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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 24 LUGLIO 2007
Pd, Privi d'identità
Tommaso Merlo

La classe dirigente che sta dando vita al Partito Democratico non abbandona identità politiche ormai svanite per acquisirne di nuove, ma le abbandona per aderire al limbo della non-identità. Certo, la logica avrebbe voluto che prendessero atto del tramonto della propria parabola politica e che sciogliessero le righe. Una questione di coerenza e di stile che non li ha evidentemente nemmeno sfiorati. Un po' perché non e' mai facile farsi da parte, soprattutto per chi non ha fatto altro nella vita e ha il partito come unica fonte di reddito e di significato. Un po' perché non e' facile rinunciare ai piaceri del potere o accantonare ambizioni inseguite da sempre. Sta di fatto che, determinati a rimanere in sella, fette di classe dirigente rimaste prive d'identità politiche, hanno reagito con la solita strategia: una rinfrescata d'immagine e balzo in avanti verso il qualunquismo moderato. Dritti verso il centro, verso quell'indefinito spazio politico dove chiunque può riconoscersi e trovarsi a proprio agio. Quell'insipido calderone capace di confezionare proposte politiche per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Ed e' proprio là, al centro, che i fautori del Pd inseguono la crescente onda di smarrimento identitario attraverso il riciclaggio tecnocratico. E la cosa potrebbe anche avere un senso perché in democrazia tutti i cittadini hanno diritto di rappresentanza, compreso quelli privi d'identità. Il punto e' che il Pd, osservando da chi e come e' stato costituito, non rappresenta i cittadini privi d'identità, ma solo quelli che l'hanno persa per strada, e si tratta di due tipologie di cittadini completamente differenti.

 

Un conto e' non aver mai creduto ne' a partiti ne' ad ideologie, un'altro e' aver perso la propria identità dopo anni di militanza. I primi sono soprattutto giovani o cittadini che vivono la politica solo in prossimità delle scadenze elettorali piu' importanti. Elettori che decidono all'ultimo minuto dando un'occhiata ai candidati presidenti. I secondi, i fautori del Pd, sono ex-comunisti, ex-socialisti, ex-democristiani che per una ragione o per l'altra, hanno cambiato idea. Uomini intrisi delle logiche che hanno retto la politica negli ultimi decenni. Due culture, dunque, profondamente differenti, due realtà distanti che infatti hanno smesso di capirsi e comunicare da tempo. I promotori del Pd ritengono che tale distanza possa essere colmata con l'ennesima operazione di marketing. Stessi uomini, stessa mancanza di identità, stessi contenuti ma nuovo contenitore. La solita metamorfosi d'immagine sperimentata più volte dopo tangentopoli e dopo l'89, e che ha visto allargarsi la distanza e l'incomunicabilità tra società e politica, e quindi l'entità dei cittadini destinati a restare senza identità. Ed e' proprio questo il rischio dell'operazione Pd, per assecondare le mire dei soliti ex, un intero paese rischia di restare senza identità.

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