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“Aldo
Scardella chi?” se lo chiederanno in
molti, ed in pochi se lo ricorderanno.
Sicuramente in Sardegna la memoria è più
viva, anche grazie ad uno spettacolo
teatrale che racconta la sua storia.
“Una storia di Mala Justitia”.
I fatti sono questi. Era il 23 dicembre
1985, a Cagliari nel corso di una rapina
ad un supermarket, rimase ucciso il suo
titolare, Giovanni Battista Pinna.
Appena una settimana più tardi, venne
condotto in carcere con l’accusa di
omicidio uno studente 24enne, Aldo
Scardella. L’ordinanza di custodia venne
confermata in base a poche e vacillanti
prove. Nessun colloquio con il suo
difensore e pochi incontri anche con la
famiglia.
Aldo venne tenuto per circa sette mesi
in un regime di carcere duro, di
isolamento, senza nessuna possibilità di
contatto umano. Aldo da sempre
dichiaratosi innocente, il 2 Luglio 1986
viene trovato impiccato nella sua cella,
nel carcere Buoncammino di Cagliari.
L’autopsia condotta sul corpo del
detenuto riscontrò la presenza di
metadone, nonostante le cartelle
cliniche del carcere non prescrivessero
per lui alcuna terapia, dato questo
confermato in più occasioni dai suoi
familiari che vennero a sapere del
decesso del loro congiunto dalla TV.
Nel 1996
nuove indagini sull’omicidio per il
quale era stato indagato Scardella,
portarono alla condanna, nel 2002, di
Walter Camba e Adriano Peddio,
dichiarando Aldo totalmente estraneo ai
fatti. Alcune settimane fa, la famiglia
Scardella ancora impegnata a riscattare
l’onestà del loro congiunto, così
tragicamente scomparso, ha richiesto al
Ministro Pisapia un’assunzione di
responsabilità, e le scuse ufficiali
dello Stato. Un’inchiesta che avrebbe
dovuto far luce del perché vennero
commesse tante leggerezze, del perché fu
condotto in carcere Aldo, perché gli fu
riservato un trattamento tanto crudele e
disumano ed ancora di far chiarezza
riguardo le inesattezze della cartella
clinica presubilmente falsificata per
giustificare in qualche modo quel gesto
così disperato. C’è da dire che in
parecchi dubitano che Aldo abbia
compiuto quel gesto per sua propria
mano, ma al di là di questo, ciò che
resta venendo a contatto con questa
vicenda è un forte senso di smarrimento.
Credere nella Giustizia è come credere a
qualcosa di perfetto, a qualcosa di
geometrico ed infallibile, come una
scienza matematica che non conosce
eccezione. La vicenda di Aldo Scardella,
trasforma la quadratura del cerchio in
una struttura tremante, in qualcosa di
poco spiegabile, dalla quale è anche
difficile trarre un insegnamento.
Forse l’unica cosa che si può sperare è
che questa debba rimanere un’unica
eccezione, perché Aldo, qualcosa alla
fine dovrà pure avercela lasciata, oltre
a questo amaro in bocca.
L’intervista al fratello di Aldo
Scardella su:
http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=3180
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