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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 11 GIUGNO 2007
La Terza Repubblica

Tommaso Merlo

La verità è una sola, e i cittadini hanno diritto di conoscerla in una democrazia sana. Hanno diritto si sapere quali politici o partiti sono corrotti e quali sono onesti, e ne hanno diritto per il semplice fatto che spetta a loro decidere a chi affidare il destino il proprio Paese. In Italia questo non succede, e il fango travolge tutto. L'origine del problema è lo stato della Giustizia. In Italia i processi sono infiniti e spesso non portano da nessuna parte. La selva di cavilli e le contraddizioni del sistema, consentono ai potenti, e a chi può pagarsi un bravo avvocato, di farla franca. Una situazione che dura da anni senza che la politica faccia nulla di serio per risolverla. Perché? Perché è proprio la politica che dovrebbe riformare la Giustizia quella che trae vantaggio dall'impunità. Corrotti e corruttori non pagano i loro debito con la giustizia, e rimangono politicamente a galla almeno fino a quando l'unico tribunale rimasto in piedi, quello "popolare", non pronuncia il suo verdetto. Dato, infatti, che vige l'impunità per la classe dirigente, l'unico tribunale che conta per la politica è quello "popolare", e cioè l'opinione che gli elettori hanno degli eventi. Non conta se un politico ha rubato o meno, conta se gli elettori pensano che quel politico abbia rubato o meno, e quindi come si comporteranno alle prossime elezioni. In sostanza, per politici e i partiti, conta la propria reputazione di fronte all'opinione pubblica, o almeno ai propri elettori, e non interessa invece la verità, e tanto meno la giustizia, perché essa potrebbe voler dire la fine della propria carriera o della propria organizzazione. La sostituzione del Tribunale "legale" con quello "popolare", ha ovviamente portato ad un deterioramento devastante del livello di moralità nella classe dirigente, come dimostra la regolarità degli scandali che scuotono il Paese.

 

Ma come può reggersi un tale fragile sistema? Grazie alla doppia verità. La verità, che è un concetto unitario, è stata infatti scissa in due parti dalla politica. C'è la verità della propria fazione e la verità degli avversari. Se, ad esempio, la Magistratura indaga su un politico della propria fazione, allora la politica parla di attacchi per denigrare, di complotti e manovre occulte ad opera ovviamente degli avversari. Se invece la Magistratura indaga sui propri avversari politici, allora la Giustizia sta facendo il suo corso e si spera che venga fatta luce. Stessa cosa succede con le informazioni scomode che potrebbero intaccare l'immagine di qualche politico. A seconda delle convenienze tali informazioni sono frutto di veleni atti ad intossicazione la vita politica, oppure sono informazioni utili al perseguimento della verità. Il risultato è che l'Italia sta sprofondando nel fango. La serie infinita degli scandali impuniti dimostra il dilagare della corruzione ai vertici del Paese. Tutto è propaganda, tutto è in funzione delle prossime elezioni, la Giustizia al collasso fa comodo a tutte le fazioni, e poi, a seconda che il corrotto sia amico o nemico, si invertono i ruoli della stessa commedia. Il mondo politico trema da qualche settimana. Il livello di degenerazione morale ed etica ha raggiunto livelli tali da non riuscire ad essere coperto da operazione di palazzo. Il fango esce dalle finestre. Il mondo politico teme che il Tribunale Popolare pronunci un altro drammatico verdetto, quello della Terza Repubblica.

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