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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 30 GENNAIO 2007
Vade retro, veritas
Daniela Gaudenzi

Lo stato di prostrazione dell’informazione e della televisione nel nostro è paese riconfermato dall’offensiva di questi giorni contro il timidissimo disegno di legge sul riassetto televisivo di Paolo Gentiloni bollato come “criminale” dal capo dell’opposizione, nonché duopolista televisivo, bocciato preventivamente ed incredibilmente dal presidente dell’Antitrust, difeso molto tiepidamente da larghissimi settori della maggioranza, inclusa quella sedicente “radicale” che temono, con una difesa più decisa, di veder tagliato il numero degli strapuntini nei “salotti” Mediaset.

Ma la condizione sostanzialmente miserevole del pluralismo, della libertà di informazione e della satira, quella vera che è il sale di qualsiasi democrazia, è riconfermata anche dall’ostracismo sine die di cui sono ancora oggetto comici di prima grandezza, che fanno impennare gli ascolti anche in seconda o terza serata e che riempiono i teatri di tutt’Italia, come, tanto per fare due nomi a caso, Daniele Luttazzi o Sabina Guzzanti.

Che Luttazzi non sarebbe ritornato in Rai né a berlusconismo palesemente a regime, né a berlusconismo “sottotraccia” più che una facile previsione era una certezza ed era stato ufficializzato da due signori che sanno bene come vanno a finire queste cose.

Se lo erano promesso e ripromesso in una puntata di Matrix, durante la campagna elettorale e sotto lo sguardo comprensivo di Enrico Mentana, quello che si sarebbe incatenato ai cancelli di viale Mazzini se Biagi, Santoro e Luttazzi non fossero rientrati in Rai, Fedele Confalonieri e Claudio Petruccioli.

Fedele, considerato dalla giunta per le elezioni, con maggioranza ulivista durante il Governo D’Alema, il vero concessionario Mediaset, (dev’essere per questo che se la prende tanto a cuore e aggredisce tranquillamente Gentiloni a Ballarò sotto lo sguardo comprensivo di Giovanni Floris) e dunque ritenuto, lui sì, incandidabile, al posto di Berlusconi; Claudio, amico dai tempi del liceo, Presidente insignito a Palazzo Grazioli, dopo una vigilanza letargica, astenuto su Meocci ma molto “vigile” su Satyricon, bollato senza mezzi termini come “giornalismo militante e non certo di informazione”.

Ma naturalmente, al contrario di quanto sospettano i soliti che fanno o che favoriscono “un uso criminale del servizio pubblico” per dirla con le parole dell’editto bulgaro, sempre in vigore per Daniele Luttazzi, “L’ odore dei soldi”, le indagini relative a Berlusconi, i documenti ufficiali e depositati, le motivazioni delle sentenze, lo stalliere di Arcore ecc) non c’entrano proprio niente con l’ostracismo al conduttore di Satyricon ! Luttazzi è persona non gradita in Rai per via della cioccolata, per la sua consuetudine con la coprolalia, come hanno voluto sottolineare all’unisono gli ex-liceali pre-sessantottini Fedele e Claudio, insomma per tutta quella fissazione con il sesso!

 

E sarà anche perché quel demone non addomesticato, refrattario al buonismo in ogni declinazione e all’opportunismo di qualsiasi colore ha la pessima abitudine di chiamare le cose con il loro nome: l’Italia ipnotizzata dal grande imbonitore, “l’Italia di merda”; l’indulto modello vip e taglia extra-large, “il lodo Previti-Consorte”; i comici e conduttori “paraculi” quelli in auge in qualsiasi stagione perché “non si schierano mai, si mimetizzano, fanno del qualunquismo una bandiera” li chiama semplicemente “paraculi”, anche se, a maggior ragione, fanno incetta di Telegatti o furoreggiano a Sanremo perché baciano in bocca o tastano super-Pippo. L’elenco di quelli che si dichiarano “qualunquisti” o “né di destra, né di sinistra o disinteressati alla politica” è lungo ma Daniele Luttazzi non si fa pregare: Bonolis, Fabio Volo, Simona Ventura, Gene Gnocchi, Fabio Fazio, Pippo Baudo….(“Io, Barracuda, tra Silvio ed i qualunquisti i TV” intervista ad Anna Tonelli su Repubblica di venerdì 26 gennaio).

Che speranze può avere uno del genere, fissato con la verità dei fatti ed il significato delle parole, con la satira che deve smascherare e non compiacere i potenti, con l’informazione autonoma dalla politica, con i politici che devono rispondere al proprio elettorato, con la intangibilità della laicità dello stato, di ritornare in una tv dove il berlusconismo non è mai tramontato?

“Io voglio parlare liberamente di politica, di sesso, di religione. Non fare la scimmietta da circo” e con questo semplice programma ha declinato l’invito di Baudo a Sanremo e ha inaugurato con il consueto successo al PalaDozza il suo monologo “Barracuda 2007” che porta in giro per l’Italia. Complimenti ed auguri! E non perdiamo l’occasione sempre più rara di ascoltare un comico che non si preoccupa di scontentare qualcuno che conta, di urtare le sensibilità “educate” al “politicamente corretto” e di dire solo quello che pensa.

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Daniela Guadenzi

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