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La scorsa
settimana, in occasione della possibilità
concessa a Oreste Scalzone di tornare in
Italia senza essere arrestato per via
dell'intervenuta prescrizione, ci siamo
occupati di (ex) terroristi rossi latitanti.
Ma anche la destra ha le sue storie di
latitanza. E’ bene occuparsi anche di
queste, perché sono molte le voci che
vogliono una “riconciliazione”, dimenticando
che i parenti delle vittime hanno diritto a
non riconciliarsi, e che non c’è eventuale
riconciliazione senza precedente giustizia.
Dopo la strage di Bologna (2 agosto 1980, 85
morti e 200 feriti) fuggono all’estero
Massimo Morsello e Roberto Fiore, insieme a
Elio Giallombardo, Amedeo de Francisci e
Marinella Rita. Sono accusati di
associazione sovversiva. Fanno tutti parte
dei Nar, Nuclei Armati Rivoluzionari,
un’organizzazione terrorista dell’estrema
destra. Morsello fugge in Germania, solo
dopo ripara a Londra. Militante del Fronte
della Gioventù già a 16 anni ed esponente
del Fuan, gli studenti universitari di
destra, durante gli anni di piombo è
coinvolto in una serie di fatti violenti. La
magistratura italiana chiede l’estradizione,
ma l’autorità britannica non la concede per
motivi politici. A lungo si è sospettato che
egli abbia evitato l’estradizione per aver
collaborato con i servizi segreti inglesi.
Intanto a Londra, con Fiore, sbarca il
lunario. Diventano miliardari e fondano
un’organizzazione, la “Easy London”, che si
occupa di aiutare i giovani italiani ad
inserirsi nel paese d’oltremanica. A Londra
Morsello rimane, pur potendo tornare da uomo
libero per la caduta in prescrizione del
reato di associazione sovversiva, fino al
2001 dove muore per un cancro. Roberto Fiore
invece in Italia tornerà nel marzo 1998
quando la Corte d’Appello dichiara
prescritta l’associazione sovversiva.
Arrestato nella capitale inglese il 12
settembre 1982, sarà rilasciato dalle
autorità britanniche che negheranno sempre
l’estradizione richiesta dalla magistratura
italiana. Oggi è il presidente di Forza
Nuova che può contare sui suoi ingenti
patrimoni accumulati negli anni londinesi.
A Londra
fuggirà anche Sandro Saccucci. Militante e
deputato del Msi, durante un comizio a Sezze
(Latina) spara ad un militante della Fgci e
lo uccide. Quando il parlamento gli toglie
l’immunità, l’Inghilterra lo costringe ad
abbandonare la nazione. Le sue tracce si
perdono in Spagna. Voci lo hanno dato in
Cile portare soccorso a Pinochet e poi in
Argentina. Ad oggi è latitante. Anche
Antonio D’Inzillo, a lungo fascista,
accusato di omicidio di una donna, ripara a
Londra. Sul suo capo pende un mandato di
cattura internazionale. E’ tuttora
latitante. Vittorio Spadavecchia, condannato
per l’omicidio di un poliziotto e per una
rapina ad una banca, si è rifugiato nella
capitale inglese, dove, nel frattempo, è
diventato miliardario. Luciano Petrone,
condannato per l’omicidio di due poliziotti
e per una rapina di 30 milliardi in Spagna,
è latitante a Londra.
Gabriele Adinolfi viene arrestato dopo la
strage di Bologna viene arrestato e ben
presto scarcerato. Da quel momento si dà
alla latitanza in vari paesi d’Europa. Viene
condannato per associazione sovversiva, ma
torna in Italia solo quando ha ottenuto la
prescrizione. Oggi è un saggista, un
analista ed è considerato un intellettuale.
Rimane famosa la sua lotta per l’istituzione
di una Guardia di Onore alla tomba di
Mussolini a Predappio.
Per vent’anni è stato latitante Pasquale
Belsito. Condannato in Italia a sette anni
di reclusione per concorso in omicidio del
giudice Mario Amato avvenuto nel 1980, ad un
ergastolo per l’omicidio del poliziotto Ciro
Capobianco e del terrorista Alessando
Alibrandi, a due ergastoli per gli omicidi
dei giovani Luca Perucci e Mauro Mennucci,
viene arrestato a Madrid il 30 giugno 2001.
Le autorità spagnole lo ritengono uno snodo
per il terrorismo nero. Per le autorità
italiane è una vecchia conoscenza e nel 2004
sono riuscite ad ottenere la sua
estradizione.
Latitante a più riprese è stato Delfo Zorzi.
Studente neofascista di lingue orientali a
Napoli, fautore di una nuova razza da
ottenere grazie all’incrocio di ariani e
giapponesi, già da ragazzo comincia a
trafficare con le armi. Compie vari
attentati neofascisti in Veneto e ha 22 anni
quando il 12 dicembre 1969 una bomba esplode
nella sede della Banca Nazionale
dell’Agricoltura, provocando 16 morti ed 88
feriti. E’ la strage di Piazza Fontana per
la quale viene condannato come esecutore
materiale all’ergastolo. Ma si trova in
Giappone dove è cittadino dal 1989 e dove è
diventato miliardario portando le grandi
firme della moda italiana e non.
Per l’anagrafe nipponica è Roi Hagen, cioè
“croce uncinata”, “svastica”. La legge
giapponese vieta l’estradizione dei
cittadini. L’avvocato dei parenti delle
vittime di Piazza Fontana, Manlio Milani,
che ha perso la moglie nella strage, gli si
avvicina durante un processo di Zorzi a
Tokio per diffamazione: “Dottore,
rappresento i parenti delle vittime delle
stragi. Mi ascolti, non le rivolgo alcuna
accusa, non dico che lei è colpevole, non ho
desideri di vendetta. Ma torni in Italia e
accetti il processo. L’Italia è un paese
serio , i giudici sono seri. Difendersi è
anche suo interesse”. E Zorzi: “Quello che
lei dice non sta in piedi. I giudici
italiani sono inaffidabili”. Il suo
avvocato, un certo Gaetano Pecorella, aveva
già parlato di sentenza politica, quando il
12 marzo 2004 è stato assolto in Appello per
insufficienza di prove. La Cassazione il 3
maggio 2005 ha confermato la sentenza
d’Appello. L’Italia ha più volte chiesto la
sua estradizione e rimane tuttora ricercato
per quegli attentati neofascisti degli anni
giovanili e perché è imputato per la strage
di Brescia (28 maggio 1974, 8 morti).
Anche in questi casi è necessario un
intervento del ministro della Giustizia
perché questi latitanti possano rientrare in
Italia ed essere sottoposti alla nostra
legge. Per i parenti delle vittime, e per
l’amor di Giustizia.
gabro.v@libero.it
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