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"Vi
lascio in eredità tutte le mie paure, ma
anche la speranza che presto Cuba sia
libera" (Reinaldo
Arenas, scrittore cubano e martire della
libertà)
Tutte le
dittature sono uguali, ma qualcuna è più
uguale delle altre, si potrebbe dire
parafrasando il grande George Orwell.
Organizzano processi popolari, trucidano
oppositori, sopprimono la libertà di stampa,
di associazione, di pensiero, eppure
esercitano grande fascino su intellettuali,
raffinati e politici di sinistra. Non già la
Palestina, ma la terra promessa è quella
terra dove vige la rivoluzione comunista,
con annessi crimini e terrori che loro
ignorano o fingono di ignorare accecati
dall'ideologia. Ritengono costoro che lì vi
sia il paradiso terrestre e non scorgono
quello che, molto onestamente, Ignazio
Silone chiamava "fascismo rosso".
Ed è una vera
e propria corrispondenza di amorosi sensi.
Li vanno a trovare, non mancano di far loro
auguri di compleanno, di pronta guarigione,
di ascoltare i loro discorsi interminabili e
riferirli a cuore stretto.
Ed il cuore
dei comunisti italiani del 2007 batte oggi
per Fidel Castro. "Continueremo ad essere
vicini, a sostenere e ringraziare… una
piccola isola caraibica a 90 miglia marine
dalla più grande potenza del mondo… Que viva
Cuba!" - ha arringato i militanti del
suo partito Diliberto, leader del Pdci. Il
responsabile Esteri del quale il 29 novembre
scorso, a 3 giorni dell'ottantesimo
genetliaco del Lider Maximo, ha solerte
dichiarato: "Andrò a Cuba personalmente
per festeggiare un uomo che ha fatto la
Storia. Andrò a Cuba a ribadire il sostegno
ad un popolo fiero che ha dimostrato che la
rivoluzione è possibile". Alessandro
Bianchi, un attimo dopo aver giurato da
ministro dei Trasporti nelle mani del
Presidente della Repubblica, ha dichiarato
di "ammirare quanto Fidel Castro ha fatto
dopo il '59". Non mancano poi di
sostenere la rivoluzione cubana Paolo Cento,
oggi sottosegretario all'Economia, Nichi
Vendola, presidente della regione Puglia ed
altri comunisti d'oggi (su tutti Giordano,
Migliore e Cossutta). Radio, riviste,
associazioni e molti altri, mentre sono
inseriti in un sistema democratico, sognano
ancora che un barbudo castrista venga
a liberarci e darci dignità. Bertinotti se
lo augura con tutto il cuore: il 5 agosto
2006, già presidente della Camera, ha
mandato, a nome del Parlamento italiano, un
biglietto di pronta guarigione al tiranno
caraibico. Con la postilla: "penso una
cosa banale: che Fidel Castro sia
insostituibile per Cuba". Con tanti
saluti a chi ha perso la vita per la
democrazia e a chi ancora oggi è detenuto
per motivi politici nei tuguri dell'Avana.
E' necessario ricordare a questi romantici
marxisti (a volte, ma quasi sempre, anche
pacifisti e guevaristi, il che è,
ovviamente, una contradditio in terminis)
qualche crimine del regime cubano.
L'8 gennaio 1959 Castro e i suoi sfilano
trionfalmente a L'Avana e subito nelle
prigioni della Cabana, della capitale e di
Santa Clara iniziano le esecuzioni di massa:
600 vittime (in gran parte partigiani di
Batista) in cinque mesi, dopo processi
popolari. Una folla di 18000 persone
inferocite giudica il comandante batistiano
Jesùs Sosa Blanco e lo condanna a morte
puntando i pollici verso il basso. Né più né
meno dell'antica Roma. Eliminati ipotetici e
reali avversari, Castro si dedica alla
costruzione del regime e annulla, come Lenin
nel '17, il progetto di libere elezioni.
Sospende la costituzione allora vigente, per
governare unicamente per decreto. Fa
approvare le leggi n. 53 e 54 che vietano il
diritto alla libera associazione. Nel
frattempo scompaiono i periodici
indipendenti: vengono chiusi "Avance", "la
Quincena" e "Bohemia" i cui redattori
espatriano in massa. Rimane solo "Hoy",
quotidiano, logicamente, comunista.
Nell'autunno del '60 vengono arrestati altri
oppositori. Alcuni, tra cui Humberto Sorì
Marìn, vengono fucilati. Nel '61 5000
persone, per lo più borghesi che avevano
appoggiato Castro, fuggono dall'isola. Allo
stesso tempo il Lider Maximo cerca di
svuotare i sindacati delle loro prerogative.
Fa arrestare e condannare a 12 anni il loro
principale leader, David Salvador, e li
scioglie tutti tranne uno, il CTC, che
riempie di propri uomini. Nel '62 Fidel
castro abolisce il diritto di sciopero. Nel
'61 chiude tutti i collegi religiosi,
espelle 131 sacerdoti da Cuba, altri ne
arresta (tra cui l'attuale arcivescovo
dell'Avana, il cardinale Ortega, rinchiuso
per anni in un campo di concentramento),
cancella dal calendario sia il Natale sia la
Pasqua, toglie alla Chiesa la possibilità di
comprare oggetti ad uso pastorale. Anche
l'arte viene imbavagliata e messa sotto
controllo: "dentro la rivoluzione tutto,
al di fuori di essa nulla". Grandi
scrittori come Ernesto Padilla e Reinaldo
Arenas, e poeti come Jorge Valls e Ernesto
Diaz Rodriguez, dopo essere stati costretti
a fare "autocritica", vengono perseguitati
per anni.
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Continuano intanto ad essere arrestati gli
oppositori di Fidel Castro. Durante un
processo popolare, un ex comandante
castrista, Huber Matos, viene condannato per
"anticomunismo" a 20 anni, scontati fino
all'ultimo. Jesùs Carrera viene fucilato
davanti ad un plotone d'esecuzione. In
questo periodo, 1000 cosiddetti
controrivoluzionari vengono giustiziati.
Nel 1960 la
magistratura passa ufficialmente sotto il
potere politico e contemporaneamente anche
l'università viene messa sotto controllo.
Uno studente d'ingegneria civile, Pedro
Luis Boitel, si candida alla presidenza
della Federazione studentesca. Ma Boitel,
non molto gradito a Raul e Fidel Castro,
viene condannato a 10 anni di carcere che
poi diventano 42. Morirà dopo uno sciopero
della fame intrapreso per "ottenere i
diritti riservati ai prigionieri
politici".
Tra il '59 ed
il '62 viene istituita una "Gestapo rossa",
la DSE, con il compito di: sorvegliare tutti
i dipendenti della pubblica amministrazione;
coloro che lavorano nella cultura, nello
sport e nell'arte; intercettare tutti i
"sospetti"; controllare la posta;
controllare i turisti. Un'altra
organizzazione, la DEM, è deputata a stilare
un dossier su tutti i cittadini; a sondare
l'opinione degli abitanti e a sorvegliare
chiese e istituti religiosi attraverso
l'infiltrazione di agenti.
Negli anni
sessanta la repressione assume toni ancora
più violenti: da 7000 a 10000 persone
vengono uccise, 30000 sono detenute come
prigionieri politici. Vengono arrestati
religiosi, prosseneti, omosessuali, e tutti
quelli "potenzialmente pericolosi per la
società". Costretti ai lavori forzati (15 h
al giorno) quasi sempre nudi, i
recalcitranti devono per punizione tagliare
l'erba con i denti oppure restare per ore
immersi nei pozzi neri. Interessante è il
regime penitenziario cubano: nelle celle i
detenuti sono costretti senza acqua ed
elettricità e le torture psicologiche e
fisiche sono all'ordine del giorno. Alcuni
prigionieri sono costretti a salire le scale
con scarpe zavorrate di piombo, salvo essere
ributtati giù arrivati in cima. Le donne che
hanno paure degli insetti vengono rinchiuse
ore ed ore in una cella piena di scarafaggi.
I detenuti vengono tenuti svegli con droghe
eccitanti, per poi essere sottoposti ad
elettroshock. Vengono spaventati con cani da
guardia e finte esecuzioni, vengono
rinchiusi ammucchiati in 7 -8 in celle da 2.
Vengono privati del sonno e svegliati ogni
20 minuti. I parenti dei prigionieri vengono
emarginati dalla società, i loro figli non
possono andare all'università, i congiunti
non hanno diritto al lavoro. Per i
prigionieri più negligenti esistono le
ratoneras (buchi di topo), piccolissime
celle sotterranee d'isolamento. Oppure le
violenze sessuali di altri detenuti per
sfuggire alle quali si cospargono di
escrementi. Oppure lo sciopero della fame
coatto o la mancanza di assistenza medica.
Oppure le gavetas (gabbie di ferro),
larghe 1 m, alte 1, 80 e lunghe 10.
La condizione
delle donne detenute è drammatica: spesso
sono oggetto del sadismo delle guardie e
vengono picchiate abitualmente. Martha
Frayde, già castrista della prima ora, ha
descritto così le condizioni dure del
carcere femminile: "la mia cella misurava
6 m per 5… ed arrivammo ad essere 42… le
tinozze per lavarsi erano piene
d'immondizia… uno stato di escrementi invase
le celle… fummo costrette a vivere in mezzo
a quel materiale nauseabondo".
Nel '60 Castro
crea i CDR, comitati di difesa della
rivoluzione. Sono dei comitati di quartiere
che devono sorvegliare sugli intrighi
"controrivoluzionari" degli abitanti. Nel
marzo del 1961, grazie ai CDR, 100.000
persone vengono interrogate e migliaia di
esse arrestate; nel 1980 i CDR organizzano
numerosi actos de ripudio, ovvero
folle inferocite riunite sotto casa
dell'oppositore che lanciano sassi, urlano
insulti, imbrattano i muri di slogan
castristi e che gridano: "Afuera, gusano!"
(vieni fuori, verme!). Vittime ne furono
anche il presidente del Comitato per i
diritti umani, Ricardo Bofill e, nel 1991,
il cristiano Oswaldo Payas Sardinas. Nel
1978 Castro approva la legge di
"pericolosità predelittuosa", ossia diventa
crimine ogni pensiero che non sia conforme a
quello del regime.
Ultimamente la
situazione non è migliore. Ci sono 320
detenuti accusati di "pericolosità sociale".
Nel marzo 2003 75 dissidenti, sommariamente
processati, sono stati condannati ad un
totale di 1450 anni per reati d'opinione.
Secondo Amnesty International, il 22 luglio
2005 le autorità cubane hanno arrestato
oltre 50 manifestanti. Il 20% degli abitanti
vive in esilio, quasi 2 milioni su una
popolazione di 11. Dal 1959 ad oggi 100.000
persone sono passate nei lager, e tra le 15
e le 17.000 giustiziate.
Il velo di
ideologia steso sul comunismo cubano
impedisce di vedere la realtà e l'Italia è
capofila nell'idealizzazione del dittatore.
In Italia Fidel Castro è un uomo che ha
fatto la Storia, che è insostituibile.
Dietro questi epiteti si nasconde il
tentativo di salvarsi, dopo che invece la
propria Storia è fallita. Ma – dice la
figlia di Castro, Alina, considerata a Cuba
"nemico ideologico" – "questa gente non
conosce la realtà cubana e farebbe meglio a
vivere nel paese per un po’, prima di
parlare".
gabro.v@libero.it
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