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Chi
lo avrebbe immaginato, a poco più di un
anno dalla sua nascita, il governo Prodi
è finito in un tunnel di cui non si
intravede la fine. Lasciamo stare le
ipocrite richieste della destra
populista a cui interessa solo
riprendersi le poltrone perdute e
ricominciare a sbronzarsi di potere.
Lasciamo pure stare i piduisti, veri o
presunti che siano, a loro non importa
il colore di chi comanda ma quanto quel
potere sia ricattabile e compiacente. E
leggendo i giornali, sembra che con le
destre si trovavano meglio. Lasciamo
stare dunque i nemici, e concentriamoci
su chi ha votato il governo Prodi e oggi
si trova a desiderare la sua fine. Su
chi vinte le elezioni sperava che il
centrosinistra riuscisse a voltare
pagina. A superare cioè il populismo
berlusconiano e rimettere la democrazia
in carreggiata passando dalla realtà
virtuale della propaganda al realismo
del buon senso. E Prodi, uomo serio e di
esperienza internazionale, era l'uomo
giusto. Certo, di una certa età, dal
lungo background democristiano, ma del
resto in tanti anni il centrosinistra
non era riuscito a crescere un cavallo
vincente alternativo. Scherzi della
gerontocrazia e della politica
commerciale. E allora tutti
disperatamente insieme dietro il grande
vecchio al grido di Unità!
Ebbene,
dopo anno, per molti elettori del
centrosinistra, quel grido si è
trasformato in Sprodiamoci! Com'è stato
possibile un cambiamento cosi repentino?
La prima risposta è che il governo ha
fatto poco. Si è rivelato inconcludente
sia nel rimuovere le malefatte del
centrodestra che nel fare cose nuove.
Molti delusi si chiedono, infatti, come
sia possibile che, in un anno, il
governo di centrosinistra non abbia
ancora risolto il conflitto di interessi
quando per cinque anni ha gridato ai
quattro venti che la democrazia era in
pericolo. E come sia possibile che le
leggi vergogna o ad personam siano
ancora in vigore dopo essersi stracciate
le vesti per anni. Poi c'è la delusione
di chi ritiene che il governo non sia
riuscito in un anno a produrre nessuna
riforma di rilievo. Che dire del mercato
giungla del lavoro, o delle istituzioni
che fanno acqua o della Giustizia ormai
al collasso? Un immobilismo ancora più
inspiegabile per chi ritiene che il
centrosinistra avrebbe dovuto avere
pronte tali riforme nel cassetto ancora
prima delle elezioni. Evidentemente non
era cosi. Poi c'è la delusione per le
questioni concrete e d'attualità come la
base del Molin. Lì il governo aveva
l'opportunità, con poco, di distinguersi
dalla politica guerrafondaia
dell'amministrazione Bush e aprire una
nuova fase di politica partecipata. Un
enorme occasione perduta e che tocca un
altro punto centrale per comprendere il
sentimento di delusione. Il governo
Prodi si è chiuso nel palazzo
confondendo la promessa serietà con la
bigotta rigidità di chi crede di essere
unto dall'alto. Di chi non ha compreso i
cambiamenti della società civile e di
conseguenza quelli che ci si aspetta
oggi dalla politica, almeno nel
centrosinistra sinistra. Ed è proprio
questo il tunnel in cui si è infilato il
governo Prodi. Il tunnel
dell'incomprensione del salto culturale
e quindi politico che divide la società
moderna dalla vecchia politica. Il
tunnel del vuoto moderatismo
istituzionale privo della forza di
quelle idee e valori che soli creano
progetti politici all'altezza del triste
presente e delle grandi sfide che ci
aspettano.
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