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La
verità è una sola, e i cittadini hanno
diritto di conoscerla in una democrazia
sana. Hanno diritto si sapere quali
politici o partiti sono corrotti e quali
sono onesti, e ne hanno diritto per il
semplice fatto che spetta a loro
decidere a chi affidare il destino il
proprio Paese. In Italia questo non
succede, e il fango travolge tutto.
L'origine del problema è lo stato della
Giustizia. In Italia i processi sono
infiniti e spesso non portano da nessuna
parte. La selva di cavilli e le
contraddizioni del sistema, consentono
ai potenti, e a chi può pagarsi un bravo
avvocato, di farla franca. Una
situazione che dura da anni senza che la
politica faccia nulla di serio per
risolverla. Perché? Perché è proprio la
politica che dovrebbe riformare la
Giustizia quella che trae vantaggio
dall'impunità. Corrotti e corruttori non
pagano i loro debito con la giustizia, e
rimangono politicamente a galla almeno
fino a quando l'unico tribunale rimasto
in piedi, quello "popolare", non
pronuncia il suo verdetto. Dato,
infatti, che vige l'impunità per la
classe dirigente, l'unico tribunale che
conta per la politica è quello
"popolare", e cioè l'opinione che gli
elettori hanno degli eventi. Non conta
se un politico ha rubato o meno, conta
se gli elettori pensano che quel
politico abbia rubato o meno, e quindi
come si comporteranno alle prossime
elezioni. In sostanza, per politici e i
partiti, conta la propria reputazione di
fronte all'opinione pubblica, o almeno
ai propri elettori, e non interessa
invece la verità, e tanto meno la
giustizia, perché essa potrebbe voler
dire la fine della propria carriera o
della propria organizzazione. La
sostituzione del Tribunale "legale" con
quello "popolare", ha ovviamente portato
ad un deterioramento devastante del
livello di moralità nella classe
dirigente, come dimostra la regolarità
degli scandali che scuotono il Paese.
Ma come può reggersi un tale fragile
sistema? Grazie alla doppia verità. La
verità, che è un concetto unitario, è
stata infatti scissa in due parti dalla
politica. C'è la verità della propria
fazione e la verità degli avversari. Se,
ad esempio, la Magistratura indaga su un
politico della propria fazione, allora
la politica parla di attacchi per
denigrare, di complotti e manovre
occulte ad opera ovviamente degli
avversari. Se invece la Magistratura
indaga sui propri avversari politici,
allora la Giustizia sta facendo il suo
corso e si spera che venga fatta luce.
Stessa cosa succede con le informazioni
scomode che potrebbero intaccare
l'immagine di qualche politico. A
seconda delle convenienze tali
informazioni sono frutto di veleni atti
ad intossicazione la vita politica,
oppure sono informazioni utili al
perseguimento della verità. Il risultato
è che l'Italia sta sprofondando nel
fango. La serie infinita degli scandali
impuniti dimostra il dilagare della
corruzione ai vertici del Paese. Tutto è
propaganda, tutto è in funzione delle
prossime elezioni, la Giustizia al
collasso fa comodo a tutte le fazioni, e
poi, a seconda che il corrotto sia amico
o nemico, si invertono i ruoli della
stessa commedia. Il mondo politico trema
da qualche settimana. Il livello di
degenerazione morale ed etica ha
raggiunto livelli tali da non riuscire
ad essere coperto da operazione di
palazzo. Il fango esce dalle finestre.
Il mondo politico teme che il Tribunale
Popolare pronunci un altro drammatico
verdetto, quello della Terza Repubblica.
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