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Immaginiamo un
giovane di 20 anni del tutto intenzionato,
non appena conseguita la laurea, a trovare
un lavoro (anche modesto), per poi sposarsi
presto e creare una famiglia.
Immaginiamo che, non appena conseguita la
laurea, egli si dia da fare per trovare
lavoro. Ma lavoro non riesce a trovarlo:
neanche riesce a fare il collaboratore
scolastico perché anche in quell'ambito
lavorativo ci sono precarietà, punteggi e
graduatorie e dovrebbe spostarsi di città.
Minimo gli suggeriscono di studiare ancora e
nell'attesa di stare altri due anni a casa
con mammà.
Ora
immaginiamo che egli abbia finito
l'approfondimento o il master che sia e si
metta di buon grado a cercare un posto di
lavoro. Sarà assunto precario e pagato una
fame. Precario in qualunque settore: se
vuole fare l'insegnante, se vuole fare il
giornalista, se vuole fare il bidello, il
ricercatore universitario, se vuole
rispondere al telefono in un call - center.
E si trascina dietro la sua precarietà fino
a 50 anni, con tutte le conseguenze del
caso: stress psicologico, fisico e mentale.
A 50 anni poi o viene licenziato (a quel
punto può andare sotto ad un ponte: fino
alla morte naturale, è condannato alla morte
sociale) o viene assunto di ruolo. E di lì
lavorerà fino alla morte, per riuscire a
pagarsi uno straccio di pensione.
Intanto con la sua fidanzata, pur precario,
cerca una casa. Ma i prezzi delle case in
affitto o in vendita sono stellari, anche in
periferia riuscire ad affittare una casa o
addirittura comprarla è un lusso riservato a
pochi. Dovrà quindi ricorrere ad un mutuo,
ma le banche vogliono garanzie ferree e non
glielo concedono. Il tasso d'interesse
comunque è alto e il mutuo sarebbe troppo
oneroso per le sue tasche. Dovrà chiedere
aiuto ad un genitore, ben lieto di
darglielo, ma che intanto pensava di godersi
una vecchiaia con qualche comodità dopo una
vita di fatiche.
Immaginiamo che in questo quadretto il
giovane, sciagurato, voglia mettere al mondo
una creatura. Lo Stato ancora lo considera
come singolo, come individuo, come "giovane"
anche a 30 – 40 anni. Considera il suo
reddito, a prescindere da quanti, sul quel
reddito, effettivamente, vivono. Non lo
considera quindi, con sguardo miope, come
membro del nucleo della società, membro di
una famiglia. Dunque non lo aiuta a generare
quella prole che è ninfa vitale e motore
della società. Senza la quale nessuno ha
futuro.
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Mettere al mondo dei figli oggi è difficile.
Ad una temperie culturale avversa alla
famiglia tradizionale, si accompagnano
difficoltà puramente pratiche. Senza soldi
non si dice Messa. Parimenti, senza soldi
non si fanno figli. Senza figli, la società
crolla su se stessa. E' un sillogismo che
tutti devono tenere a mente: sopra tutti i
deputati e i ministri che hanno potere di
legiferare e attuare politiche sociali
davvero (per una volta) riformiste, i
giovani (coloro che non vogliano espatriare
in altri paesi) che devono farsi strada in
un sentiero impervio.
La priorità invece sembra essere diventata
l'approvazione di forme similari al
matrimonio civile. Che non sono affatto la
priorità, ma che tali sono diventate quasi
per una volontà autolesionista e di
autodistruzione.
Senza riporre troppa fiducia in loro, è ora
che qualcuno dei nostrani riformisti a
parole si adoperi. Per una volta sarebbe
degno di quella definizione politica con la
quale ama farsi chiamare.
gabro.v@libero.it
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