|

Sembrerebbe,
ma il condizionale è d’obbligo più del
solito e gli elementi che indurrebbero a
pensare il contrario sono molti e rilevanti,
che la richiesta di autorizzazione avanzata
da Clementina Forleo su impulso della
procura di Milano, ad utilizzare in sede
processuale le intercettazioni che
riguardano i 6 parlamentari coinvolti a
vario titolo nelle inchieste
Antonveneta-Unipol-RCS, possa arrivare in
aula prima della fase estiva.
Almeno stando a quanto stabilito nella
conferenza dei capigruppo a Montecitorio, ma
ovviamente bisogna vedere i tempi della
Giunta per le autorizzazioni a procedere a
sua volta condizionata dalla “tempestività”
delle memorie difensive annunciate da
Massimo D’Alema e Piero Fassino che
potrebbero non avere troppa fretta e che
pretenderebbero una sorta di “compensazione”
al loro via libera all’uso delle
intercettazioni: e cioè una nota di biasimo
dell’aula all’ordinanza “lesiva di diritti”
della Forleo.
Se poi magari dopo le ferie estive si fosse
anche concretizzato l’avvio di un
procedimento disciplinare nei confronti del
magistrato, dopo l’indietro tutta del
ministro Mastella sulla ispezione, qualcuno
gli deve aver fatto osservare che è
“difficile” attivare gli ispettori su una
ordinanza, la circostanza non dovrebbe
dispiacere quasi a nessuno all’interno del
Palazzo (fatta eccezione per l’irriducibile
Di Pietro).
Plauso più o meno convinto nel centro
sinistra per il via libera a fare chiarezza
contenuto nelle lettere inviate dai
dirigenti diessini alla giunta per le
autorizzazioni: anche la Margherita alquanto
cauta ed attendista ha condiviso, secondo la
dichiarazione di Renzo Lusetti, la scelta di
non nascondersi dietro i privilegi della
posizione parlamentare e di chiedere
trasparenza.
L’opposizione è divisa tra il sì senza se e
senza ma di AN “per andare fino infondo
nella torbida vicenda ds-cooperative rosse”
come ripete con una certa ossessività
Gasparri; il sì un po’ meno convinto ma
inevitabile per non disgustare
definitivamente la propria base della Lega,
insieme a quello sulla decadenza
parlamentare per Previti; “la libertà di
coscienza” dell’UDC che all’indomani della
nuova tegola del parlamentare con coca e
squillo, non può permettersi “il garantismo
tondo” di Berlusconi, il quale viceversa non
può demordere con la sfilza di intercettati
che si ritrova e più ancora con le sue
personali rassicurazioni molto impegnative a
Totò Cuffaro.
Naturalmente la decisione di stoppare la
Forleo e sabotare l’inchiesta, che comunque
vadano le cose, rimane sempre una buona
carta da far valere sul piano della
“riconoscenza” nei confronti della dirigenza
diessina, è dettata ovviamente dai più
elevati e nobili ideali e conferma la
missione del partito della libertà come
sottolinea Paolo Buonaiuti: “FI difende le
vita privata dei cittadini, di tutti i
cittadini contro certe invasioni dello
Stato. E lo fa per chiunque, di qualunque
colore politico, sempre”. A maggior ragione
alla vigilia del voto sulla decadenza dal
mandato parlamentare del pluricondannato per
corruzione con sentenze definitive Cesare
Previti, che occupa ancora un seggio
parlamentare grazie, evidentemente, a quel
discreto ma persuasivo monito rivolto
all’amico di una vita non onorata, nonché
cliente privilegiato e mentore politico:
“Simul stabunt, simul cadent!”.
Il quadro
dunque è piuttosto mosso e le conclusioni
non facilmente prevedibili, anche perché
“gli assestamenti”, le strategie e le
tattiche “difensive” sono suscettibili di
aggiornamenti costanti.
Per esempio, non va dimenticato “il Fassino
furioso” degli ultimi giorni che si è
scagliato prima contro Bertinotti, reo di
non voler assecondare privilegi e di voler
stringere i tempi e quasi contestualmente
contro il direttore del Corriere accusato di
essere “un competitore” nel sistema politico
che ha imbastito una campagna contro i DS.
Ma c’è anche un Fassino molto più oculato e
prudente quanto meno sul fronte processuale,
che secondo la ricostruzione maliziosa ma
non campata per aria del Giornale,
prenderebbe le distanze dai compagni di
intercettazioni, D’Alema e Latorre,
coinvolti ben più concretamente, scegliendo
un’altra linea difensiva ed un altro
avvocato difensore.
Il paese è più che mai stordito dal caldo
paralizzante, dal rimbecillimento mediatico
quotidiano, dal degrado civile e morale e
probabilmente pensa solo a riparare sotto un
ombrellone con tariffa abbordabile; però
forse nonostante tutto sono in diversi nella
casta, che ogni giorno mostra tranches de
vie più miserevoli, a domandarsi se vale la
pena di pagare un prezzo veramente molto
alto per garantirsi tassi di impunità
avvertiti diffusamente come inaccettabili.
Per Berlusconi e congiunti vale sicuramente
la pena, anche perché sono necessitati; gli
altri stanno facendo i conti e forse i loro
elettori, anche se più formali che
effettivi, potrebbero “aiutarli” a
concludere che no, non ne vale la pena.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|