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L'incoerente
faziosità di Berlusconi e i suoi
vassalli non poteva che stigmatizzare le
liberalizzazione del governo Prodi. In
cinque anni il magnate di Arcore ha
liberalizzato solo se stesso dalle grane
giudiziarie che a portato in dote agli
italiani. E nient'altro.
Eletto come presunto paladino del
mercato, e simbolo dell'Italia moderna
che lavora, Berlusconi e i suoi hanno
dovuto truccare i bilanci dello Stato
per fingere di rispettare almeno le
briciole di quello che avevano promesso
al paese. Si pensava che Berlusconi,
imprenditore di successo riuscisse a
scardinare le logiche stataliste che
impedivano all'Italia di riprendere la
via della crescita. Si pensava che
grazie alle sue straordinarie doti
imprenditoriali il paese potesse
ritrovare la via della modernizzazione.
Le tre i, il tutto per tutti,
coreografie hollywoodiane e cascate di
cerone. Tutto fumo e niente arrosto.
Del resto
per oltre due anni, Berlusconi ha usato
il parlamento come studio privato per
sistemare le sue grane con la giustizia
di craxiana memoria, e una volta che ha
avuto finalmente tempo di pensare
all'Italia si è scontrato contro il muro
della sua incapacità politica. Contro
gli egoismi dei suoi elettori, categorie
incluse, motivate solo dalla difesa dei
propri interessi personali.
Contro il vecchio ed ipocrita statalismo
che fa capo alla destra post fascista.
Contro le vuote chiacchiere dei post
democristiani. Muri che nonostante la
folle creatività di Tremonti, hanno di
fatto archiviato il governo di
centrodestra come inconcludente e
conservatore. E vedere che Prodi oggi
liberalizza l'Italia con il sostegno di
comunisti e post comunisti non deve
essere facile per Berlusconi e i suoi
vassalli.
I nemici tanto odiati che avrebbero
dovuto portare l'Italia sotto una
dittatura statalista, stanno invece
liberalizzando.
Stanno portando più mercato e
competizione negli interessi dei
consumatori. Stanno facendo un po' di
luce sul grande inganno del
berlusconismo.
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