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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 8 MAGGIO 2007
Il Cavalier gentile all'arrembaggio

Daniela Gaudenzi

Secondo un copione che si ripete uguale e monotono dalla discesa in campo ad oggi, “il cavalier gentile” celebrato da Giuliano Ferrara con il solito seguito di cerchiobottisti e “terzisti” in ordine sparso, tenuto graziosamente a battesimo dall’ultimo congresso dei DS, ha lasciato in pochi giorni il passo alle scorrerie del caimano che si avventa contro qualsiasi tentativo, anche se blando o patetico, di regolamentare o arginare il far west del conflitto di interessi e del duopolio televisivo.
Al congresso fondativo del nascituro partito democratico, Massimo D’Alema aveva sottolineato che “Berlusconi ha una grande percezione di ciò che avviene nel paese” e l’aveva invitato a seguire senza indugi per la CDL la strada unitaria intrapresa da Margherita e DS; il cavaliere gentile aveva risposto conciliante “noi saremo i più felici se ci sarà la possibilità di soluzioni condivise”.

 

L’idillio, come avviene per le passioni più travolgenti e più tormentate si è interrotto ancora una volta, bruscamente e senza un perché, a parte la troppo banale contingenza delle amministrative, e quello che solo due settimane fa era l’ospite più blandito e vezzeggiato del congresso a sua volta prodigo di elogi e riconoscimenti per il cammino intrapreso dagli avversari “mai più nemici” è ritornato agli antichi aggettivi: killer, golpisti, dementi, espropriatori, maoisti…
Contro un disegno di legge sul conflitto di interessi “talmente moderato da non essere troppo diverso dalla proposta approvata nel 1998 all’unanimità, con il voto di Forza Italia”, come ricorda non un demonizzatore professionista, ma il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, si sono levati i toni da guerra totale.

E sì che solo una settimana fa dopo la sentenza di assoluzione per la vicenda Sme, anche Pigi Battista, un “terzista” di punta, si era compiaciuto di vivere ormai in un “paese normale” dove il cavalier gentile, nonostante avesse dovuto aspettare la sentenza per quasi 12 anni - impiegati alacremente perché non arrivasse mai- non aveva tuttavia “ingaggiato una rappresaglia contro la magistratura”.
Se il Silvio post idillio, denuncia il killeraggio nei suoi confronti, Sandro Bondi non esclude di “scendere in piazza”, e altri azzurri parimenti arditi ed immaginifici come Osvaldo Napoli e Lucio Malan denunciano rispettivamente “la barbarie giuridica ad personam” e smascherano la natura recondita del provvedimento “Macché legge americana, è un testo che ha molto di maoista”.
Ma soprattutto, gli azzurri con Bondi in testa si rivolgono “ai moderati dell’altro schieramento, agli esponenti più responsabili del centrosinistra che non vogliono farsi complici di una legge ingiusta contro il leader dell’opposizione e che non vogliono trascinare il paese in uno scontro senza precedenti”. E naturalmente appelli tanto accorati non cadono certamente nel vuoto perché notoriamente il senso “di responsabilità” e di lealtà, nei confronti degli interessi patrimoniali di Berlusconi, dichiarati ufficialmente sin dal ‘96 negli studi di Stranamore da Massimo D’Alema “una risorsa per il paese”, non è certo venuto meno nelle fila del centrosinistra.
Così Gasparri può facilmente anticipare soddisfatto “ Già vedo pezzi del centrosinistra che scricchiolano e che dissentono come Clemente Mastella”.
Il ministro della Giustizia che evidentemente reputa una scelta opportuna ed equilibrata chiamare al suo fianco al ministero un “giurista” del calibro di Nuvoli, noto alle cronache per aver invocato la forca per Francesco Saverio Borrelli e per aver infamato Caselli, invita gli alleati di centrosinistra “ad agire con intelligenza politica, equilibrio e moderazione” e a “non enfatizzare la battaglia sul conflitto di interessi” per evitare che Berlusconi appaia come “un martire”.

Eppure considerare Mastella l’unica falla nel presunto argine che la maggioranza ostenta di erigere allo strapotere berlusconiano, impensabile in qualsiasi altro paese civile, sarebbe davvero fuorviante…. Durante la riunione di maggioranza di giovedì scorso non solo i diesse si sono battuti per stroncare sul nascere l’ipotesi ineleggibilità per chi possieda un patrimonio superiore ai 15.000 euro avanzata da Verdi e Pdci, unica misura seria già prevista da una legge del 1957 per i concessionari dell’etere, ma Violante ha minacciato di dimettersi da relatore se fosse passato qualsiasi “inasprimento”.
Il centrosinistra non si è limitato a cassare definitivamente la ineleggibilità, ma ha bocciato anche la proposta di Zaccaria di introdurre la vendita obbligatoria dell’impresa da parte del blind trust.
L’emendamento è stato messo ai voti e bocciato non solo da Violante e da Paolo Naccarato rappresentante del Governo ma anche dai comunisti, nonché antagonisti di Rifondazione, più propensi alle esibizioni muscolari contro Mario Segni che a risolvere in modo dignitoso il nodo del conflitto di interessi che strangola il paese e non riguarda notoriamente solo Silvio Berlusconi, una questione, evidentemente troppo borghese!
A tutti questi signori che mirano a garantirsi a tempo indeterminato le loro poltrone, poltroncine e strapuntini in Rainvest e i loro convenienti rapporti trasversali a 360°, anche quando fingono di alzare la voce e di fare la faccia cattiva, rivolgiamo caldamente l’invito di rivolgersi, in vista delle prossime tornate elettorali, non più ai cittadini che per cinque anni si sono mobilitati nelle piazze italiane per risolvere il conflitto di interessi e riportare il pluralismo in TV, ma alle platee dei grandi fratelli e delle isole dei famosi che intende mobilitare Bondi.

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Daniela Guadenzi

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