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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 5 GIUGNO 2007
Sprodiamoci

Tommaso Merlo

Chi lo avrebbe immaginato, a poco più di un anno dalla sua nascita, il governo Prodi è finito in un tunnel di cui non si intravede la fine. Lasciamo stare le ipocrite richieste della destra populista a cui interessa solo riprendersi le poltrone perdute e ricominciare a sbronzarsi di potere. Lasciamo pure stare i piduisti, veri o presunti che siano, a loro non importa il colore di chi comanda ma quanto quel potere sia ricattabile e compiacente. E leggendo i giornali, sembra che con le destre si trovavano meglio. Lasciamo stare dunque i nemici, e concentriamoci su chi ha votato il governo Prodi e oggi si trova a desiderare la sua fine. Su chi vinte le elezioni sperava che il centrosinistra riuscisse a voltare pagina. A superare cioè il populismo berlusconiano e rimettere la democrazia in carreggiata passando dalla realtà virtuale della propaganda al realismo del buon senso. E Prodi, uomo serio e di esperienza internazionale, era l'uomo giusto. Certo, di una certa età, dal lungo background democristiano, ma del resto in tanti anni il centrosinistra non era riuscito a crescere un cavallo vincente alternativo. Scherzi della gerontocrazia e della politica commerciale. E allora tutti disperatamente insieme dietro il grande vecchio al grido di Unità!

 

Ebbene, dopo anno, per molti elettori del centrosinistra, quel grido si è trasformato in Sprodiamoci! Com'è stato possibile un cambiamento cosi repentino? La prima risposta è che il governo ha fatto poco. Si è rivelato inconcludente sia nel rimuovere le malefatte del centrodestra che nel fare cose nuove. Molti delusi si chiedono, infatti, come sia possibile che, in un anno, il governo di centrosinistra non abbia ancora risolto il conflitto di interessi quando per cinque anni ha gridato ai quattro venti che la democrazia era in pericolo. E come sia possibile che le leggi vergogna o ad personam siano ancora in vigore dopo essersi stracciate le vesti per anni. Poi c'è la delusione di chi ritiene che il governo non sia riuscito in un anno a produrre nessuna riforma di rilievo. Che dire del mercato giungla del lavoro, o delle istituzioni che fanno acqua o della Giustizia ormai al collasso? Un immobilismo ancora più inspiegabile per chi ritiene che il centrosinistra avrebbe dovuto avere pronte tali riforme nel cassetto ancora prima delle elezioni. Evidentemente non era cosi. Poi c'è la delusione per le questioni concrete e d'attualità come la base del Molin. Lì il governo aveva l'opportunità, con poco, di distinguersi dalla politica guerrafondaia dell'amministrazione Bush e aprire una nuova fase di politica partecipata. Un enorme occasione perduta e che tocca un altro punto centrale per comprendere il sentimento di delusione. Il governo Prodi si è chiuso nel palazzo confondendo la promessa serietà con la bigotta rigidità di chi crede di essere unto dall'alto. Di chi non ha compreso i cambiamenti della società civile e di conseguenza quelli che ci si aspetta oggi dalla politica, almeno nel centrosinistra sinistra. Ed è proprio questo il tunnel in cui si è infilato il governo Prodi. Il tunnel dell'incomprensione del salto culturale e quindi politico che divide la società moderna dalla vecchia politica. Il tunnel del vuoto moderatismo istituzionale privo della forza di quelle idee e valori che soli creano progetti politici all'altezza del triste presente e delle grandi sfide che ci aspettano.

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