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L'aria che si
respira è torbida: ogni settimana scoppia
una Tangentopoli, i clientelismi, le
corruttele vengono taciute e/o incoraggiate,
precisi provvedimenti legislativi permettono
la sostanziale impunità, l'opinione pubblica
non chiede conto di nulla a nessuna, non
investiga (poiché è contigua al potere). La
classe politica si fa autoreferenziale, a
volte sembra che la misura sia colma, ma è
un gattopardesco allarme: tutto cambia
perché non cambi nulla.
Ma il nostro disagio è anche ammenda nostra.
La colpa che abbiamo è leggere giornali come
"Internazionale" di Giovanni De Mauro: i
migliori articoli di tutto il mondo. Non
compiacimenti o encomi o partiti presi:
informazione. Distinta dai fatti, non
provinciale, indipendente. Sul primo numero
di giugno è pubblicata un'inchiesta di
Malcolm Gladwell per "The New Yorke" sullo
scandalo finanziario di Enron. Nata nell'85,
era un'azienda che forniva gas, energia
elettrica, acqua alle famiglie americane.
Sotto la guida di Kenneth Lay Enron
conquista tutti i mercati internazionali,
diventa la settima azienda americana, dà
lavoro a 21mila persone. Intanto Skilling e
Fastow diventano direttore generale e
responsabile finanziario: l'azienda cresce,
ma grazie ad operazioni senza scrupoli. Le
entrate di contratti non eseguiti sono
considerati profitti e le perdite vengono
trasferite a società di comodo. Grazie a
delle inchieste giornalistiche (da noi merce
rara; inoltre non sarebbe d'uopo indagare
per la verità: meglio contro un avversario
politico), la pentola esplode. Si scoprono
debiti che non possono essere appianati: il
valore delle azioni crolla, ben presto la
ditta chiude per fallimento e 21mila
dipendenti perdono lavoro. Bilanci falsati,
uso di patrimoni non limpidi, società off –
shore impiantate in paradisi fiscali,
insabbiamenti, truffa dei risparmiatori fino
a: 31,8 miliardi di debiti, 75 milioni per
comprare illegalmente delle azioni; 252
milioni di guadagni personali in un solo
anno per Lay (che difatti, per festeggiare
la moglie, affitta uno yacht a 200mila
dollari). Risultato: condanne esemplari per
Lay (è morto prima della condanna, aveva
comunque accumulato un centinaio di anni di
carcere), Skilling (colpevole di 19 reati
per 24 anni di carcere), Fastow (10 anni di
prigione con una multa di 23,8 milioni per
risarcire i risparmiatori truffati).
Immaginiamo
uno scandalo di tal genere in Italia. Un
giornalista giustizialista ha pubblicato
false notizie circa dei presunti falsi in
bilancio (peraltro, da noi, depenalizzati o
quasi: è l'Italia, bellezza) di una nota
azienda. E' spazzatura (oppure: calunnia,
che dir si voglia). Il responsabile
finanziario della suddetta è ingiustamente
detenuto: si fa un uso improprio della
custodia cautelare. Intanto il giornale
tale, il quotidiano talaltro sostengono
l'innocenza dei dirigenti dell'azienda (nei
nostri sempiterni e non transeunti conflitti
d'interesse gli industriali hanno quasi
sempre un giornale a loro disposizione). La
politica (che ha ricevuto intanto
"sovvenzioni" dall'azienda: chiamasi
tangenti) si adopera per evitare questa
barbarie: ha disposto l'arresto per i
giornalisti che non omettono la verità e ha
approvato un indulto e, se questo non
dovesse bastare, anche una legge blocca –
processi, scatta – prescrizione, la
possibilità di scegliere da sé il giudice e
via di vergogna in vergogna. I giudizi sono
politicizzati (rossi, neri, neri, rossi,
azzurri, fucsia e poi tutto l'arcobaleno),
brutti, puzzano, passano informazioni
segrete ai giornalisti. Il presidente della
Camera ha espresso solidarietà agli
imputati, il ministro della Giustizia ha
fatto pervenire loro la sua amicizia.
Dopo vent'anni
di processi (i tempi della Giustizia!) si è
giunti alle sentenze: 2 anni e 8 mesi per il
presidente dell'azienda (che non sconterà
neanche in minima parte causa indulto e
prescrizione avvenuta); prescrizione per il
direttore generale; insufficienza di prove
per il responsabile finanziario.
Fantapolitica? Descrizione di cose non vere
o situazioni non reali? Vediamo come finirà
il crack Parmalat: lo scandalo finanziario
più grande d'Europa, ma di nessuna rilevanza
o quasi in Italia. C'è da aspettare le
sentenze: perché un comico, Beppe Grillo,
aveva, già tempo prima dello scandalo,
denunciato la crisi della Parmalat e nessuno
gli aveva dato ascolto; indulto ed altre
leggi ad hoc sono già state approvate
dalla politica (che riceveva, è bene
ricordarlo, foraggiamenti da Tanzi). Una
legge che de facto blocchi le
intercettazioni e la loro legittima
divulgazione è di prossima approvazione
presso il Senato della Repubblica. (A tal
proposito è significativo che il cosiddetto
ministro della Giustizia si lamenti che la
meravigliosa legge non sia stata ancora
approvata, ora che il giudice Forleo renderà
pubbliche – poiché le passerà agli avvocati
degli imputati – una settantina di
intercettazioni di imprenditori senza
scrupoli che parlano al telefono con
numerosi politici: chissà cosa ne verrà
fuori).
Certi paragoni, certi risconti con altri
paesi è meglio non farli. Fa male alla
salute. Tutti colpevoli, nessun colpevole; i
magistrati politicizzati; le eccessive
intercettazioni; e via falsificando: sono
un'invenzione italiana. C'è da esserne
fieri.
gabro.v@libero.it
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