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Non
ci sono dubbi sul fatto che il conclave
della Reggia di Caserta verrà ricordato
come una delle pagine più significative
della storia politica moderna. La
grandiosità dell'evento è palpabile in
ogni angolo del paese, e da lì stanno
già emergendo tre diversi filoni
interpretativi di questo grande evento
politico. Secondo il primo filone, a
Caserta è emerso con cristallina
chiarezza che la classe dirigente al
governo non è portatrice di alcuna idea
innovativa degna di nota. E, sempre
secondo tale filone, ciò sarebbe dovuto
al fatto che oggi non vi sono idee nuove
in circolazione. Non ci sono idee perché
non ci sono pensatori e pensatoi. Non è
quindi colpa della politica che anzi fa
quello che può. I critici di tale filone
obiettano che, nell'attesa di un nuovo
Marx, la classe politica italiana
potrebbe almeno copiare dagli altri
paesi europei le cose che loro fanno
meglio. Il secondo filone interpretativo
ritiene, invece, che in quel di Caserta
è emerso con cristallina chiarezza che
la classe dirigente al governo non è
portatrice di alcuna idea innovativa
degna di nota. Secondo tale filone, solo
apparentemente simile al primo, la
ragione di tale deserto dei tartari
delle idee è dovuta alla qualità della
classe dirigente.
Ed in particolare alla loro non più
giovane età che non gli permette di
avere gli slanci e le energie, anche
intellettuali, di un tempo. E al modo in
cui si fa carriera nei partiti, dove non
conta portare nuove idee ma solo voti.
Il terzo filone interpretativo, infine,
sostiene che a Caserta è emerso con
cristallina chiarezza che la classe
dirigente al governo non è portatrice di
alcuna idea innovativa degna di nota. Un
interpretazione solo apparentemente
simile alle precedenti, e che, in questo
caso, sarebbe dovuta al sistema dei
partiti politici. E in particolare al
fatto che le nuove idee non pagano. Ai
partiti conviene proporre i soliti
cavalli di battaglia e difenderli come
chiede il proprio elettorato. Nuove idee
e nuove soluzioni possono essere male
interpretate ed essere pagate care sul
mercato elettorale. I tre filoni
interpretativi del conclave di Caserta
sostengono, quindi, che le idee mancano
perché mancano i luoghi dove le idee
possano nascere e svilupparsi al di
fuori della faziosità partitica. Perché
mancano gli uomini, e la profondità
intellettuale, in grado di generare idee
nell'interesse generale e con essa, la
forza politica di sviluppare progetti
lungimiranti. Perché manca l'incentivo
dei partiti a rischiare e sperimentare
nuove strade e soluzioni. Ed è cosi che
nel suggellare lo storico evento della
Reggia di Caserta, il governo ha fatto
cioè che la classe dirigente attuale è
in grado di fare: ha comunicato una
lista aggiornata delle priorità, tanti
buoni propositi e qualche promessa.
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