare: ha comunicato una lista aggiornata delle priorità, tanti buoni propositi e qualche promessa.

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