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Lo stato di
prostrazione dell’informazione e della
televisione nel nostro è paese riconfermato
dall’offensiva di questi giorni contro il
timidissimo disegno di legge sul riassetto
televisivo di Paolo Gentiloni bollato come
“criminale” dal capo dell’opposizione,
nonché duopolista televisivo, bocciato
preventivamente ed incredibilmente dal
presidente dell’Antitrust, difeso molto
tiepidamente da larghissimi settori della
maggioranza, inclusa quella sedicente
“radicale” che temono, con una difesa più
decisa, di veder tagliato il numero degli
strapuntini nei “salotti” Mediaset.
Ma la condizione sostanzialmente miserevole
del pluralismo, della libertà di
informazione e della satira, quella vera che
è il sale di qualsiasi democrazia, è
riconfermata anche dall’ostracismo sine die
di cui sono ancora oggetto comici di prima
grandezza, che fanno impennare gli ascolti
anche in seconda o terza serata e che
riempiono i teatri di tutt’Italia, come,
tanto per fare due nomi a caso, Daniele
Luttazzi o Sabina Guzzanti.
Che Luttazzi non sarebbe ritornato in Rai né
a berlusconismo palesemente a regime, né a
berlusconismo “sottotraccia” più che una
facile previsione era una certezza ed era
stato ufficializzato da due signori che
sanno bene come vanno a finire queste cose.
Se lo erano promesso e ripromesso in una
puntata di Matrix, durante la
campagna elettorale e sotto lo sguardo
comprensivo di Enrico Mentana, quello che si
sarebbe incatenato ai cancelli di viale
Mazzini se Biagi, Santoro e Luttazzi non
fossero rientrati in Rai, Fedele
Confalonieri e Claudio Petruccioli.
Fedele, considerato dalla giunta per le
elezioni, con maggioranza ulivista durante
il Governo D’Alema, il vero concessionario
Mediaset, (dev’essere per questo che se la
prende tanto a cuore e aggredisce
tranquillamente Gentiloni a Ballarò
sotto lo sguardo comprensivo di Giovanni
Floris) e dunque ritenuto, lui sì,
incandidabile, al posto di Berlusconi;
Claudio, amico dai tempi del liceo,
Presidente insignito a Palazzo Grazioli,
dopo una vigilanza letargica, astenuto su
Meocci ma molto “vigile” su Satyricon,
bollato senza mezzi termini come
“giornalismo militante e non certo di
informazione”.
Ma naturalmente, al contrario di quanto
sospettano i soliti che fanno o che
favoriscono “un uso criminale del servizio
pubblico” per dirla con le parole
dell’editto bulgaro, sempre in vigore per
Daniele Luttazzi, “L’ odore dei soldi”, le
indagini relative a Berlusconi, i documenti
ufficiali e depositati, le motivazioni delle
sentenze, lo stalliere di Arcore ecc) non
c’entrano proprio niente con l’ostracismo al
conduttore di Satyricon ! Luttazzi è
persona non gradita in Rai per via
della cioccolata, per la sua
consuetudine con la coprolalia, come hanno
voluto sottolineare all’unisono gli
ex-liceali pre-sessantottini Fedele e
Claudio, insomma per tutta quella fissazione
con il sesso!
E sarà anche
perché quel demone non addomesticato,
refrattario al buonismo in ogni declinazione
e all’opportunismo di qualsiasi colore ha la
pessima abitudine di chiamare le cose con il
loro nome: l’Italia ipnotizzata dal grande
imbonitore, “l’Italia di merda”; l’indulto
modello vip e taglia extra-large, “il lodo
Previti-Consorte”; i comici e conduttori
“paraculi” quelli in auge in qualsiasi
stagione perché “non si schierano mai, si
mimetizzano, fanno del qualunquismo una
bandiera” li chiama semplicemente “paraculi”,
anche se, a maggior ragione, fanno incetta
di Telegatti o furoreggiano a Sanremo perché
baciano in bocca o tastano super-Pippo.
L’elenco di quelli che si dichiarano
“qualunquisti” o “né di destra, né di
sinistra o disinteressati alla politica” è
lungo ma Daniele Luttazzi non si fa pregare:
Bonolis, Fabio Volo, Simona Ventura, Gene
Gnocchi, Fabio Fazio, Pippo Baudo….(“Io,
Barracuda, tra Silvio ed i qualunquisti i
TV” intervista ad Anna Tonelli su
Repubblica di venerdì 26 gennaio).
Che speranze può avere uno del genere,
fissato con la verità dei fatti ed il
significato delle parole, con la satira che
deve smascherare e non compiacere i potenti,
con l’informazione autonoma dalla politica,
con i politici che devono rispondere al
proprio elettorato, con la intangibilità
della laicità dello stato, di ritornare in
una tv dove il berlusconismo non è mai
tramontato?
“Io voglio parlare liberamente di politica,
di sesso, di religione. Non fare la
scimmietta da circo” e con questo semplice
programma ha declinato l’invito di Baudo a
Sanremo e ha inaugurato con il consueto
successo al PalaDozza il suo monologo
“Barracuda 2007” che porta in giro per
l’Italia. Complimenti ed auguri! E non
perdiamo l’occasione sempre più rara di
ascoltare un comico che non si preoccupa di
scontentare qualcuno che conta, di urtare le
sensibilità “educate” al “politicamente
corretto” e di dire solo quello che pensa.
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