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Il cosiddetto
Family Day che sarebbe stato più corretto,
dato il profilo quanto mai italico se non
italiota, provinciale e antistorico,
ribattezzare “il giorno della famiglia de
noantri” ha fotografato puntualmente anche
uno dei momenti più meschini della politica
di questi ultimi anni, che pure ha dato e
continua a dare prove inconfutabili e molto
solide di una crisi senza riscatto.
Il capo dell’opposizione dopo giorni di vado
non vado, ci sarà FI, ma non so se ci sarò,
si è fatto scudo della vignetta di Vauro,
incisiva come tante altre, a proposito degli
innumerevoli scandali di pedofilia che
coinvolgono il clero in tutto il mondo, per
lanciare un anatema da anni 50 “chi si
riconosce nella sinistra non può essere
cattolico” e per competere con il papa
nell’elargizione di scomuniche.
Il paladino delle libertà, il “liberale”
nonché “liberista” che ha “innovato” il
prodotto televisivo con tette e culi per
tutti, se negli ottanta era attaccato ai
pantaloni di Bettino Craxi, nel 2006 si
distribuisce equamente tra le serate
“birichine” con Lele Mora al Billionaire e
le crociate teocom e/o teodem contro i
demoniaci Dico.
Bisogna
riconoscere che per una volta Emanuele
Maccaluso ha colto nel segno quando ha
sintetizzato così il ruolo della destra in
piazza San Giovanni e la materializzazione
di Silvio che brandiva scandalizzato il
Manifesto “la destra è ormai ridotta
all’accattonaggio politico. La comparsata di
Berlusconi al family day è stata patetica.
Se quella fosse stata una manifestazione
laica si sarebbe presentato con il berretto
da bersagliere in testa sostenendo di essere
l’unico continuatore della battaglia di
Porta Pia”. Il problema è che la cosiddetta
sinistra lo prende sul serio, pende dai suoi
umori quotidiani, lo accoglie come uno
statista quando usa i toni concilianti in
vista delle cicliche “larghe intese” e lo
subisce a capo chino quando la accusa di
killeraggio politico mentre gli sta
confezionando su misura una falsa legge sul
conflitto di interessi che non scalfisce
minimamente il suo impero mediatico, in
costante espansione, né il duopolio ormai
totalmente sbilanciato a favore di Mediaset
in cui la Rai sta definitivamente
soccombendo.
Così come
prende sul serio, e nientepopodimeno che sul
fronte della riforma elettorale e della
riforma costituzionale, l’ex-ministro
Calderoli, il mai pentito padre del porcello
che ha commentato le due manifestazioni di
sabato in termini calcistici “Adamo ed Eva
vincono su Adamo Giuseppe 6 a 1”. Ma
soprattutto con una sintesi da statista di
Pontida ha esultato “Viva la famiglia,
abbasso i culattoni”. Naturalmente i TG
incluso il TG 3 si sono ben guardati dal
riferire nella sua completezza il
Calderoli-pensiero e nel mondo politico
italiano non si sono registrate particolari
reazioni indignate per una espressione che
in ambito europeo o internazionale
metterebbe la pietra tombale sopra una
brillante carriera politica concepibile solo
in Italia. Sì una reazione netta c’è stata,
quella del neo eletto presidente dell’ Arci
Gay Aurelio Mancuso che ha dichiarato,
ovviamente, “necessarie le dimissioni di
Calderoli”. Aspettiamo di vedere quanti si
assoceranno nel centro sinistra. Chissà,
magari il ministro Mastella, che a chi gli
domandava se era proprio opportuna la
presenza di un ministro ad una
manifestazione, concepita come una bomba ad
orologeria su quello che rimaneva dei Dico,
ed agitata come una clava contro il governo,
rispondeva soavemente che si sarebbe dimesso
per un giorno.
Oppure il ministro della pubblica istruzione
Beppe Fioroni, che sul nascere del Governo
ne aveva con lucida lungimiranza previsto le
difficoltà vaticinando “sarà come la corsa
dei cocomeri in salita!”. E infatti, lui
per non smentire la previsione tanto
puntuale sotto ogni punto di vista, a piazza
San Giovanni c’era e ha dichiarato “non si
può non ascoltare la piazza cattolica, il
family day conta!”.
Purtroppo con grande rammarico, non ha
ritenuto da vice primo ministro di poter
partecipare Francesco Rutelli che ha
rimpianto per l’occasione di non essere un
semplice parlamentare.
Ancora più chiara e lapidaria è stata la
teodem Binetti “I Dico sono stati un
infortunio di percorso e il milione di
piazza San Giovanni sono la rappresentanza
di quel 75% di italiani che al referendum
sulla procreazione assistita si sono
astenuti”.
Baget Bozzo ha
liquidato la giornata di sabato con il
milione presunto, le 26.000 parrocchie
mobilitate, l’atmosfera e la cultura nei
confronti dei gay da anni 50 oscillante tra
compassione ed avversione, dichiarando
“credo che sia ormai chiara la connessione
del mondo cattolico con il centro destra”.
Forse sarebbe più corretto dire che è in
corso, e non da sabato un’ opera
spregiudicata di annessione del centro
destra nei confronti del mondo cattolico e
che i toni da scomunica e da crociata delle
gerarchie cattoliche contro la laicità
assumono toni, dispiace constatarlo, di una
aggressività e veemenza sempre più
berlusconiana (basti vedere le accuse di
terrorismo ad un comico che mette in fila
dei fatti).
Davanti a
questa nefasta saldatura che fa arretrare il
paese e lo confina letteralmente alla
periferia dei paesi civili e delle
democrazie avanzate, la sinistra balbetta,
si adegua, fa finta che non sia successo
nulla, rincorre all’infinito la destra sulla
china neo-confessionale, plaude alle piazze
degli altre e continua ormai da oltre cinque
anni ad ignorare e mortificare le proprie
che ovviamente di questo passo saranno
sempre più esigue fino ad essere
inesistenti. A quel punto ogni problema e/o
conflitto sarà risolto.
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