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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 GIUGNO 2007
La lezione di Selva
Tommaso Merlo

Spesso i politici vengono accusati di usare la cosa pubblica a fini personali, di sfruttare il potere per ottenere privilegi sulle spalle della collettività, e poi di correre in televisione a chiacchierare del nulla. Accuse pesantissime, ma che il Senatore Gustavo Selva ha sintetizzato con un gesto esemplare davvero d'altri tempi. Selva, 81 anni, si è finto malato e ha usato un ambulanza per recarsi ad una trasmissione televisiva. Gli addetti all'ambulanza hanno dichiarato di essere stati maltrattati dal Senatore che sosteneva di doversi recare dal proprio cardiologo, peccato che all'indirizzo indicato non corrispondeva uno studio medico ma quello televisivo di La7 dal quale il Selva ha perfino ammesso la bravata. Certo, un gesto ignobile, ma che potrebbe sembrare di poco conto se si paragona agli scandali che da tempo travolgono i vertici del Paese. Una bravata rispetto alle dimensioni e alle cifre dell'illegalità, presunta, che ha travolto banche, grandi aziende, amministrazioni pubbliche e perfino il Calcio e lo spettacolo. E invece non è cosi, l'episodio di Selva, ci rivela con cristallina chiarezza il livello di degrado morale che affligge grossi fette della classe politica italiana. Nei grandi scandali, nelle collusioni tra politica e finanza, nei complessi intrecci di interessi e corruzione, è molto difficile per il cittadino capire il confine tra verità e strumentalizzazione politica.

 

Lo è per la complessità delle situazioni e soprattutto a causa dell'impunità di cui gode la classe dirigente. Perché se non è possibile per la Giustizia determinare i colpevoli, allora non lo è anche per i cittadini. Tutti gli scandali sono stati macinati dallo scontro politico e strumentalizzati per difendere gli amici e colpire i nemici, al punto che i cittadini hanno ormai smesso di chiedersi chi sia onesto e chi no, tendendo a generalizzare. L'episodio di Selva, invece, è perfettamente comprensibile e non ha bisogno di ulteriori indagini o di complessi percorsi processuali affinché il cittadino possa pronunciare il suo verdetto di condanna. L'episodio di Selva, poi, è una caso di rara completezza figurativa. In esso c'è l'arroganza e l'abuso di potere, c'è lo sfruttamento della cosa pubblica a fini personali, c'è l'ipocrisia di chi commette comportamenti indegni e poi va in televisione a pontificare, c'è la menzogna come arma di difesa, insomma, ci sono tutti gli elementi per delineare la gravità della crisi politica in atto nel nostro paese. Ma l'episodio di Selva va addirittura oltre grazie al colpo di genio della tempestività. Selva non poteva scegliere un momento migliore per la sua bravata: nel bel mezzo dell'ennesima "crisi della politica". Quando lo sdegno per i costi e le inefficienze della politica sta diventando talmente assordante da spingere Berlusconi a solidarizzare con D'Alema sulle intercettazioni. Quando la casta fa quadrato temendo che "cada tutto", Selva ci rassicura che la degenerazione morale della politica è un problema ben più serio e profondo per illudersi di nasconderlo sotto il tappeto.

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