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Venerdì 15
giugno, lei, il senatore Edoardo Pollastri e
Mariza Bafile, avete avuto un faccia a
faccia con i massimi vertici dell’Inps, i
risultati sembrano essere confortanti.
Ribadisco che l’incontro è stato
assolutamente positivo. Peccato che non sia
avvenuto prima. Avremmo avuto l’opportunità
di evitare i disagi che si sono verificati
all’estero. Penso soprattutto ai pensionati.
Inutile nascondercelo. E non lo nasconde
neanche l’Inps tanto è vero che
nell’incontro, c’è stato un impegno a
rettificare, a portare tutti i miglioramenti
necessari a rendere efficace la nuova
modalità di pagamento direttamente su conto
corrente. A giudizio di tutti, è stato
considerato un passo avanti. E una piccola
rivoluzione affidare tutto ad un singolo
istituto di credito. In questo modo si
eviteranno quei problemi in ordine ad
assegni smarriti, agli anni di attesa per
poter ottenere una nuova emissione, alle
frodi, agli assegni che, in passato, sono
stati incassati da persone che non avevano
alcun titolo e risultate poi decedute. Con
l’accredito diretto sul conto corrente, ci
saranno tanti vantaggi. Bisogna rendere il
sistema efficiente ed efficace e così non è
stato. L’Inps sta rettificando tutte le aree
in cui si sono verificati problemi, questo è
sicuramente positivo.
Immagino che l’incontro si sia articolato
anche su altre problematiche.
Abbiamo discusso della informatizzazione,
degli ultimi passi avanti che l’Inps intende
fare verso l’informatizzazione.
Conseguentemente anche il collegamento con i
patronati, la possibilità di dichiarare i
propri redditi annualmente così da ridurre,
o ridurre al minimo, gli indebiti che sono
stati oggetto, tra l’altro, di una nostra
proposta di legge di sanatoria. Noi siamo
convinti che si debba partire proprio da lì.
Cioè evitare la formazione dell’indebito.
Poi siamo altrettanto convinti che la
sanatoria sia ancora necessaria per la
semplice ragione che era responsabilità
dell’Inps a causa delle campagne red non
espletate sistematicamente ed in tempi
utili. Senza contare che se i pensionati
possono dimostrare di aver fatto tutto
quello che è umanamente possibile per
informare l’Inps e l’Inps non ne ha tenuto
conto, allora, la sanatoria è un atto
dovuto. E’ per questo che noi l’ abbiamo
riproposta con una proposta di legge
chiedendo l’intervento del governo su questa
materia.
Abbiamo toccato anche altri aspetti, quello
della organizzazione dell’ ufficio rapporti
internazionali perché crediamo che la
stagione delle convenzioni bilaterali debba
essere ripresa con forza. Queste questioni
riguardano sia gli italiani all’estero che
gli immigrati in Italia. Ci sono convenzioni
con importanti paesi di immigrazione quali,
ad
esempio, il Marocco, le Filippine che
attendono di essere ratificate.
Questa stagione di ripresa verso le
convenzioni bilaterali, ha bisogno di un
ufficio relazioni internazionali che sia
dotato di risorse sufficienti. Al momento,
così non è. C’è anche questo problema che
intendiamo affrontare.
Voi eletti all’estero siete stati tacciati
di non contare niente in
più di una occasione, che sensazione ha
percepito al cospetto dei
vertici dell’Inps?
Noi abbiamo incontrato il Presidente
Sassi ed il Direttore Generale Crecco
quindi, i vertici massimi dell’Istituto. La
sensazione è stata del massimo rispetto
riscosso. Noi abbiamo lavorato con l’Inps
nei mesi scorsi su altre questioni, ci
rendiamo conto delle difficoltà dell’
Istituto in fase di applicazione delle
norme. Anche noi abbiamo espresso
perplessità quando immediatamente dopo il
decreto Bersani e l’ eliminazione della no
tax area, l’Inps è andata avanti. Ha ridotto
le pensioni sulla base della eliminazione
della no tax area ma eravamo consapevoli
che, essendo un decreto, l’Inps doveva
muoversi in quella direzione. Non eravamo
d’accordo sul fatto che questa riduzione si
fosse verificata per tante persone
all’estero che vivono in paesi
convenzionati contro le doppie imposizioni
fiscali e quindi, la no tax area non avrebbe
dovuto avere incidenza alcuna in quei paesi,
invece, è stato così. Quindi, c’è un
problema anche di verifica delle esenzioni
fiscali. L’Inps non sempre ha i propri
elenchi aggiornati. L’ eliminazione della no
tax area non doveva avere alcun affetto ed
invece lo ha avuto. Evidentemente c’è un
problema di registrazione della esenzione
dalla ritenuta irpef in alcune realtà.
Abbiamo segnalato questi problemi all’Inps.
Posso dire che abbiamo riscosso il massimo
ascolto. L’Inps è uno degli istituti con il
quale, storicamente, abbiamo lavorato
meglio. Ci rendiamo conto dei passi avanti
fatti negli anni anche se c’è molto lavoro
ancora da fare.
Gli italiani all’estero aspettano la legge
sulla cittadinanza.
La discussione si è bloccata in sede di
Commissione affari costituzionali della
Camera. L’iter è partito dalla Camera. C’è
stato un disegno di legge del governo, poi
un testo unificato del relatore Bressa che
ha tenuto conto delle altre proposte di
legge presentate alla Camera tra cui alcune
di parlamentari eletti all’estero.
Personalmente, ne avevo presentata una in
particolare sul tema dell’ acquisto della
cittadinanza italiana. La discussione è
stata intensa, diciamo, da febbraio a maggio
e poi si è bloccata. Ora tocca al governo
illustrare i costi legati a questa nuova
normativa. Qui ho avuto modo, sia col
sottosegretario competente Lucidi del
Ministero dell’Interno e con il Viceministro
Danieli, di dire che bisogna essere molto
chiari. Ci sono dei costi che riguardano
l’applicazione eventuale del testo unificato
Bressa, del testo di cui stiamo parlando, e
ci sono dei costi che invece possono essere
connessi a questo testo ma che non sono
parte integrante del procedimento che stiamo
discutendo. Sono quelli relativi alla
sanatoria delle 800.000 pratiche giacenti
già nei Consolati dell’ America latina. Cioè
quelle situazioni create in base a leggi
molto vecchie: quella del 1912 addirittura,
la n. 555 che riconosce la possibilità, in
base alla discendenza, di avere la
cittadinanza italiana, e la legge n. 91 del
1992 che ha abrogato la legge del 1912 ma
che non ha certo abrogato le conseguenze che
abbiamo di fronte a noi. Ci sono domande di
riconoscimento della cittadinanza italiana
che, di fatto, bloccano l’attività dei
Consolati su questa materia. Se noi vogliamo
affrontare quel problema e risolverlo
affinché ci sia più personale nei Consolati
dobbiamo dirlo in maniera chiara. Questo non
può gravare sul provvedimento che è
attualmente in discussione perché il
provvedimento che è attualmente in
discussione, non ha nulla a che vedere con
questa sanatoria. Dobbiamo essere, quanto
meno, chiari. Le due questioni possono
procedere insieme, anche in una ipotesi di
cui si è parlato di limitare il
riconoscimento delle cittadinanza a due
generazioni e quindi fare salva la
situazione già in corso. Se tutto questo
vogliamo farlo entrare in questa
discussione, nella riforma della legge sulla
cittadinanza possiamo farlo ma dobbiamo però
essere chiari sia con l’opinione pubblica,
sia con la Commissione affari costituzionali
e quindi con il Parlamento.
Un anno di legislatura, un anno particolare
pieno di polemiche e
difficoltà, e tempo di bilanci…positivi?
Se avessi potuto scegliere la
legislatura sapendo quello cui saremmo
andati incontro, non avrei scelto proprio
questa. Diciamo che un insieme di cose ci
hanno portato ad avere questa esperienza
così complessa. Il fatto è che c’è uno
scontro promosso dalla destra nel paese.
Richiedono elezioni anticipate pur sapendo
che esiste una maggioranza sino a prova
contraria, la maggioranza c’è. Questo
scontro promosso dalla destra è arrivato
addirittura nelle aule parlamentari con le
posizioni squadriste della Lega Nord.
Abbiamo una situazione in cui, con la
prossima finanziaria, abbiamo dovuto fare
fronte ad una vera e propria emergenza nei
conti pubblici e, nonostante ciò, abbiamo
salvaguardato i capitoli degli italiani
all’estero e questo è un fatto, secondo me,
straordinario. Esistono ora le condizioni
per fare qualcosa di più e credo che
riusciremo a farlo. Insomma, io credo che
nonostante le difficoltà, esistano ancora le
condizioni per poter governare bene con il
sostegno degli eletti all’estero tra le
forze dell’Unione. Stiamo verificando, in
questi giorni, la buona volontà anche di chi
con noi vive questa esperienza con altre
responsabilità. Responsabilità di governo.
Responsabilità a livello di gruppi
parlamentari.
Responsabilità a livello di forze politiche.
Occorre lavorare insieme per riprendere il
percorso delle riforme, per fissare le
priorità e lavorarci tutti. A partire dal
Dpef, ci sono obiettivi che possono essere
raggiunti, basta scegliere le priorità.
Mi permetto di dire che, tra le priorità che
noi stiamo indicando al governo, per quello
sulla cittadinanza ci siamo impegnati
dall’inizio, l’attenzione nelle convenzioni
bilaterali e sulla sicurezza sociale, nella
protezione dei nostri lavoratori all’estero.
Abbiamo parlato in maniera molto chiara di
tutela delle fasce sociali indigenti, dei
più deboli ovunque essi vivano perché vi
sono fasce di povertà ed indigenza anche
nelle parti più economicamente più avanzate
delle realtà degli italiani nel mondo. Non
solo in America latina anche se lì la
situazione è sicuramente più complessa
rispetto ad altri paesi. Abbiamo indicato
informazione, pluralismo, maggiori risorse
per la stampa di lingua italiana all’estero
ma non solo per la stampa perché crediamo
che vadano modificati quei criteri che
attualmente precludono l’acceso a quei
contributi, cioè i media elettronici,
pensando anche ad ulteriori risorse. Abbiamo
posto poi l’accento sulla promozione della
lingua e della cultura italiana. La riforma
della legge 153 è una
assoluta necessità. Qui non si tratta di
decidere quanto statalistici o privatistici
vogliamo essere perché l’intervento è dello
Stato. Si tratta di vedere chi può svolgere
l’intervento dello Stato con le risorse
dello Stato nel modo migliore possibile.
Allora non si comprende per quale ragione
alcuni ritengono, ad esempio, per quanto
riguarda la rete dei servizi, la rete
consolare, che si debba in qualche modo
pensare ai contrattisti, con contratti
locali perché costano meno, poi, quando
invece si parla di insegnamento ci si
arrocca su posizioni molto rigide quando
anche all’estero abbiamo persone qualificate
in grado di insegnare la lingua italiana,
capaci di fare anche formazione. Abbiamo
docenti universitari, rettori presenti all’
estero che già operano nei nostri paesi e
che possono fare anche formazione. E’
impossibile tornare ad una soluzione
romanocentrica dove da Roma si decida qual è
il percorso linguistico e culturale che si
deve adottare, per esempio, a Melbourne in
Australia o in Svizzera. Credo che il
coinvolgimento nella costruzione del piano
paese, dei Comites, degli enti di gestione,
di tutti coloro che operano sul territorio,
sia importante. La proposta di legge che
abbiamo presentato va in quella direzione.
Quindi, ancora ottimista sulle possibilità
di fare governo, sulle possibilità di
costruire le riforme, di metterle in
cantiere e di portarle a soluzione.
Naturalmente, come parlamentare, ho la
libertà di fare anch’io le mie verifiche
personali, di prendere le mie decisioni una
volta che vedrò i risultati che saremo in
grado di raggiungere.
Cosa l’ha indignata, per così dire, della
politica italiana sino ad
oggi?
Sui costi della politica, sono convinto
che bisogna avere il coraggio di uscire da
questa situazione di stallo in cui ci siamo
messi per cui non riusciamo a fare le
riforme che sono indispensabili. Se
riduciamo il numero dei parlamentari,
ridurremo automaticamente anche i bisogni
che i parlamentari hanno. Pensare oggi che
si possa discutere dei costi della politica
perché io ho un ufficio qui a palazzo
Marini, è pretestuoso, demagogico. Penso al
servizio fatto ultimamente da Anno zero per
dimostrare gli sprechi della politica, su
quante risorse pesano nei bilanci e non
vengono sfruttate. Personalmente non so
davvero quanti parlamentari utilizzano o non
utilizzano questi uffici ma se vi sono degli
sprechi, mi indigno e sarei scioccato nell’
apprendere che pochi li utilizzano. Io non
posso farne a meno. In Italia non avrei
altra sede. Ma tutti noi eletti all’estero
li utilizziamo e non possiamo certamente
rinunciarvi. Sui costi della politica si fa
molta demagogia, questo è sicuro. Noi 18
eletti all’ estero non stiamo facendo più
azione coordinata per chiedere, ad esempio,
l’organizzazione dei lavori a sessione.
Subito fu polemica perché fummo tacciati di
non voler lavorare abbastanza mentre
lavorare a sessione avrebbe significato
lavorare meglio e di più. Godiamo di un
tetto di spesa di 35-36.000 € l’anno per i
nostri viaggi. Risorse che non riusciamo mai
ad utilizzare perché siamo incollati qui
alla Camera per il numero legale, gli altri,
per assicurare la maggioranza risicata al
Senato. Noi eletti all’estero siamo
penalizzati.
In Australia quanto costa un parlamentare?
Ho fatto dei riscontri oggettivi.
Stranamente c’è più libertà nella gestione
delle risorse qui in Italia rispetto a
Camberra, per esempio.
Perché ti danno queste quote forfetarie che
ognuno può utilizzare nel modo che ritiene
più opportuno e sono esentasse, ma il costo
complessivo di un parlamentare australiano è
decisamente superiore. Perché ha diritto ad
un ufficio nella sede del Parlamento, ha
diritto ad un ufficio elettorale, ha diritto
a tre persone che lavorano in quell’ufficio,
ha diritto a tutte le spese: fotocopiatrici,
telefono ecc.
In Italia c’è questa possibilità molto
strana e molto sospetta per cui ognuno può
utilizzare queste risorse nel modo che
ritiene più opportuno senza nessun
controllo. Non per ultimi, gli scandali dei
porta borse pagati in nero.
Bisogna avere il coraggio di dire che la
politica costa, ma i costi devono essere
compatibili con l’esercizio delle funzioni
di un parlamentare e devono produrre
risultati e per produrre risultati, occorre
fare non solo le riforme istituzionali, ma
modificare anche i regolamenti di Camera e
Senato. Siamo in una situazione bloccata.
Per sbloccarla, qualcuno deve avere il
coraggio di parlare. Mi pare che, ora, anche
il cammino delle riforme istituzionali si
sia bloccato a causa della situazione di
scontro nel paese. Spero solo che, per le
riforme urgenti per la riforma della legge
elettorale, si trovi almeno una convergenza
responsabile tra i due schieramenti. Secondo
me, il governo Prodi, ha ancora la capacità
di andare avanti e di rimanere al governo.
Di Partito Democratico si parla dalle sue
parti? Che ne pensano?
Le attese sono molte perché chi vive in
Australia da molti anni, chi vive anche la
politica australiana, si rende conto di
quanto complicato sia il quadro politico
italiano. Vero è che non si risolve tutto
con le formule che tendono verso il
bipolarismo o la riduzione del numero dei
partiti. Non tutto si risolve in quel modo.
Il PD sta andando verso la direzione opposta
alla frammentazione. Sta unendo le forze
politiche che in questi ultimi anni hanno
lavorato insieme nel centrosinistra.
Non si sta cercando di mettere insieme
qualcosa che non lo è mai stato prima. C’è
un solo rischio e cioè che il PD non si
riveli un partito nuovo. L’esperienza delle
primarie, si ripeterà per il PD. Deve essere
una operazione aperta, dove non ci siano
posizioni precostituite.
Questo stato di cose si ripeterà anche
all’estero Non ho ragione di dubitare che
andrà così.
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