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In Italia
anche i fatti più gravi, inquietanti e
destabilizzanti per la democrazia, come lo
spionaggio e il dossieraggio sistematico
operato ai massimi livelli per ben 5 anni da
un corpo dello stato nei confronti di un
potere indipendente come la magistratura e
di un potere di controllo come
l’informazione, quando fa la sua parte,
finiscono per diventare folkloristici o
pittoreschi, per non usare aggettivi più
coloriti.
Adesso l’uomo che tiene le chiavi “dei
misteri d’Italia” e che si avvaleva dei
servigi di un signore, Pio Pompa che non
avrebbe sfigurato come comprimario o spalla
nella stagione d’oro della commedia
all’italiana, fa tremare l’intero mondo
politico con la seguente dichiarazione
sibillina molto facile da comprendere per i
destinatari (numerosi in entrambi gli
schieramenti) del messaggio ricattatorio “In
questa atmosfera da regime, sarei felice di
poter raccontare la mia verità riguardo al
Sismi dagli anni ’80 in poi, attraverso una
commissione di inchiesta che mi liberi dal
rispetto dei segreti da cui sono vincolato.
Il Sismi ha solo servito il paese”.
Si tratta sempre di quel signore nonché
generale, ex capo del Sismi, elevato alla
carica di consigliere di Stato dall’attuale
Governo quando si è finalmente deciso ad
avvicendarlo, il quale in extremis ha
aderito con slancio al conflitto di
attribuzione contro i magistrati di Milano
promosso sempre dall’attuale Governo e che
ha scelto come proprio difensore un avvocato
Titta Madia che è consulente del ministro
della Giustizia in carica, oltre che suo
avvocato di fiducia.
L’oculatezza nella scelta non casuale del
difensore si riconferma puntualmente con il
portavoce: il transfuga, trasformista,
plurinavigato e recentemente inquisito a
Napoli Sergio De Gregorio, già eletto nella
stessa delicata funzione dal generale
Sottile, che tanto per fugare ogni dubbio
sui progetti difensivi “extragiudiziari” di
Nicolò Pollari ha precisato “Altro che
deviazioni, tutto ciò che il Sismi ha fatto
è stato sempre ordinato dal Governo”. E ha
aggiunto “le carte sono nelle
casseforti…dalle rendition di cui gli ultimi
esecutivi dal ’96 in poi, tutto conoscevano,
alle pressioni della politica, alle più
inconfessabili richiete.”
Il centrodestra si mostra super cauto dopo
aver incensato per anni “l’uomo che ha
difeso l’Italia dal terrorismo” e preferisce
grandemente che dei dossier se ne occupi, si
fa per dire, il Copaco, l’organo che non a
caso pochi mesi prima della conclusione
della legislatura del governo Berlusconi
respinse compattamente le dimissioni di
Pollari e gli confermò piena e totale
fiducia.
A sinistra domina l’imbarazzo e l’incertezza
sul da farsi e dietro alla dichiarazione
“temeraria” di Fassino sulla “responsabilità
oggettiva di Berlusconi” stanno le paure e
le inquietudini di molti, oltre alle
perplessità, con motivazioni molto
variegate, sulla opportunità di istituire
una commissione parlamentare di inchiesta
che “sollevi” il generale dal segreto.
Il più netto è
stato Di Pietro che ha chiesto a Prodi alla
luce di quanto sta accadendo di “abolire o
ripensare il segreto di Stato” insieme a
Felice Casson, ds ed ex magistrato che ha
posto l’accento su una modifica profonda
degli apparati”. Ma soprattutto ha
sottolineato che “Il punto è la trasparenza.
Perché ci sono persone nel centrosinistra
che hanno paura di qualche cosa. Vorremmo
sapere di chi e di che cosa”. A maggior
ragione dovrebbero pretendere di saperlo i
loro ingenui o incauti elettori.
E forse il tema della ricattabilità di
tanti, troppi esponenti della classe
politica, anche a sinistra, che già nel ’98
Gherardo Colombo aveva messo al centro di
una sua articolata e puntuale riflessione
guadagnandosi un linciaggio bipartisan,
risponde anche, ma affermativamente, alla
elementare domanda che si pone per esempio
un commentatore attento come Luigi la Spina
sulla Stampa.
“E, alla fine non si capisce mai perché la
politica, in Italia, sia così debole da
trasformare i suoi servitori nei suoi
padroni”.
Alla fine, volendo, si capisce.
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