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Altro che,
come propone il sottosegretario all’Economia
Paolo Cento, “amnistia per gli esiliati”.
Piuttosto giustizia per i latitanti. Ma
soprattutto per le vittime e i loro parenti
di quegli anni odio, di quelle “battaglie
per la libertà” condotte con la P–38. Non si
volta pagina con l’impunità per dei
condannati rifugiati all’estero per non
scontare la pena. E’ bene che siano
assicurati alla giustizia tutti quei
“professorini” che predicavano l’eversione,
istigavano all’odio, drogavano i giovani ed
intanto commettevano omicidi, attentati e
rapine.
Potrà
rientrare in Italia da uomo libero Oreste
Scalzone, fondatore di Potere Operaio,
arrestato nel 1979 per banda armata e
insurrezione contro i poteri dello Stato e
fuggito, da condannato a 16 anni anche per
una partecipazione ad una rapina, in Francia
durante una scarcerazione provvisoria per
motivi di salute. Ha già annunciato che “la
guerra non è finita” perché “i prigionieri
non sono tornati a casa”.
Chi sono
questi prigionieri (se di guerra si sia
trattato: i terroristi hanno dichiarato
guerra allo Stato, lo Stato ha, con le armi
del diritto, represso il fenomeno)?
I condannati
per terrorismo latitanti all’estero, ad
oggi, risultano 116, di cui 102 della
vecchia sinistra extra – parlamentare.
Cattivi
maestri che hanno in allergia la legalità,
che hanno dato vita o preso parte a folli
gruppi criminali. Brigate Rosse, Prima
Linea, Proletari Armati per il Comunismo,
Potere Operaio e non solo.
I nomi sono
molteplici: Giovanni Vegliacasa, Enrico
Villimburgo, Roberta Cappelli, Giovanni
Alimonti, Maurizio di Marzio, Enzo Calvitti,
Marina Petrella, Vincenzo Spanò, Massimo
Carfora, Walter Grecchi, Guido Minnone, Gino
Giunti, Simonella Giorgieri, Andrea Morelli,
Sergio Tornaghi.
E poi Alvaro
Loiacono, condannato all’ergastolo per il
sequestro e l’omicidio di Aldo Moro e quello
di un giovane di destra, Mikis Mantakas.
Latitante in Svizzera.
Giorgio
Pietrostefani, responsabile del servizio
d’ordine di Lotta Continua, condannato a 22
anni per essere stato l’esecutore materiale
dell’omicidio del commissario Calabresi.
Latitante in Francia.
Cesare
Battisti, condannato all’ergastolo per 4
omicidi. Di due fu l’esecutore materiale (si
trattò di uomini che avevano violato la
“giustizia proletaria”), nel terzo fece da
copertura, del quarto fu mandante e
organizzatore. Latitante ampiamente
protetto, accolto come un eroe da politici e
opinione pubblica in un paese, la Francia,
che evidentemente ha una concezione
dell’ospitalità e l’asilo politico che da
noi si chiama impunità.
Achille Lollo,
Manlio Grillo, Marino Clavo, ex di Potere
Operaio, autori del rogo di Primavalle nel
quale persero la vita due figli (22 e 8
anni) di un segretario di una sezione del
Msi. Grillo è latitante in Nicaragua; Lollo
è stato latitante in sud America ed il suo
reato è andato prescritto; Clavo è
irrintracciabile dal giorno dell’orrendo
delitto. Quello Scalzone a cui Francesco
Caruso ha dato il “bentornato” li ha aiutati
a fuggire. Non hanno scontato un giorno di
galera.
Alessio Casimirri, ex brigatista rosso, fece
parte del commando che rapì Moro. E’
latitante in Nicaragua, dove una sentenza
della Corte Suprema gli ha concesso la
cittadinanza senza prendere in questione la
richiesta di estradizione del governo
italiano.
Guglielmo
Guglielmi, ex capo dell’Unità Comunisti
Combattenti, condannato per terrorismo.
Latitante in Nicaragua.
E’ necessario che il ministro della
Giustizia si attivi per riportarli in Italia
e sottoporli alla nostra legge. Perlomeno
come atto di rispetto per i cittadini caduti
sotto il piombo del terrorismo, per evitare
l’ingiustizia, come ha scritto Francesco
Merlo su “La Repubblica”, “di un paese in
cui le vittime del terrorismo e i loro
familiari siano dimenticati mentre ai
rivoluzionari, assassini, omicidi, cattivi
maestri e gregari sono riservati seminari,
gruppi di studio, lauree, posti di lavoro
statale, segreterie d’aule parlamentari”.
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