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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 GENNAIO 2006
Iustitia Omnibus/2
gabriele vecchione

La scorsa settimana, in occasione della possibilità concessa a Oreste Scalzone di tornare in Italia senza essere arrestato per via dell'intervenuta prescrizione, ci siamo occupati di (ex) terroristi rossi latitanti. Ma anche la destra ha le sue storie di latitanza. E’ bene occuparsi anche di queste, perché sono molte le voci che vogliono una “riconciliazione”, dimenticando che i parenti delle vittime hanno diritto a non riconciliarsi, e che non c’è eventuale riconciliazione senza precedente giustizia.

Dopo la strage di Bologna (2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti) fuggono all’estero Massimo Morsello e Roberto Fiore, insieme a Elio Giallombardo, Amedeo de Francisci e Marinella Rita. Sono accusati di associazione sovversiva. Fanno tutti parte dei Nar, Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione terrorista dell’estrema destra. Morsello fugge in Germania, solo dopo ripara a Londra. Militante del Fronte della Gioventù già a 16 anni ed esponente del Fuan, gli studenti universitari di destra, durante gli anni di piombo è coinvolto in una serie di fatti violenti. La magistratura italiana chiede l’estradizione, ma l’autorità britannica non la concede per motivi politici. A lungo si è sospettato che egli abbia evitato l’estradizione per aver collaborato con i servizi segreti inglesi. Intanto a Londra, con Fiore, sbarca il lunario. Diventano miliardari e fondano un’organizzazione, la “Easy London”, che si occupa di aiutare i giovani italiani ad inserirsi nel paese d’oltremanica. A Londra Morsello rimane, pur potendo tornare da uomo libero per la caduta in prescrizione del reato di associazione sovversiva, fino al 2001 dove muore per un cancro. Roberto Fiore invece in Italia tornerà nel marzo 1998 quando la Corte d’Appello dichiara prescritta l’associazione sovversiva. Arrestato nella capitale inglese il 12 settembre 1982, sarà rilasciato dalle autorità britanniche che negheranno sempre l’estradizione richiesta dalla magistratura italiana. Oggi è il presidente di Forza Nuova che può contare sui suoi ingenti patrimoni accumulati negli anni londinesi.

 

A Londra fuggirà anche Sandro Saccucci. Militante e deputato del Msi, durante un comizio a Sezze (Latina) spara ad un militante della Fgci e lo uccide. Quando il parlamento gli toglie l’immunità, l’Inghilterra lo costringe ad abbandonare la nazione. Le sue tracce si perdono in Spagna. Voci lo hanno dato in Cile portare soccorso a Pinochet e poi in Argentina. Ad oggi è latitante. Anche Antonio D’Inzillo, a lungo fascista, accusato di omicidio di una donna, ripara a Londra. Sul suo capo pende un mandato di cattura internazionale. E’ tuttora latitante. Vittorio Spadavecchia, condannato per l’omicidio di un poliziotto e per una rapina ad una banca, si è rifugiato nella capitale inglese, dove, nel frattempo, è diventato miliardario. Luciano Petrone, condannato per l’omicidio di due poliziotti e per una rapina di 30 milliardi in Spagna, è latitante a Londra.
Gabriele Adinolfi viene arrestato dopo la strage di Bologna viene arrestato e ben presto scarcerato. Da quel momento si dà alla latitanza in vari paesi d’Europa. Viene condannato per associazione sovversiva, ma torna in Italia solo quando ha ottenuto la prescrizione. Oggi è un saggista, un analista ed è considerato un intellettuale. Rimane famosa la sua lotta per l’istituzione di una Guardia di Onore alla tomba di Mussolini a Predappio.

Per vent’anni è stato latitante Pasquale Belsito. Condannato in Italia a sette anni di reclusione per concorso in omicidio del giudice Mario Amato avvenuto nel 1980, ad un ergastolo per l’omicidio del poliziotto Ciro Capobianco e del terrorista Alessando Alibrandi, a due ergastoli per gli omicidi dei giovani Luca Perucci e Mauro Mennucci, viene arrestato a Madrid il 30 giugno 2001. Le autorità spagnole lo ritengono uno snodo per il terrorismo nero. Per le autorità italiane è una vecchia conoscenza e nel 2004 sono riuscite ad ottenere la sua estradizione.

Latitante a più riprese è stato Delfo Zorzi. Studente neofascista di lingue orientali a Napoli, fautore di una nuova razza da ottenere grazie all’incrocio di ariani e giapponesi, già da ragazzo comincia a trafficare con le armi. Compie vari attentati neofascisti in Veneto e ha 22 anni quando il 12 dicembre 1969 una bomba esplode nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, provocando 16 morti ed 88 feriti. E’ la strage di Piazza Fontana per la quale viene condannato come esecutore materiale all’ergastolo. Ma si trova in Giappone dove è cittadino dal 1989 e dove è diventato miliardario portando le grandi firme della moda italiana e non.

Per l’anagrafe nipponica è Roi Hagen, cioè “croce uncinata”, “svastica”. La legge giapponese vieta l’estradizione dei cittadini. L’avvocato dei parenti delle vittime di Piazza Fontana, Manlio Milani, che ha perso la moglie nella strage, gli si avvicina durante un processo di Zorzi a Tokio per diffamazione: “Dottore, rappresento i parenti delle vittime delle stragi. Mi ascolti, non le rivolgo alcuna accusa, non dico che lei è colpevole, non ho desideri di vendetta. Ma torni in Italia e accetti il processo. L’Italia è un paese serio , i giudici sono seri. Difendersi è anche suo interesse”. E Zorzi: “Quello che lei dice non sta in piedi. I giudici italiani sono inaffidabili”. Il suo avvocato, un certo Gaetano Pecorella, aveva già parlato di sentenza politica, quando il 12 marzo 2004 è stato assolto in Appello per insufficienza di prove. La Cassazione il 3 maggio 2005 ha confermato la sentenza d’Appello. L’Italia ha più volte chiesto la sua estradizione e rimane tuttora ricercato per quegli attentati neofascisti degli anni giovanili e perché è imputato per la strage di Brescia (28 maggio 1974, 8 morti).
Anche in questi casi è necessario un intervento del ministro della Giustizia perché questi latitanti possano rientrare in Italia ed essere sottoposti alla nostra legge. Per i parenti delle vittime, e per l’amor di Giustizia.

gabro.v@libero.it

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un dovere civile
Gabriele Vecchione

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