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Secondo un
copione che si ripete uguale e monotono
dalla discesa in campo ad oggi, “il cavalier
gentile” celebrato da Giuliano Ferrara con
il solito seguito di cerchiobottisti e
“terzisti” in ordine sparso, tenuto
graziosamente a battesimo dall’ultimo
congresso dei DS, ha lasciato in pochi
giorni il passo alle scorrerie del caimano
che si avventa contro qualsiasi tentativo,
anche se blando o patetico, di regolamentare
o arginare il far west del conflitto di
interessi e del duopolio televisivo.
Al congresso fondativo del nascituro partito
democratico, Massimo D’Alema aveva
sottolineato che “Berlusconi ha una grande
percezione di ciò che avviene nel paese” e
l’aveva invitato a seguire senza indugi per
la CDL la strada unitaria intrapresa da
Margherita e DS; il cavaliere gentile aveva
risposto conciliante “noi saremo i più
felici se ci sarà la possibilità di
soluzioni condivise”.
L’idillio,
come avviene per le passioni più travolgenti
e più tormentate si è interrotto ancora una
volta, bruscamente e senza un perché, a
parte la troppo banale contingenza delle
amministrative, e quello che solo due
settimane fa era l’ospite più blandito e
vezzeggiato del congresso a sua volta
prodigo di elogi e riconoscimenti per il
cammino intrapreso dagli avversari “mai più
nemici” è ritornato agli antichi aggettivi:
killer, golpisti, dementi, espropriatori,
maoisti…
Contro un disegno di legge sul conflitto di
interessi “talmente moderato da non essere
troppo diverso dalla proposta approvata nel
1998 all’unanimità, con il voto di Forza
Italia”, come ricorda non un demonizzatore
professionista, ma il ministro delle
comunicazioni Paolo Gentiloni, si sono
levati i toni da guerra totale.
E sì che solo una settimana fa dopo la
sentenza di assoluzione per la vicenda Sme,
anche Pigi Battista, un “terzista” di punta,
si era compiaciuto di vivere ormai in un
“paese normale” dove il cavalier gentile,
nonostante avesse dovuto aspettare la
sentenza per quasi 12 anni - impiegati
alacremente perché non arrivasse mai- non
aveva tuttavia “ingaggiato una rappresaglia
contro la magistratura”.
Se il Silvio post idillio, denuncia il
killeraggio nei suoi confronti, Sandro Bondi
non esclude di “scendere in piazza”, e altri
azzurri parimenti arditi ed immaginifici
come Osvaldo Napoli e Lucio Malan denunciano
rispettivamente “la barbarie giuridica ad
personam” e smascherano la natura recondita
del provvedimento “Macché legge americana, è
un testo che ha molto di maoista”.
Ma soprattutto, gli azzurri con Bondi in
testa si rivolgono “ai moderati dell’altro
schieramento, agli esponenti più
responsabili del centrosinistra che non
vogliono farsi complici di una legge
ingiusta contro il leader dell’opposizione e
che non vogliono trascinare il paese in uno
scontro senza precedenti”. E naturalmente
appelli tanto accorati non cadono certamente
nel vuoto perché notoriamente il senso “di
responsabilità” e di lealtà, nei confronti
degli interessi patrimoniali di Berlusconi,
dichiarati ufficialmente sin dal ‘96 negli
studi di Stranamore da Massimo D’Alema “una
risorsa per il paese”, non è certo venuto
meno nelle fila del centrosinistra.
Così Gasparri può facilmente anticipare
soddisfatto “ Già vedo pezzi del
centrosinistra che scricchiolano e che
dissentono come Clemente Mastella”.
Il ministro della Giustizia che
evidentemente reputa una scelta opportuna ed
equilibrata chiamare al suo fianco al
ministero un “giurista” del calibro di
Nuvoli, noto alle cronache per aver invocato
la forca per Francesco Saverio Borrelli e
per aver infamato Caselli, invita gli
alleati di centrosinistra “ad agire con
intelligenza politica, equilibrio e
moderazione” e a “non enfatizzare la
battaglia sul conflitto di interessi” per
evitare che Berlusconi appaia come “un
martire”.
Eppure considerare Mastella l’unica falla
nel presunto argine che la maggioranza
ostenta di erigere allo strapotere
berlusconiano, impensabile in qualsiasi
altro paese civile, sarebbe davvero
fuorviante…. Durante la riunione di
maggioranza di giovedì scorso non solo i
diesse si sono battuti per stroncare sul
nascere l’ipotesi ineleggibilità per chi
possieda un patrimonio superiore ai 15.000
euro avanzata da Verdi e Pdci, unica misura
seria già prevista da una legge del 1957 per
i concessionari dell’etere, ma Violante ha
minacciato di dimettersi da relatore se
fosse passato qualsiasi “inasprimento”.
Il centrosinistra non si è limitato a
cassare definitivamente la ineleggibilità,
ma ha bocciato anche la proposta di Zaccaria
di introdurre la vendita obbligatoria
dell’impresa da parte del blind trust.
L’emendamento è stato messo ai voti e
bocciato non solo da Violante e da Paolo
Naccarato rappresentante del Governo ma
anche dai comunisti, nonché antagonisti di
Rifondazione, più propensi alle esibizioni
muscolari contro Mario Segni che a risolvere
in modo dignitoso il nodo del conflitto di
interessi che strangola il paese e non
riguarda notoriamente solo Silvio
Berlusconi, una questione, evidentemente
troppo borghese!
A tutti questi signori che mirano a
garantirsi a tempo indeterminato le loro
poltrone, poltroncine e strapuntini in
Rainvest e i loro convenienti rapporti
trasversali a 360°, anche quando fingono di
alzare la voce e di fare la faccia cattiva,
rivolgiamo caldamente l’invito di
rivolgersi, in vista delle prossime tornate
elettorali, non più ai cittadini che per
cinque anni si sono mobilitati nelle piazze
italiane per risolvere il conflitto di
interessi e riportare il pluralismo in TV,
ma alle platee dei grandi fratelli e delle
isole dei famosi che intende mobilitare
Bondi.
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