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Pochi giorni
fa in provincia di Reggio Calabria si è
tenuto il convegno sull'uso sociale dei beni
confiscati, legato al progetto "Programma di
Formazione sull'Utilizzazione e la Gestione
dei Beni Confiscati alla Criminalità
Organizzata" promosso dal Dipartimento della
Pubblica Sicurezza
del Ministero dell'Interno.
Un incontro durante il quale è emerso che
solamente in Calabria i beni immobili
appartenenti alla criminalità organizzata
sono 450 rilevando che il problema
principale riguardante la confisca riguarda
i tempi della riconsegna, che oggi variano
tra gli 8 e gli 11 anni. Insomma si sente
l'esigenza di trovare dei correttivi
normativi, al fine di lanciare dei chiari
messaggi alle popolazioni dei territori
interessati. Restituire gli emblemi della
criminalità organizzata al territorio,
rendendoli degli spazi di crescita comune.
Il Pon ovvero il Programma operativo
nazionale "Sicurezza per lo Sviluppo del
Mezzogiorno d'Italia", cofinanziato
dall'Unione Europea, presenta un
interessante progetto formativo sulla
gestione dei beni confiscati alla
criminalità organizzata, sottolineando il
proprio impegno nella diffusione della
legalità operando sulle criticità che
ostacolano il pieno funzionamento degli
strumenti di intervento sul piano
patrimoniale previsti dalla legislazione
nazionale in tema di criminalità
organizzata, attraverso la tempestiva
destinazione e l'effettivo utilizzo sociale
del patrimonio confiscato.
Molto è stato
fatto, e molto ancora si può fare con questi
beni confiscati.
Fortunatamente si contano già degli esempi
eccellenti. La Casa del Jazz a Roma
appartenuta ad uno dei boss della Banda
della Magliana che teneva la capitale in
pugno negli anni '70. Con il progetto Casa
del Jazz, fortemente voluto dal Sindaco
Veltroni, la Villa viene confiscata e
assegnata al Comune di Roma. Una lapide
posta all'ingresso, con i nomi delle vittime
di mafia, realizzata in collaborazione con
l'associazione "Libera" di Don Ciotti,
testimonia la vittoria rappresentata dalla
sua restituzione alla città e ai cittadini.
Da Roma si passa a Napoli, nel quartiere di
Forcella dove nella sfarzosa casa del boss
Luigi Giuliano oggi si incontrano le
associazioni, i familiari delle vittime
innocenti. L'edificio è la sede di numerose
associazioni che si occupano di iniziative
per il sociale, con particolare attenzione
per i giovani disagiati vittime della mafia
locale in cerca di nuovi adepti. La casa
ospita inoltre numerosi eventi formativi,
lezioni di cultura popolare e di teatro e
corsi di alfabetizzazione per la popolazione
analfabeta. Esempi di una società che prende
coscienza in maniera costruttiva della lotta
alla criminalità.
Un territorio che si "riprende" ciò che ha
pagato a caro prezzo, spesso a discapito di
molte vite umane, di una guerra che opera in
silenzio, ma che colpisce duro.
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