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Il
presidente degli Stati Uniti George W.
Bush si è ieri presentato al Congresso
con la chiara intenzione di recuperare
popolarità tra l'opinione pubblica Usa
e di cercare la via della collaborazione
e del dialogo con il partito
democratico, che dopo le recenti
elezioni beneficia della maggioranza in entrambe
le Camere del Parlamento.
L'inquilino della Casa Bianca ha parlato
di Ambiente (annunciando una legge che,
attraverso l'introduzione degli eco-carburanti, sarà capace di ridurre
del 20% in dieci anni il consumo di
benzina del paese); ha proposto la
creazione di un Consiglio consultivo
speciale per la guerra al terrorismo, al
quale dovranno far parte gli esponenti
di entrambi i partiti; ed ha chiesto una
riforma sull'immigrazione volta ad
ottenere un sistema che sia umano e che
allo stesso tempo possa garantire
frontiere sicure.
Ma la parte più importante del discorso
è stata quella relativa alla guerra in
Iraq, con il presidente che ha difeso a
spada tratta il suo piano militare per
domare la rivolta che da anni insanguina
la nazione mediorientale. "Date una
possibilità al mio piano sull'Iraq.
Possiamo ancora vincere, se restiamo
uniti - ha affermato - dobbiamo mostrare
ai nostri nemici che siamo uniti verso
la nostra meta, che è la vittoria contro
il terrorismo. Un fallimento in Iraq
avrebbe conseguenze terribili. Come è
successo più volte in passato, possiamo
superare le nostre differenze e
raggiungere grandi traguardi per
l'America".
Un discorso che non ha convinto il
partito Democratico, che ribadisce la
richiesta di ritirare quanto prima le
truppe dal paese mediorientale.
"La maggioranza del paese non sostiene
più la guerra che viene condotta, come
neanche la maggioranza dei nostri
militari - ha fatto notare il senatore
Jim Webb - il presidente avrebbe dovuto
pensare alle conseguenze di un
fallimento prima di andare in Iraq".
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