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La corsa alla
privatizzazione dell'acqua inizia nel 1994,
con la legge Galli, che aveva come obiettivo
la riorganizzazione del sistema idrico
nazionale. Superando una gestione
frammentaria, vennero individuate delle Ato,
ovvero degli "ambiti territoriali ottimali"
di dimensione almeno regionale. Negli anni
'70 la "grande sete" di Palermo fu sedata
acquistando l'acqua dai privati, finché nel
2001 l'ex commissario regionale per le acque
Roberto Jucci fece notare come nell'isola
l'acqua fosse sufficiente
all'approvvigionamento, senza dover
ricorrere a forniture private. La proposta
del commissario prevedeva l'istituzione di
un'unica Authority di vigilanza, che si
risolse nella rimozione dall'incarico per
Jucci e l'affidamento del commissariato a
Totò Cuffaro. Il rischio che in Sicilia le
gare siano oggetto di infiltrazioni mafiose
è talmente alto che il procuratore nazionale
antimafia Piero Grasso rileva che con la
complicità delle amministrazioni circa il
96% delle gare finiscono in mano alla mafia.
L'esempio eclatante è quello delle 50 dighe
che sono sorte grazie a finanziamenti
pubblici dagli anni '40 ad oggi, di queste,
44 non sono state ancora collaudate o sono
inutilizzabili. E cosi nella lotta per
l'acqua pubblica i movimenti hanno trovato
l'appoggio del centro Peppino Impastato e di
Rita Borsellino che è scesa in piazza a
rivendicare il diritto ad un bene comune.
I movimenti di Siracusa sotto l'imminente
rischio della privatizzazione hanno
presidiato dal 19 giugno la sede della
provincia, dopo diverse sedute per
l'affidamento dell'appalto andate deserte
per la mancanza del numero legale per la
votazione, la seduta era stata rinviata al
30 giugno scorso. In sostanza molti sindaci
inizialmente favorevoli alla privatizzazione
si sono visti costretti a fare retromarcia,
di fronte alla crescente mobilitazione
popolare che solo a Siracusa ha contato 6000
firme.
E poi perché
tanta fretta ad approvare la gestione
privata del servizio idrico quando la Camera
dei Deputati ha già votato una moratoria per
bloccare gli affidamenti in corso in vista
di una normativa che regolamenti la gestione
dell'acqua. Attualmente il servizio idrico
Siracusano è in mano alla Sogeas Spa che con
capitali pubblici del comune pari al 60% e
privati della Crea Sigesa Spa di Milano dal
1991 ha l'incarico di dirigere l'acquedotto,
l'impianto fognario e la depurazione delle
acque reflue. Una società a partecipazione
mista che ha intrapreso fin da subito una
politica imprenditoriale di gestione del
servizio, tanto che in caso di morosità
taglia l'erogazione minima garantita di 40
litri giornalieri pro capite. Una gestione
che in Sicilia, calcola la dispersione del
60% di acqua dovuta a difetti di rete.
Intanto i movimenti siracusani, lo scorso 30
giungo hanno raccolto il primo risultato, la
riunione dei soci del consorzio Ato 8,
riunitosi sotto la presidenza del Presidente
della Provincia Bruno Marziano, non è stata
in grado di deliberare la concessione del
servizio alla Sogeas- Saccecav perché solo
10 dei 22 enti erano favorevoli
all'affidamento, mancando la maggioranza ed
essendo questa la seconda votazione con
esito negativo la questione passa in mano
alla regione Sicilia, che incaricherà un
commissario ad acta. Una piccola vittoria
che lascia sperare che nel frattempo il
Parlamento italiano porti a conclusione
l'iter della moratoria, manca solo
l'approvazione del Senato per mettere la
parola fine alla mercificazione dell'acqua.
Padre Zanotelli che da anni si batte per il
diritto all'acqua, consiglia a tutti di
proteggerla come un bene, e non come una
merce. L'acqua da proteggere e conservare.
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