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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 31 LUGLIO 2007
Il prezzo dell'impunità e l'opinione pubblica

Daniela Gaudenzi

Sembrerebbe, ma il condizionale è d’obbligo più del solito e gli elementi che indurrebbero a pensare il contrario sono molti e rilevanti, che la richiesta di autorizzazione avanzata da Clementina Forleo su impulso della procura di Milano, ad utilizzare in sede processuale le intercettazioni che riguardano i 6 parlamentari coinvolti a vario titolo nelle inchieste Antonveneta-Unipol-RCS, possa arrivare in aula prima della fase estiva.
Almeno stando a quanto stabilito nella conferenza dei capigruppo a Montecitorio, ma ovviamente bisogna vedere i tempi della Giunta per le autorizzazioni a procedere a sua volta condizionata dalla “tempestività” delle memorie difensive annunciate da Massimo D’Alema e Piero Fassino che potrebbero non avere troppa fretta e che pretenderebbero una sorta di “compensazione” al loro via libera all’uso delle intercettazioni: e cioè una nota di biasimo dell’aula all’ordinanza “lesiva di diritti” della Forleo.
Se poi magari dopo le ferie estive si fosse anche concretizzato l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del magistrato, dopo l’indietro tutta del ministro Mastella sulla ispezione, qualcuno gli deve aver fatto osservare che è “difficile” attivare gli ispettori su una ordinanza, la circostanza non dovrebbe dispiacere quasi a nessuno all’interno del Palazzo (fatta eccezione per l’irriducibile Di Pietro).

Plauso più o meno convinto nel centro sinistra per il via libera a fare chiarezza contenuto nelle lettere inviate dai dirigenti diessini alla giunta per le autorizzazioni: anche la Margherita alquanto cauta ed attendista ha condiviso, secondo la dichiarazione di Renzo Lusetti, la scelta di non nascondersi dietro i privilegi della posizione parlamentare e di chiedere trasparenza.
L’opposizione è divisa tra il sì senza se e senza ma di AN “per andare fino infondo nella torbida vicenda ds-cooperative rosse” come ripete con una certa ossessività Gasparri; il sì un po’ meno convinto ma inevitabile per non disgustare definitivamente la propria base della Lega, insieme a quello sulla decadenza parlamentare per Previti; “la libertà di coscienza” dell’UDC che all’indomani della nuova tegola del parlamentare con coca e squillo, non può permettersi “il garantismo tondo” di Berlusconi, il quale viceversa non può demordere con la sfilza di intercettati che si ritrova e più ancora con le sue personali rassicurazioni molto impegnative a Totò Cuffaro.
Naturalmente la decisione di stoppare la Forleo e sabotare l’inchiesta, che comunque vadano le cose, rimane sempre una buona carta da far valere sul piano della “riconoscenza” nei confronti della dirigenza diessina, è dettata ovviamente dai più elevati e nobili ideali e conferma la missione del partito della libertà come sottolinea Paolo Buonaiuti: “FI difende le vita privata dei cittadini, di tutti i cittadini contro certe invasioni dello Stato. E lo fa per chiunque, di qualunque colore politico, sempre”. A maggior ragione alla vigilia del voto sulla decadenza dal mandato parlamentare del pluricondannato per corruzione con sentenze definitive Cesare Previti, che occupa ancora un seggio parlamentare grazie, evidentemente, a quel discreto ma persuasivo monito rivolto all’amico di una vita non onorata, nonché cliente privilegiato e mentore politico: “Simul stabunt, simul cadent!”.

 

Il quadro dunque è piuttosto mosso e le conclusioni non facilmente prevedibili, anche perché “gli assestamenti”, le strategie e le tattiche “difensive” sono suscettibili di aggiornamenti costanti.
Per esempio, non va dimenticato “il Fassino furioso” degli ultimi giorni che si è scagliato prima contro Bertinotti, reo di non voler assecondare privilegi e di voler stringere i tempi e quasi contestualmente contro il direttore del Corriere accusato di essere “un competitore” nel sistema politico che ha imbastito una campagna contro i DS.
Ma c’è anche un Fassino molto più oculato e prudente quanto meno sul fronte processuale, che secondo la ricostruzione maliziosa ma non campata per aria del Giornale, prenderebbe le distanze dai compagni di intercettazioni, D’Alema e Latorre, coinvolti ben più concretamente, scegliendo un’altra linea difensiva ed un altro avvocato difensore.
Il paese è più che mai stordito dal caldo paralizzante, dal rimbecillimento mediatico quotidiano, dal degrado civile e morale e probabilmente pensa solo a riparare sotto un ombrellone con tariffa abbordabile; però forse nonostante tutto sono in diversi nella casta, che ogni giorno mostra tranches de vie più miserevoli, a domandarsi se vale la pena di pagare un prezzo veramente molto alto per garantirsi tassi di impunità avvertiti diffusamente come inaccettabili.
Per Berlusconi e congiunti vale sicuramente la pena, anche perché sono necessitati; gli altri stanno facendo i conti e forse i loro elettori, anche se più formali che effettivi, potrebbero “aiutarli” a concludere che no, non ne vale la pena.

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Daniela Guadenzi

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