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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 15 MAGGIO 2007
Il
giorno dell'italica famiglia
Daniela Gaudenzi

Il cosiddetto Family Day che sarebbe stato più corretto, dato il profilo quanto mai italico se non italiota, provinciale e antistorico, ribattezzare “il giorno della famiglia de noantri” ha fotografato puntualmente anche uno dei momenti più meschini della politica di questi ultimi anni, che pure ha dato e continua a dare prove inconfutabili e molto solide di una crisi senza riscatto.
Il capo dell’opposizione dopo giorni di vado non vado, ci sarà FI, ma non so se ci sarò, si è fatto scudo della vignetta di Vauro, incisiva come tante altre, a proposito degli innumerevoli scandali di pedofilia che coinvolgono il clero in tutto il mondo, per lanciare un anatema da anni 50 “chi si riconosce nella sinistra non può essere cattolico” e per competere con il papa nell’elargizione di scomuniche.
Il paladino delle libertà, il “liberale” nonché “liberista” che ha “innovato” il prodotto televisivo con tette e culi per tutti, se negli ottanta era attaccato ai pantaloni di Bettino Craxi, nel 2006 si distribuisce equamente tra le serate “birichine” con Lele Mora al Billionaire e le crociate teocom e/o teodem contro i demoniaci Dico.

 

Bisogna riconoscere che per una volta Emanuele Maccaluso ha colto nel segno quando ha sintetizzato così il ruolo della destra in piazza San Giovanni e la materializzazione di Silvio che brandiva scandalizzato il Manifesto “la destra è ormai ridotta all’accattonaggio politico. La comparsata di Berlusconi al family day è stata patetica. Se quella fosse stata una manifestazione laica si sarebbe presentato con il berretto da bersagliere in testa sostenendo di essere l’unico continuatore della battaglia di Porta Pia”.  Il problema è che la cosiddetta sinistra lo prende sul serio, pende dai suoi umori quotidiani, lo accoglie come uno statista quando usa i toni concilianti in vista delle cicliche “larghe intese” e lo subisce a capo chino quando la accusa di killeraggio politico mentre gli sta confezionando su misura una falsa legge sul conflitto di interessi che non scalfisce minimamente il suo impero mediatico, in costante espansione, né il duopolio ormai totalmente sbilanciato a favore di Mediaset in cui la Rai sta definitivamente soccombendo.  

Così come prende sul serio, e nientepopodimeno che sul fronte della riforma elettorale e della riforma costituzionale, l’ex-ministro Calderoli, il mai pentito padre del porcello che ha commentato le due manifestazioni di sabato in termini calcistici “Adamo ed Eva vincono su Adamo Giuseppe 6  a 1”.  Ma soprattutto con una sintesi da statista di Pontida ha esultato “Viva la famiglia, abbasso i culattoni”. Naturalmente i TG incluso il TG 3 si sono ben guardati dal riferire nella sua completezza il Calderoli-pensiero e nel mondo politico italiano non si sono registrate particolari reazioni indignate per una espressione che in ambito europeo o internazionale metterebbe la pietra tombale sopra una brillante carriera politica concepibile solo in Italia.  Sì una reazione netta c’è stata, quella del neo eletto presidente dell’ Arci Gay Aurelio Mancuso che ha dichiarato, ovviamente, “necessarie le dimissioni di Calderoli”. Aspettiamo di vedere quanti si assoceranno  nel centro sinistra. Chissà, magari il ministro Mastella, che a chi gli domandava se era proprio opportuna la presenza di un ministro ad una manifestazione,  concepita come una bomba ad orologeria su quello che rimaneva dei Dico, ed agitata come una clava contro il governo, rispondeva soavemente che si sarebbe dimesso per un giorno.

Oppure il ministro della pubblica istruzione Beppe Fioroni, che sul nascere del Governo ne aveva con lucida lungimiranza previsto le difficoltà vaticinando “sarà come la corsa dei cocomeri in salita!”.  E infatti, lui per non smentire la previsione tanto puntuale sotto ogni punto di vista, a piazza San Giovanni c’era e ha dichiarato “non si può non ascoltare la piazza cattolica, il family day conta!”.
Purtroppo con grande rammarico, non ha ritenuto da vice primo ministro di poter partecipare Francesco Rutelli che ha rimpianto per l’occasione di non essere un semplice parlamentare.
Ancora più chiara e lapidaria è stata la teodem Binetti “I Dico sono stati un infortunio di percorso e il milione di piazza San Giovanni sono la rappresentanza di quel 75% di italiani che al referendum sulla procreazione assistita si sono astenuti”.

Baget Bozzo ha liquidato la giornata di sabato con il milione presunto, le 26.000 parrocchie mobilitate, l’atmosfera  e la cultura nei confronti dei gay da anni 50 oscillante tra compassione ed avversione, dichiarando “credo che sia ormai chiara la connessione del mondo cattolico con il centro destra”. Forse sarebbe più corretto dire che è in corso, e non da sabato un’ opera spregiudicata di annessione del centro destra nei confronti del mondo cattolico e che i toni da scomunica e da crociata delle gerarchie cattoliche contro la laicità assumono toni, dispiace constatarlo, di una aggressività e veemenza sempre più berlusconiana (basti vedere le accuse di terrorismo ad un comico che mette in fila dei fatti).

Davanti a questa nefasta saldatura che fa arretrare il paese e lo confina letteralmente alla periferia dei paesi civili e delle democrazie avanzate, la sinistra balbetta, si adegua, fa finta che non sia successo nulla, rincorre all’infinito la destra sulla china neo-confessionale, plaude alle piazze degli altre e continua ormai da oltre cinque anni ad ignorare e mortificare le proprie che ovviamente di questo passo saranno sempre più esigue fino ad essere inesistenti. A quel punto ogni problema e/o conflitto sarà risolto.  

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Daniela Guadenzi

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