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Mi ricordo
quando i miei genitori mi dicevano di non
fidarmi degli sconosciuti, di non parlare a
nessuno quando scendevo in edicola a
comprare Topolino, c’erano ancora le lire,
ma non era una vita fa. Mi ricordo che ad un
certo punto ho iniziato a fidarmi, senza
criteri particolari, succedeva che ci si
fidava e basta. Dell’aspetto, di un modo
particolare di parlare, di una sintonia che
si avvertiva nell’aria o più spesso del
mancato disagio della situazione che si
parava davanti. E cosi, si intrecciano
amicizie e relazioni, nate sull’autobus, in
discoteca, al bar, in chat, ai campi scuola
della parrocchia, luoghi abitati da perfetti
sconosciuti. Relazioni vissute, come le
vivono tutti, con il loro bene ed il loro
male. Gioie e dolori, come dicono in molti,
storie singole che si uniscono per diventare
“progetto comune” anche se poi non sempre
con il lieto fine. Succede, quindi, che ci
si fida e a fidarsi talvolta si soffre come
cani.
E’ successo a
tutti almeno una volta di sentire quel senso
di bruciato allo stomaco ed un nodo di
rabbia stretto in gola. E’ la storia di
tutte le coppie del mondo al di là
dell’orientamento sessuale e, penso che non
voler riconoscere le migliaia di coppie di
fatto di questo paese, vuol dire passare
sopra al dolore che anche queste provano di
fronte ad una storia che finisce. I
sentimenti non conoscono un’identità, non
hanno niente a che vedere con la
razionalità, non sono di destra o sinistra,
non sono né laici né cattolici. I sentimenti
come i fiori, qualcosa di delicato da
riparare dalle intemperie, sono delle
creature da lasciar crescere in un ambiente
protetto, proprio come i bambini. Sarà per
questo che ogni volta che ci sentiamo
feriti, di sentimenti non vorremmo provarne
più. Vorrei potervi dimostrare che un gay o
una lesbica piange proprio come piange un
eterosessuale quando si sente ferito, quando
un amore finisce e quando sente che qualcosa
gli è morto dentro. Piange perché non esiste
nessuna distinzione, siamo tutti uguali
senza paura. Amare una persona, sciogliersi
davanti agli occhi di un bambino, piangere
quando qualcuno se ne va, non sono
prerogativa di una parte politica, e finché
non impareranno a difendere l’individuo
nella sua specialità allora l’unico slogan
possibile sarà “sabato né Pannella, né
Mastella”.
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