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Spesso
i politici vengono accusati di usare la
cosa pubblica a fini personali, di
sfruttare il potere per ottenere
privilegi sulle spalle della
collettività, e poi di correre in
televisione a chiacchierare del nulla.
Accuse pesantissime, ma che il Senatore
Gustavo Selva ha sintetizzato con un
gesto esemplare davvero d'altri tempi.
Selva, 81 anni, si è finto malato e ha
usato un ambulanza per recarsi ad una
trasmissione televisiva. Gli addetti
all'ambulanza hanno dichiarato di essere
stati maltrattati dal Senatore che
sosteneva di doversi recare dal proprio
cardiologo, peccato che all'indirizzo
indicato non corrispondeva uno studio
medico ma quello televisivo di La7 dal
quale il Selva ha perfino ammesso la
bravata. Certo, un gesto ignobile, ma
che potrebbe sembrare di poco conto se
si paragona agli scandali che da tempo
travolgono i vertici del Paese. Una
bravata rispetto alle dimensioni e alle
cifre dell'illegalità, presunta, che ha
travolto banche, grandi aziende,
amministrazioni pubbliche e perfino il
Calcio e lo spettacolo. E invece non è
cosi, l'episodio di Selva, ci rivela con
cristallina chiarezza il livello di
degrado morale che affligge grossi fette
della classe politica italiana. Nei
grandi scandali, nelle collusioni tra
politica e finanza, nei complessi
intrecci di interessi e corruzione, è
molto difficile per il cittadino capire
il confine tra verità e
strumentalizzazione politica.
Lo è per la complessità delle situazioni
e soprattutto a causa dell'impunità di
cui gode la classe dirigente. Perché se
non è possibile per la Giustizia
determinare i colpevoli, allora non lo è
anche per i cittadini. Tutti gli
scandali sono stati macinati dallo
scontro politico e strumentalizzati per
difendere gli amici e colpire i nemici,
al punto che i cittadini hanno ormai
smesso di chiedersi chi sia onesto e chi
no, tendendo a generalizzare. L'episodio
di Selva, invece, è perfettamente
comprensibile e non ha bisogno di
ulteriori indagini o di complessi
percorsi processuali affinché il
cittadino possa pronunciare il suo
verdetto di condanna. L'episodio di
Selva, poi, è una caso di rara
completezza figurativa. In esso c'è
l'arroganza e l'abuso di potere, c'è lo
sfruttamento della cosa pubblica a fini
personali, c'è l'ipocrisia di chi
commette comportamenti indegni e poi va
in televisione a pontificare, c'è la
menzogna come arma di difesa, insomma,
ci sono tutti gli elementi per delineare
la gravità della crisi politica in atto
nel nostro paese. Ma l'episodio di Selva
va addirittura oltre grazie al colpo di
genio della tempestività. Selva non
poteva scegliere un momento migliore per
la sua bravata: nel bel mezzo
dell'ennesima "crisi della politica".
Quando lo sdegno per i costi e le
inefficienze della politica sta
diventando talmente assordante da
spingere Berlusconi a solidarizzare con
D'Alema sulle intercettazioni. Quando la
casta fa quadrato temendo che "cada
tutto", Selva ci rassicura che la
degenerazione morale della politica è un
problema ben più serio e profondo per
illudersi di nasconderlo sotto il
tappeto.
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