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La
superpotenza americana vuole allargare
la sua filiale di Vicenza. Del resto il
business della guerra va a gonfie vele:
Kosovo, Iraq, Afghanistan ed ancora Iraq
in soli otto anni, e una lista d'attesa
già fitta con Iran e Somalia tra i
futuri target più accreditati. Una media
impressionante che sembra non avere
fine, soprattutto da quando
l'amministrazione Bush si è liberata del
cavallo di Troia dei diritti umani. Già,
dall'11 settembre la guerra si fa per
legittima difesa preventiva,
un'invenzione che ha permesso ai guru
del Pentagono di ignorare le petulanti
diplomazie della vecchia Europa.
Nell'America evergreen per fare la
guerra non servono chiacchiere, serve
uno sceriffo determinato, il cattivo e
qualche straccio di prova. Bush contro
Osama, ma il cattivo riesce a farla
franca. Tocca allora a Saddan che
sorride dai pisciatoi pubblici. Mancano
le prove? Ci pensa il fido Ramsfield che
grazie a Guantanamo a alle sue filiali,
strappa con la tortura verità
cristalline. Per Saddam invece è più
semplice, di prove ce ne sono eccome: il
Rais fabbrica armi di distruzione di
massa che minacciano la sopravvivenza
dell'Occidente. Lo dicono gli amici
dello sceriffo all'ONU dimostrando
quanto quell'assise conti per la
superpotenza americana. Ed ecco i
Marines che marciano verso Baghdad a
piantare la bandiera della democrazia e
della libertà.
Ma passano gli anni e i sogni rimangono
tali. Le tonnellate di bombe
intelligenti che fioccano dai cieli
dell'Asia centrale e le elezioni farsa
che nominano governi fantocci, non
placano l'animo delle fiere popolazioni
islamiche. In Afghanistan i Talebani
vivono una nuova primavera grazie ai
fallimenti dei "volenterosi" che troppo
occupati a fare i poliziotti si sono
dimenticati che anche gli afgani
mangiano. In Iraq, intanto, echeggia lo
spettro del Vietnam, una guerra
sanguinaria che disturba perfino i
progetti miliardari delle compagnie
petrolifere. Già, perché la coincidenza
vuole che i cattivi inseguiti dallo
sceriffo vivono in paesi zeppi di
petrolio, ma si sa, la fortuna aiuta gli
audaci. Le bombe quotidiane alimentano
statistiche di morte imbarazzanti, e la
propaganda fatica a nascondere le bare
avvolte nelle bandiere. Incombono le
elezioni di medio termine, il Rais viene
condannato a morte. Successo per
l'amministrazione, farsa per gran parte
del mondo. Si vota, lo sceriffo perde il
Congresso ma tiene e si gode dalla
stanza ovale l'impiccagione tra gli
insulti di chi aveva fatto arrabbiare il
suo daddy. Exit strategy? Pronta: più
soldati, più guerra. Fino a dove? Fino a
quando? L'infernale macchina della
guerra preventiva non si fermerà certo a
Vicenza. Ma è impedendo la nuova filiale
della guerra che un giorno potremmo
almeno dire di non essere stati complici
dell'assurda spirale di terrore in cui
la cieca arroganza dell'amministrazione
Bush sta trascinando il mondo.
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