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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 12 MAGGIO 2007
Le priorità riformiste

gabriele vecchione

Immaginiamo un giovane di 20 anni del tutto intenzionato, non appena conseguita la laurea, a trovare un lavoro (anche modesto), per poi sposarsi presto e creare una famiglia.
Immaginiamo che, non appena conseguita la laurea, egli si dia da fare per trovare lavoro. Ma lavoro non riesce a trovarlo: neanche riesce a fare il collaboratore scolastico perché anche in quell'ambito lavorativo ci sono precarietà, punteggi e graduatorie e dovrebbe spostarsi di città. Minimo gli suggeriscono di studiare ancora e nell'attesa di stare altri due anni a casa con mammà.

Ora immaginiamo che egli abbia finito l'approfondimento o il master che sia e si metta di buon grado a cercare un posto di lavoro. Sarà assunto precario e pagato una fame. Precario in qualunque settore: se vuole fare l'insegnante, se vuole fare il giornalista, se vuole fare il bidello, il ricercatore universitario, se vuole rispondere al telefono in un call - center. E si trascina dietro la sua precarietà fino a 50 anni, con tutte le conseguenze del caso: stress psicologico, fisico e mentale. A 50 anni poi o viene licenziato (a quel punto può andare sotto ad un ponte: fino alla morte naturale, è condannato alla morte sociale) o viene assunto di ruolo. E di lì lavorerà fino alla morte, per riuscire a pagarsi uno straccio di pensione.

Intanto con la sua fidanzata, pur precario, cerca una casa. Ma i prezzi delle case in affitto o in vendita sono stellari, anche in periferia riuscire ad affittare una casa o addirittura comprarla è un lusso riservato a pochi. Dovrà quindi ricorrere ad un mutuo, ma le banche vogliono garanzie ferree e non glielo concedono. Il tasso d'interesse comunque è alto e il mutuo sarebbe troppo oneroso per le sue tasche. Dovrà chiedere aiuto ad un genitore, ben lieto di darglielo, ma che intanto pensava di godersi una vecchiaia con qualche comodità dopo una vita di fatiche.

Immaginiamo che in questo quadretto il giovane, sciagurato, voglia mettere al mondo una creatura. Lo Stato ancora lo considera come singolo, come individuo, come "giovane" anche a 30 – 40 anni. Considera il suo reddito, a prescindere da quanti, sul quel reddito, effettivamente, vivono. Non lo  considera quindi, con sguardo miope, come membro del nucleo della società, membro di una famiglia. Dunque non lo aiuta a generare quella prole che è ninfa vitale e motore della società.  Senza la quale nessuno ha futuro.

 

·   Mettere al mondo dei figli oggi è difficile. Ad una temperie culturale avversa alla famiglia tradizionale, si accompagnano difficoltà puramente pratiche. Senza soldi non si dice Messa. Parimenti, senza soldi non si fanno figli. Senza figli, la società crolla su se stessa. E' un sillogismo che tutti devono tenere a mente: sopra tutti i deputati e i ministri che hanno potere di legiferare e attuare politiche sociali davvero (per una volta) riformiste, i giovani (coloro che non vogliano espatriare in altri paesi) che devono farsi strada in un sentiero impervio.

La priorità invece sembra essere diventata l'approvazione di forme similari al matrimonio civile. Che non sono affatto la priorità, ma che tali sono diventate quasi per una volontà autolesionista e di autodistruzione.

Senza riporre troppa fiducia in loro, è ora che qualcuno dei nostrani riformisti a parole si adoperi. Per una volta sarebbe degno di quella definizione politica con la quale ama farsi chiamare.

gabro.v@libero.it

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un dovere civile
Gabriele Vecchione

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