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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 20 GIUGNO 2007
I politici: i migliori sponsor dell'antipolitica

Daniela Gaudenzi

“La campagna sull’antipolitica la fa la politica stessa, con la sua scarsa qualità, col rincorrere gli interessi particolari”. Una citazione dal blog di Daniele Luttazzi, bandito sine die dalle patrie televisioni per “uso criminoso” delle medesime da un editto berlusconiano che si sta rivelando ogni giorno più bipartisan? No, un passaggio dell’intervista del moderato e liberale  Bruno Tabacci, che si è arreso davanti allo spettacolo rivoltante di questa politica, in cui c’è assoluta identità con l’analisi dell’autore satirico messo all’indice dalla casta.
E si tratta di una valutazione che chiunque non abbia interessi particolari da difendere e/o non sia stato cooptato dalle gerarchie partitocratriche non può non condividere, soprattutto tenendo conto oltre che dei comportamenti dietro le quinte delle scalate che dovevano ridisegnare con modalità criminose  l’assetto dei poteri bancari ed editoriale del paese, delle reazioni pressoché unanimi del ceto politico.

Davanti allo specchio delle intercettazioni che lo ritrae fedelmente, quel mondo politico che da ormai quindici anni rivendica il suo “primato” in primis nei confronti della magistratura grida al complotto dei “poteri forti” e finisce, guarda caso, ancora una volta con un cero strabismo per identificarli nei poteri di controllo, nell’operato dei magistrati che applicano la legge e nell’informazione che nei paesi civili e normali è “il cane da guardia della democrazia”.
Come ha detto Gianfranco Pasquino “i poteri sono forti perché la politica è debole, ed è debole la politica che non rispetta le istituzioni, prima fra tutte la magistratura. Una politica del genere è destinata ad affondare”.
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti era scattato per primo, dopo la ricostruzione della Stampa che riportava senza attribuirvi nessuna patente di comprovata veridicità le “movimentazioni” su conti esteri attribuite dalla Kroll, la maggiore agenzia investigativa americana, a D’Alema, gridando contro “i miasmi sulla politica”, del tutto indifferente ai miasmi che esalano sempre più asfissianti dalla politica.
Il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha liquidato il deposito della trascrizione delle intercettazioni disposto ineccepibilmente dalla gip Forleo “come una follia italiana” a cui bisogna porre al più presto rimedio, naturalmente comprimendo o abolendo il diritto di cronaca.

 

Un rabbioso D’Alema, nonché ministro degli Esteri della Repubblica italiana, denuncia “il tentativo di indebolire il sistema democratico”, addita al pubblico ludibrio “lo sguardo trascurato della magistratura su uno spettacolo indecente”, definisce “un suk arabo il palazzo di giustizia”, e mette tutto insieme in un unico calderone puntando il dito contro “lo scandalismo, l’arrogante illegalità dell’uso illegittimo di materiali riservati e di indagini illegali”. Poi passa alle minacce “si tratta di un reato  e mi aspetto che qualcuno venga perseguito”.  Apprezzamenti naturalmente per “le parole molto misurate” dei leader della CDL e soddisfazione a denti stretti per la “solidarietà”, in verità molto defilata degli alleati, ma d’altronde la sobrietà delle dichiarazioni dei futuri compagni del Partito Democratico sarebbe commisurata alla “sgangheratezza” degli attacchi.
Il tutto naturalmente in una sorta di auto-intervista senza domande al TG5 che culmina con un vibrato non ci sto a farmi processare per una battuta “Questo è il crimine per cui viene messa sotto accusa una intera classe dirigente? E’ una indecenza”.

Il segretario dei DS, non può a sua volta sfigurare e sfida apertamente il ridicolo quando trova il coraggio di escludere “un complotto organico” e l’esistenza “di un grande vecchio che lo guidi”, ma denuncia che “le intercettazioni sono un altro tassello di un quadro che se non è un complotto, è certo un rischio per la democrazia”. E un cenno, anche uno solo, ad eventuali responsabilità politiche, ad un deficit di trasparenza, ad una insana commistione tra politica e affari, ad un conflitto di interessi per chi è parte di una istituzione e al contempo tifa e briga per un interesse particolare insieme a personaggi già inquisiti e condannati per reati economici?
La risposta non ammette nessun dubbio e nessuna concessione autocritica: “Non ci può essere rimproverato nulla, se non qualche ingenuità, non esiste una questione morale e non siamo al ‘92”.
E se non bastassero le parole, che lasciano sgomenti i cittadini e attoniti gli elettori ma che risarciscono i comici per il basso profilo di Berlusconi, dal lìder maximo sono arrivati anche i fatti.

Il principe dell’antipolitica si limita ad un secco “spazzatura” in merito alle dichiarazioni di Ricucci sul suo via libera alla scalata su Rcs-Corriere, ripete il ritornello decennale del “malvagio circuito di veleni e del perverso intreccio tra certa magistratura e settori della grande stampa” e manda avanti il fido Gianni Letta, che più eroico di un oplita spartano dichiara “Ho fatto di tutto per tenere Silvio lontano dall’affare”.
Il ministro degli Esteri, in visita ufficiale nei Balcani,  invece ha lasciato a terra per ritorsione contro la ricostruzione fatta dalla Stampa sul rapporto dei presunti fondi esteri “movimentati” dalla Quercia, l’inviato del giornale e la testata ne ha dato notizia in un commento non firmato intitolato “Aerei di Stato”. L’uso personalistico e proprietario di un bene pubblico pagato con le tasse dei cittadini, l’arbitrio come regola di comportamento, l’ostentazione dell’arroganza del potere (era il secondo passaggio negato dopo la pubblicazione sgradita) non rientrano solo in una caduta di stile, congeniale alla ineleganza strutturale del personaggio.
Se usa un aereo di rappresentanza come la sua barca da diporto, il ministro degli Esteri contribuisce a confermare che la casta è davvero prossima ad affondare: sono i dettagli che definiscono compiutamente il quadro.

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Daniela Guadenzi

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