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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 24 LUGLIO 2007
Alte cariche, basso livello

Daniela Gaudenzi

Mentre il paese è nella morsa del fuoco causato in larga parte dal “terrorismo ambientale” e gli italiani stremati dal caldo e provati dal tormentone scalone-scalini sono o si apprestano ad andare in vacanza (quelli che possono), le più alte cariche dello Stato non perdono occasione per buttarsi a capofitto nel caso Bnl-Unipol-intercettazioni, con l’evidente intento, per quanto ovviamente non dichiarato, di spianare la strada al diniego delle camere all’uso processuale delle telefonate che coinvolgono i politici.
Hanno iniziato, nel solito, prevedibile giro di valzer, i presidenti di Camera e Senato indignati perché non hanno ancora ricevuto materialmente le ordinanze del gip Forleo, mentre i giornali ne hanno dato notizia, come se il problema fosse appunto la pubblicazione e non il contenuto delle telefonate; ha proseguito, pur senza attaccare frontalmente il magistrato, il presidente del Consiglio esprimendo piena solidarietà per l’indebita esposizione mediatica a Fassino e D’Alema e si deve dedurre anche agli altri parlamentari coinvolti; infine last but non least è arrivato il presidente della Repubblica, nonché presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Come è facile constatare non è intervenuto solo il presidente della Corte Costituzionale.
L’attacco al gip Clementina Forleo di Giorgio Napolitano, che forse è sgradevole da sottolineare ma risponde a pura ricostruzione storica, condivide con Fassino e D’Alema storia politica e storia personale, si materializza nel richiamo dinanzi al plenum del CSM “a non inserire in atti processuali valutazioni e riferimenti non pertinenti e chiaramente eccedenti rispetto alle finalità dei provvedimenti” accompagnato alla raccomandazione di rito alla “massima riservatezza”.
Come se Clementina Forleo fosse andata in un talk show ad anticipare i contenuti della sua richiesta o se avesse scritto in libertà quello che pensa di D’Alema, Fassino, Latorre, Grillo, Comincioli, Cicu.
Il passaggio incriminato dell’ordinanza è quello in cui il Gip sottolinea come in almeno otto telefonate con Consorte il ruolo di D’Alema e Latorre sia un ruolo “attivo contrassegnato all’evidenza da consapevole contributo causale” all’aggiotaggio e all’ insider trading.
Ma non si tratta di un “affondo gratuito” né di una “valutazione non pertinente”; come ha evidenziato solo Antonio Di Pietro e come non dovrebbe essere sfuggito al presidente della Repubblica “nel caso specifico le valutazioni sono del tutto pertinenti in quanto il gip aveva il dovere di motivare la sua richiesta, come ha fatto”.
E come impone la Costituzione all’art. 111 per i provvedimenti giurisdizionali.
Per questo intervento e per aver sottolineato che l’attacco ai magistrati non è certo passato di moda dopo il quinquennio berlusconiano, Di Pietro si è attirato l’ennesima invettiva del ministro della giustizia che verosimilmente Berlusconi invidia a Prodi.
Questa volta il giureconsulto di Ceppaloni vuol passare ai fatti e pretende che se il ministro delle infrastrutture ritiene colpevoli di condotte criminose dei colleghi di governo si deve dimettere, lui, non loro che trafficavano con condannati ed inquisiti per annettersi una bianca violando le più elementari regole di trasparenza e buon funzionamento della borsa e del mercato.
Quanto alla Forleo che si permette di dispiacere a destra e a sinistra, di lei si stanno occupando, ai fini di promuovere un’azione disciplinare a seguito delle presunte “abnormità” disseminate nelle sue ordinanze, sia il suddetto ministro della giustizia che il PG della Cassazione Mario Delli Priscoli che ha inviato formale richiesta di acquisizione degli atti.
E cioè prima che la richiesta giunga alle camere si profila l’ipotesi di una richiesta di procedimento disciplinare per la Forleo di cui è stata giudicata “sprezzante” anche la risposta a tutto questo terremoto, un laconico “Rimarrò soggetta, come sempre, solo alla legge”.

 

Al momento dato l’attuale clima politico e la trasversalità nell’attacco concertato alla magistratura in cui purtroppo la sinistra sta eguagliando Berlusconi, tutti gli scenari sono possibili. Certo che se le camere rifiutassero l’autorizzazione all’utilizzazione processuale delle intercettazioni vanificando l’inchiesta (la certezza della pena è già stata vanificata dall’indulto confezionato ad usum furbetti), si aprisse un procedimento disciplinare a carico della Forleo e magari Di Pietro fosse costretto ad uscire dal Governo come molti suoi colleghi si augurano, allora magari si potrebbe anche convenire su un passaggio dell’analisi di Giorgio Napolitano.
Tra le altre rilevanti cose, il presidente della Repubblica ha voluto anche affrontare il tema da molti (fondatamente) riproposto, delle analogie tra il degrado e la degenerazione del sistema partitico attuale con Tangentopoli e ha sentenziato “Improprio ogni paragone fra oggi e il ’92; il contesto politico è assolutamente diverso….”
Infatti oggi potrebbe essere persino peggiore di quello di allora!

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Daniela Guadenzi

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