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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 10 LUGLIO 2007
Politici e servizi, servi e padroni

Daniela Gaudenzi

In Italia anche i fatti più gravi, inquietanti e destabilizzanti per la democrazia, come lo spionaggio e il dossieraggio sistematico operato ai massimi livelli per ben 5 anni da un corpo dello stato nei confronti di un potere indipendente come la magistratura e di un potere di controllo come l’informazione, quando fa la sua parte, finiscono per diventare folkloristici o pittoreschi, per non usare aggettivi più coloriti.
Adesso l’uomo che tiene le chiavi “dei misteri d’Italia” e che si avvaleva dei servigi di un signore, Pio Pompa che non avrebbe sfigurato come comprimario o spalla nella stagione d’oro della commedia all’italiana, fa tremare l’intero mondo politico con la seguente dichiarazione sibillina molto facile da comprendere per i destinatari (numerosi in entrambi gli schieramenti) del messaggio ricattatorio “In questa atmosfera da regime, sarei felice di poter raccontare la mia verità riguardo al Sismi dagli anni ’80 in poi, attraverso una commissione di inchiesta che mi liberi dal rispetto dei segreti da cui sono vincolato. Il Sismi ha solo servito il paese”.
Si tratta sempre di quel signore nonché generale, ex capo del Sismi, elevato alla carica di consigliere di Stato dall’attuale Governo quando si è finalmente deciso ad avvicendarlo, il quale in extremis ha aderito con slancio al conflitto di attribuzione contro i magistrati di Milano promosso sempre dall’attuale Governo e che ha scelto come proprio difensore un avvocato Titta Madia che è consulente del ministro della Giustizia in carica, oltre che suo avvocato di fiducia.
L’oculatezza nella scelta non casuale del difensore si riconferma puntualmente con il portavoce: il transfuga, trasformista, plurinavigato e recentemente inquisito a Napoli Sergio De Gregorio, già eletto nella stessa delicata funzione dal generale Sottile, che tanto per fugare ogni dubbio sui progetti difensivi “extragiudiziari” di Nicolò Pollari ha precisato “Altro che deviazioni, tutto ciò che il Sismi ha fatto è stato sempre ordinato dal Governo”. E ha aggiunto “le carte sono nelle casseforti…dalle rendition di cui gli ultimi esecutivi dal ’96 in poi, tutto conoscevano, alle pressioni della politica, alle più inconfessabili richiete.”
Il centrodestra si mostra super cauto dopo aver incensato per anni “l’uomo che ha difeso l’Italia dal terrorismo” e preferisce grandemente che dei dossier se ne occupi, si fa per dire, il Copaco, l’organo che non a caso pochi mesi prima della conclusione della legislatura del governo Berlusconi respinse compattamente le dimissioni di Pollari e gli confermò piena e totale fiducia.
A sinistra domina l’imbarazzo e l’incertezza sul da farsi e dietro alla dichiarazione “temeraria” di Fassino sulla “responsabilità oggettiva di Berlusconi” stanno le paure e le inquietudini di molti, oltre alle perplessità, con motivazioni molto variegate, sulla opportunità di istituire una commissione parlamentare di inchiesta che “sollevi” il generale dal segreto.

 

Il più netto è stato Di Pietro che ha chiesto a Prodi alla luce di quanto sta accadendo di “abolire o ripensare il segreto di Stato” insieme a Felice Casson, ds ed ex magistrato che ha posto l’accento su una modifica profonda degli apparati”. Ma soprattutto ha sottolineato che “Il punto è la trasparenza. Perché ci sono persone nel centrosinistra che hanno paura di qualche cosa. Vorremmo sapere di chi e di che cosa”. A maggior ragione dovrebbero pretendere di saperlo i loro ingenui o incauti elettori.
E forse il tema della ricattabilità di tanti, troppi esponenti della classe politica, anche a sinistra, che già nel ’98 Gherardo Colombo aveva messo al centro di una sua articolata e puntuale riflessione guadagnandosi un linciaggio bipartisan, risponde anche, ma affermativamente, alla elementare domanda che si pone per esempio un commentatore attento come Luigi la Spina sulla Stampa.
“E, alla fine non si capisce mai perché la politica, in Italia, sia così debole da trasformare i suoi servitori nei suoi padroni”.
Alla fine, volendo, si capisce.

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