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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 20 GENNAIO 2007
Base Usa di Vicenza, le ragioni del no
Tommaso Merlo

La superpotenza americana vuole allargare la sua filiale di Vicenza. Del resto il business della guerra va a gonfie vele: Kosovo, Iraq, Afghanistan ed ancora Iraq in soli otto anni, e una lista d'attesa già fitta con Iran e Somalia tra i futuri target più accreditati. Una media impressionante che sembra non avere fine, soprattutto da quando l'amministrazione Bush si è liberata del cavallo di Troia dei diritti umani. Già, dall'11 settembre la guerra si fa per legittima difesa preventiva, un'invenzione che ha permesso ai guru del Pentagono di ignorare le petulanti diplomazie della vecchia Europa. Nell'America evergreen per fare la guerra non servono chiacchiere, serve uno sceriffo determinato, il cattivo e qualche straccio di prova. Bush contro Osama, ma il cattivo riesce a farla franca. Tocca allora a Saddan che sorride dai pisciatoi pubblici. Mancano le prove? Ci pensa il fido Ramsfield che grazie a Guantanamo a alle sue filiali, strappa con la tortura verità cristalline. Per Saddam invece è più semplice, di prove ce ne sono eccome: il Rais fabbrica armi di distruzione di massa che minacciano la sopravvivenza dell'Occidente. Lo dicono gli amici dello sceriffo all'ONU dimostrando quanto quell'assise conti per la superpotenza americana. Ed ecco i Marines che marciano verso Baghdad a piantare la bandiera della democrazia e della libertà.

 

Ma passano gli anni e i sogni rimangono tali. Le tonnellate di bombe intelligenti che fioccano dai cieli dell'Asia centrale e le elezioni farsa che nominano governi fantocci, non placano l'animo delle fiere popolazioni islamiche. In Afghanistan i Talebani vivono una nuova primavera grazie ai fallimenti dei "volenterosi" che troppo occupati a fare i poliziotti si sono dimenticati che anche gli afgani mangiano. In Iraq, intanto, echeggia lo spettro del Vietnam, una guerra sanguinaria che disturba perfino i progetti miliardari delle compagnie petrolifere. Già, perché la coincidenza vuole che i cattivi inseguiti dallo sceriffo vivono in paesi zeppi di petrolio, ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci. Le bombe quotidiane alimentano statistiche di morte imbarazzanti, e la propaganda fatica a nascondere le bare avvolte nelle bandiere. Incombono le elezioni di medio termine, il Rais viene condannato a morte. Successo per l'amministrazione, farsa per gran parte del mondo. Si vota, lo sceriffo perde il Congresso ma tiene e si gode dalla stanza ovale l'impiccagione tra gli insulti di chi aveva fatto arrabbiare il suo daddy. Exit strategy? Pronta: più soldati, più guerra. Fino a dove? Fino a quando? L'infernale macchina della guerra preventiva non si fermerà certo a Vicenza. Ma è impedendo la nuova filiale della guerra che un giorno potremmo almeno dire di non essere stati complici dell'assurda spirale di terrore in cui la cieca arroganza dell'amministrazione Bush sta trascinando il mondo.

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