PRIMA PAGINA

POLITICA

ECONOMIA

GIUSTIZIA

INFORMAZIONE

ESTERI

WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 MAGGIO 2007
Che fine fanno i beni confiscati alla mafia?
Sara Dellabella

Pochi giorni fa in provincia di Reggio Calabria si è tenuto il convegno sull'uso sociale dei beni confiscati, legato al progetto "Programma di Formazione sull'Utilizzazione e la Gestione dei Beni Confiscati alla Criminalità Organizzata" promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza
del Ministero dell'Interno.
Un incontro durante il quale è emerso che solamente in Calabria i beni immobili appartenenti alla criminalità organizzata sono 450 rilevando che il problema principale riguardante la confisca riguarda i tempi della riconsegna, che oggi variano tra gli 8 e gli 11 anni. Insomma si sente l'esigenza di trovare dei correttivi normativi, al fine di lanciare dei chiari messaggi alle popolazioni dei territori interessati. Restituire gli emblemi della criminalità organizzata al territorio, rendendoli degli spazi di crescita comune. Il Pon ovvero il Programma operativo nazionale "Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno d'Italia", cofinanziato dall'Unione Europea, presenta un interessante progetto formativo sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, sottolineando il proprio impegno nella diffusione della legalità operando sulle criticità che ostacolano il pieno funzionamento degli strumenti di intervento sul piano patrimoniale previsti dalla legislazione nazionale in tema di criminalità organizzata, attraverso la tempestiva destinazione e l'effettivo utilizzo sociale del patrimonio confiscato.

 

Molto è stato fatto, e molto ancora si può fare con questi beni confiscati.
Fortunatamente si contano già degli esempi eccellenti. La Casa del Jazz a Roma appartenuta ad uno dei boss della Banda della Magliana che teneva la capitale in pugno negli anni '70. Con il progetto Casa del Jazz, fortemente voluto dal Sindaco Veltroni, la Villa viene confiscata e assegnata al Comune di Roma. Una lapide posta all'ingresso, con i nomi delle vittime di mafia, realizzata in collaborazione con l'associazione "Libera" di Don Ciotti, testimonia la vittoria rappresentata dalla sua restituzione alla città e ai cittadini. Da Roma si passa a Napoli, nel quartiere di Forcella dove nella sfarzosa casa del boss Luigi Giuliano oggi si incontrano le associazioni, i familiari delle vittime innocenti. L'edificio è la sede di numerose associazioni che si occupano di iniziative per il sociale, con particolare attenzione per i giovani disagiati vittime della mafia locale in cerca di nuovi adepti. La casa ospita inoltre numerosi eventi formativi, lezioni di cultura popolare e di teatro e corsi di alfabetizzazione per la popolazione analfabeta. Esempi di una società che prende coscienza in maniera costruttiva della lotta alla criminalità.
Un territorio che si "riprende" ciò che ha pagato a caro prezzo, spesso a discapito di molte vite umane, di una guerra che opera in silenzio, ma che colpisce duro.

COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di centomovimenti.com

TUTTI I VENERDì
Sara Dellabella

Google
Web www.centomovimenti.com
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA PRIMA PAGINA

ALTRE NOTIZIE

 

MANDA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
Inserisci l'indirizzo del destinatario e clicca "invia"