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Mentre il
paese è nella morsa del fuoco causato in
larga parte dal “terrorismo ambientale” e
gli italiani stremati dal caldo e provati
dal tormentone scalone-scalini sono o si
apprestano ad andare in vacanza (quelli che
possono), le più alte cariche dello Stato
non perdono occasione per buttarsi a
capofitto nel caso
Bnl-Unipol-intercettazioni, con l’evidente
intento, per quanto ovviamente non
dichiarato, di spianare la strada al diniego
delle camere all’uso processuale delle
telefonate che coinvolgono i politici.
Hanno iniziato, nel solito, prevedibile giro
di valzer, i presidenti di Camera e Senato
indignati perché non hanno ancora ricevuto
materialmente le ordinanze del gip Forleo,
mentre i giornali ne hanno dato notizia,
come se il problema fosse appunto la
pubblicazione e non il contenuto delle
telefonate; ha proseguito, pur senza
attaccare frontalmente il magistrato, il
presidente del Consiglio esprimendo piena
solidarietà per l’indebita esposizione
mediatica a Fassino e D’Alema e si deve
dedurre anche agli altri parlamentari
coinvolti; infine last but non least è
arrivato il presidente della Repubblica,
nonché presidente del Consiglio Superiore
della Magistratura. Come è facile constatare
non è intervenuto solo il presidente della
Corte Costituzionale.
L’attacco al gip Clementina Forleo di
Giorgio Napolitano, che forse è sgradevole
da sottolineare ma risponde a pura
ricostruzione storica, condivide con Fassino
e D’Alema storia politica e storia
personale, si materializza nel richiamo
dinanzi al plenum del CSM “a non inserire in
atti processuali valutazioni e riferimenti
non pertinenti e chiaramente eccedenti
rispetto alle finalità dei provvedimenti”
accompagnato alla raccomandazione di rito
alla “massima riservatezza”.
Come se Clementina Forleo fosse andata in un
talk show ad anticipare i contenuti della
sua richiesta o se avesse scritto in libertà
quello che pensa di D’Alema, Fassino,
Latorre, Grillo, Comincioli, Cicu.
Il passaggio incriminato dell’ordinanza è
quello in cui il Gip sottolinea come in
almeno otto telefonate con Consorte il ruolo
di D’Alema e Latorre sia un ruolo “attivo
contrassegnato all’evidenza da consapevole
contributo causale” all’aggiotaggio e all’
insider trading.
Ma non si tratta di un “affondo gratuito” né
di una “valutazione non pertinente”; come ha
evidenziato solo Antonio Di Pietro e come
non dovrebbe essere sfuggito al presidente
della Repubblica “nel caso specifico le
valutazioni sono del tutto pertinenti in
quanto il gip aveva il dovere di motivare la
sua richiesta, come ha fatto”.
E come impone la Costituzione all’art. 111
per i provvedimenti giurisdizionali.
Per questo intervento e per aver
sottolineato che l’attacco ai magistrati non
è certo passato di moda dopo il quinquennio
berlusconiano, Di Pietro si è attirato
l’ennesima invettiva del ministro della
giustizia che verosimilmente Berlusconi
invidia a Prodi.
Questa volta il giureconsulto di Ceppaloni
vuol passare ai fatti e pretende che se il
ministro delle infrastrutture ritiene
colpevoli di condotte criminose dei colleghi
di governo si deve dimettere, lui, non loro
che trafficavano con condannati ed inquisiti
per annettersi una bianca violando le più
elementari regole di trasparenza e buon
funzionamento della borsa e del mercato.
Quanto alla Forleo che si permette di
dispiacere a destra e a sinistra, di lei si
stanno occupando, ai fini di promuovere
un’azione disciplinare a seguito delle
presunte “abnormità” disseminate nelle sue
ordinanze, sia il suddetto ministro della
giustizia che il PG della Cassazione Mario
Delli Priscoli che ha inviato formale
richiesta di acquisizione degli atti.
E cioè prima che la richiesta giunga alle
camere si profila l’ipotesi di una richiesta
di procedimento disciplinare per la Forleo
di cui è stata giudicata “sprezzante” anche
la risposta a tutto questo terremoto, un
laconico “Rimarrò soggetta, come sempre,
solo alla legge”.
Al momento
dato l’attuale clima politico e la
trasversalità nell’attacco concertato alla
magistratura in cui purtroppo la sinistra
sta eguagliando Berlusconi, tutti gli
scenari sono possibili. Certo che se le
camere rifiutassero l’autorizzazione
all’utilizzazione processuale delle
intercettazioni vanificando l’inchiesta (la
certezza della pena è già stata vanificata
dall’indulto confezionato ad usum furbetti),
si aprisse un procedimento disciplinare a
carico della Forleo e magari Di Pietro fosse
costretto ad uscire dal Governo come molti
suoi colleghi si augurano, allora magari si
potrebbe anche convenire su un passaggio
dell’analisi di Giorgio Napolitano.
Tra le altre rilevanti cose, il presidente
della Repubblica ha voluto anche affrontare
il tema da molti (fondatamente) riproposto,
delle analogie tra il degrado e la
degenerazione del sistema partitico attuale
con Tangentopoli e ha sentenziato “Improprio
ogni paragone fra oggi e il ’92; il contesto
politico è assolutamente diverso….”
Infatti oggi potrebbe essere persino
peggiore di quello di allora!
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