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Il
mondo cambia, cambia la società,
cambiano i problemi. Può lo stato
sociale rimanere uguale a se stesso?
Certo che può, ma cosi rischia di
crollare a vantaggio di chi, come i
neoliberisti, aspettano con ansia la sua
fine. Per questo, migliorare o
modernizzare lo stato sociale, è una
necessità innanzitutto per chi crede in
esso. Per chi lo vuole salvare. A tal
proposito, il centrosinistra sembra
diviso tra riformisti e conservatori.
L'ala riformista appare dispersa in
mille sfumature e non capace di
esprimere un progetto chiaro di riforme.
Sembra che il cuore del riformismo
italiano sia quello di svendere pezzi di
stato a favore dei privati nella
speranza che il sistema Italia divenga
più competitivo. E se vendere pezzi di
stato è il progetto dei riformisti,
allora non si capisce che differenza vi
sia fra loro e i neo liberisti che si
annidano a destra. La sinistra radicale,
invece, viene dipinta come contraria a
ogni riforma dello stato sociale a
prescindere. Il punto è che, come nel
caso delle pensioni, fino a quando si
potrà nascondere la testa sotto la
sabbia e rifiutare di affrontare il
problema?
Ed a chi gioverebbe un eventuale
bancarotta, ai diritti dei pensionati o
a chi vorrebbe le pensioni in mano a
società finanziarie private? Per questo,
sia i riformisti che i conservatori, sia
chi vuole svendere lo stato, sia chi fa
le barricate per difenderlo, favorisce
in realtà il vento neoliberista che
attraversa l'Atlantico con crescente
insistenza. Favorisce cioè chi in nome
di una falsa libertà, è pronto a
sacrificare equità e giustizia sociale.
E chi in nome di chimere egoistiche
cavalca l'onda dell'individualismo.
Perché il vento insidioso che soffia da
ovest non si contrasta assecondandolo o
opponendogli vaghe questioni di
principio. Ma reagendo coi fatti,
dimostrando che è possibile migliorare
lo stato sociale e renderlo compatibile
sia con lo sviluppo economico sia con le
libertà individuali. E che lo stato
sociale può e deve ancora essere il
perno di una società che fonda nei
diritti e nelle responsabilità sociali
le sue radici più profonde. Un obiettivo
a cui la politica può ambire uscendo
dalle logiche partitiche ed affidandosi
a idee, strategie e sperimentazione.
Alla causa dello stato sociale servono
cervelli capaci di pensare a soluzioni
alternative, e ci vuole una politica
capace di cogliere tali idee, metterle
alla prova e trasformarle in progetti
concreti. Se il centrosinistra vuole
cogliere tale sfida deve superare
divisioni anacronistiche e portare il
confronto politico ad un altro livello.
Chiarendo che nessuno mette in
discussione i principi di fondo dello
stato sociale, nessuno vuole intaccare i
diritti dei malati, dei lavoratori o dei
pensionati. E che la sfida è garantire
tali diritti con un sistema
finanziariamente sostenibile e
compatibile con le peculiarità della
società moderna. E questo prima che la
globalizzazione politica faccia il suo
corso.
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