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La
classe dirigente che sta dando vita al
Partito Democratico non abbandona
identità politiche ormai svanite per
acquisirne di nuove, ma le abbandona per
aderire al limbo della non-identità.
Certo, la logica avrebbe voluto che
prendessero atto del tramonto della
propria parabola politica e che
sciogliessero le righe. Una questione di
coerenza e di stile che non li ha
evidentemente nemmeno sfiorati. Un po'
perché non e' mai facile farsi da parte,
soprattutto per chi non ha fatto altro
nella vita e ha il partito come unica
fonte di reddito e di significato. Un
po' perché non e' facile rinunciare ai
piaceri del potere o accantonare
ambizioni inseguite da sempre. Sta di
fatto che, determinati a rimanere in
sella, fette di classe dirigente rimaste
prive d'identità politiche, hanno
reagito con la solita strategia: una
rinfrescata d'immagine e balzo in avanti
verso il qualunquismo moderato. Dritti
verso il centro, verso quell'indefinito
spazio politico dove chiunque può
riconoscersi e trovarsi a proprio agio.
Quell'insipido calderone capace di
confezionare proposte politiche per
tutti i gusti e per tutte le stagioni.
Ed e' proprio là, al centro, che i
fautori del Pd inseguono la crescente
onda di smarrimento identitario
attraverso il riciclaggio tecnocratico.
E la cosa potrebbe anche avere un senso
perché in democrazia tutti i cittadini
hanno diritto di rappresentanza,
compreso quelli privi d'identità. Il
punto e' che il Pd, osservando da chi e
come e' stato costituito, non
rappresenta i cittadini privi
d'identità, ma solo quelli che l'hanno
persa per strada, e si tratta di due
tipologie di cittadini completamente
differenti.
Un conto e' non aver mai creduto ne' a
partiti ne' ad ideologie, un'altro e'
aver perso la propria identità dopo anni
di militanza. I primi sono soprattutto
giovani o cittadini che vivono la
politica solo in prossimità delle
scadenze elettorali piu' importanti.
Elettori che decidono all'ultimo minuto
dando un'occhiata ai candidati
presidenti. I secondi, i fautori del Pd,
sono ex-comunisti, ex-socialisti,
ex-democristiani che per una ragione o
per l'altra, hanno cambiato idea. Uomini
intrisi delle logiche che hanno retto la
politica negli ultimi decenni. Due
culture, dunque, profondamente
differenti, due realtà distanti che
infatti hanno smesso di capirsi e
comunicare da tempo. I promotori del Pd
ritengono che tale distanza possa essere
colmata con l'ennesima operazione di
marketing. Stessi uomini, stessa
mancanza di identità, stessi contenuti
ma nuovo contenitore. La solita
metamorfosi d'immagine sperimentata più
volte dopo tangentopoli e dopo l'89, e
che ha visto allargarsi la distanza e
l'incomunicabilità tra società e
politica, e quindi l'entità dei
cittadini destinati a restare senza
identità. Ed e' proprio questo il
rischio dell'operazione Pd, per
assecondare le mire dei soliti ex, un
intero paese rischia di restare senza
identità.
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