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Si poteva
prevedere che il 2 giugno del 2007 ad un
anno e pochi giorni dall’insediamento del
governo Prodi, a margine della celebrazione
della tradizionale parata per la festa della
Repubblica si sarebbe assistito al bagno di
folla plaudente per Silvio Berlusconi? E il
giorno successivo a conferma dell’abisso che
si è creato nel paese tra il governo in
carica ed il suo elettorato si è assistito
ad una contestazione clamorosa del
presidente del Consiglio da parte del
comitato di Vicenza che si batte contro
l’ampliamento delle basi militari, elettori
in stragrande maggioranza del centro
sinistra ai quali Romano Prodi ha risposto,
mangiandosi più del solito le parole che si
tratta “di un impegno assunto dal precedente
governo”.
In mezzo e all’ordine del giorno, la vicenda
ampiamente strumentalizzata e deformata
dall’opposizione ma che non si può
derubricare in alcun modo a montatura
giornalistica, che vede protagonisti il
sottosegretario all’economia Visco ed il
generale della guardia di finanza Speciale.
Lo strascico avvelenato dell’estate dei
furbetti e dei furboni che ha visto il
maggiore partito della sinistra tifare
ardentemente e non passivamente per una
banda di delinquenti, in concerto tra loro,
all’arrembaggio della finanza, delle banche,
del primo giornale del paese, sotto la
supervisione del governatore della banca di
Italia di cui ci si è tardivamente liberati,
ancora una volta, solo grazie all’intervento
della magistratura.
Dunque Berlusconi è già tornato o meglio non
se ne è mai andato e non si può far finta di
non vedere: il risultato elettorale delle
amministrative e non solo al nord lo ha
confermato.
C’è motivo di stupirsene? Gli anticorpi su
cui confidava con cauto ottimismo Paolo
Sylos Labini non si sono sviluppati o sono
stati neutralizzati dal berlusconismo
disinvolto e diffuso anche a “sinistra”,
dalla quotidiana pseudo-informazione che ha
come primo se non unico comandamento “la
scomparsa dei fatti”, dalla impossibilità
per molti elettori confusi o indecisi di
riconoscere dei tratti discriminanti e
alternativi che fanno la differenza tra i
due schieramenti.
Gli italiani non si sono vaccinati, come
sperava Montanelli.
La prova funesta di 5 anni di democrazia
fittizia in balia di un autocrate,
monopolista dell’informazione e legislatore
per la propria impunità, quella degli amici
e infine quella della casta di appartenenza,
impavido assertore di quel principio
antecedente lo stato del diritto per cui “Io
posso essere giudicato solo dai miei pari”,
fatto proprio in poco tempo dall’intero ceto
politico, non è bastata.
Gli italiani
non ne sono usciti più forti e più
consapevoli anche perché non hanno trovato
una alternativa coerente e credibile. I
cittadini di buona volontà, animati da una
autentica passione civile e dalla ricerca
del bene comune, certamente una minoranza ma
non per questo da mettere sotto i piedi,
hanno ricevuto dal centro sinistra, prima
quando era all’opposizione un’ attenzione
strumentale e interessata e dopo una volta
al governo una serie infinita di
frustrazioni e umiliazioni riguardo una
inversione di rotta mai avvenuta.
Il cosiddetto “uomo della strada”, a sua
volta, incline a seguire il suo particulare
e a stare dalla parte del più forte, dopo
aver constato che il miracolo berlusconiano
era stato tale solo per Silvio Berlusconi,
ha assistito ad una politica alternativa che
si è ridotta a mera amministrazione e
inasprimento della pressione fiscale, mentre
a livello culturale, simbolico,
comunicativo, di modalità e pratica del
potere non si è spostata una virgola e non
si è avvertita una concreta discontinuità.
Il berlusconismo non è stato scalfito, il
simulacro è rimasto intatto, il conflitto di
interessi è alle corde, la Rai è in stato
comatoso, Mediaset ogni giorno più forte, le
tanto deprecate, a parole, leggi vergogna
godono di ottima salute e nessuno si sogna
più di abrogarle, la controriforma Castelli
in luglio ritornerà pienamente operativa,
l’indulto che ha ingenerato insicurezza e ha
rafforzato il senso di impunità è opera
trasversale dei due schieramenti.
Dunque ha vinto ancora una volta Lui, perché
in fondo è il più forte, il più simpatico,
quello che racconta meglio le barzellette,
che tiene meglio le ragazze sulle ginocchia,
che si fa beffe della politica, che “si è
fatto da solo” e che può al prossimo giro
ritentare “il miracolo” che non gli è
riuscito al precedente. E’ sempre uno come
non dimentica di sottolineare compiaciuto D’Alema
“che è in sintonia con il paese”!
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