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La Corte
d'Appello di Milano ieri mattina ha
confermato la condanna a 2 anni di
reclusione per Marcello Dell'Utri e per il
boss trapanese Vincenzo Virga, riconosciuti
colpevoli di tentata estorsione aggravata ai
danni del presidente della Pallacanestro
Trapani, Vincenzo Garraffa. Sono stati
accertati i fatti denunciati: all'inizio del
1992 Virga, condannato per mafia e omicidio
e tuttora in carcere, luogotenente di
Provenzano, mago dell'imprenditoria e degli
appalti con beni sequestrati per svariati
miliardi, fece visita a Garraffa
intimandogli di pagare 700milioni di lire,
il 50% di una sponsorizzazione, pretesi in
nero da Dell'Utri, che aveva già minacciato Garraffa in
precedenza: "Io le consiglio di ripensarci.
Abbiamo uomini e mezzi che la possono
convincere a cambiare opinione".
Nessun telegiornale italiano ne ha parlato,
in tutte le edizioni non è stata letta
neppure la nota d'agenzia: la notizia della
condanna a braccetto di un boss mafioso e
del braccio destro dell'uomo politico più
potente del pianeta oltrechè ideatore del
primo partito italiano, non s'ha da dare.
Dell'Utri, già condannato in via definitiva
a 2 anni per frode fiscale e false
fatturazioni, nel dicembre 2004 è stato
condannato in primo grado a 9 anni per
concorso esterno in associazione mafiosa
assieme al coimputato Tanino Cinà, poi
prematuramente scomparso.
"L'imputato- si legge nella sentenza dei
giudici di Palermo- ha voluto mantenere vivo
per circa trent'anni il suo rapporto con
l'organizzazione mafiosa (sopravvissuto
anche alle stragi del 1992 e 1993, quando i
tradizionali referenti, non più affidabili,
venivano raggiunti dalla 'vendettà di Cosa
nostra) e ciò nonostante il mutare della
coscienza sociale di fronte al fenomeno
mafioso nel suo complesso e pur avendo, a
motivo delle sue condizioni personali,
sociali, culturali e economiche, tutte le
possibilità concrete per distaccarsene e per
rifiutare ogni qualsivoglia richiesta da
parte dei soggetti intranei o vicini a Cosa
nostra (...). Si connota negativamente la
sua disponibilità verso l'organizzazione
mafiosa attinente al campo della politica,
in un periodo storico in cui Cosa nostra
aveva dimostrato la sua efferatezza
criminale attraverso la commissione di
stragi gravissime, espressioni di un disegno
eversivo contro lo Stato, e, inoltre, quando
la sua figura di uomo pubblico e le
responsabilità connesse agli incarichi
istituzionali assunti, avrebbero dovuto
imporgli ancora maggiore accortezza rigore
morale, inducendolo ad evitare ogni
contaminazione con quell'ambiente mafioso le
cui dinamiche egli conosceva assai bene per
tutta la storia pregressa legata
all'esercizio delle sue attività manageriali
di alto livello (...). Vi è la prova che
Dell'Utri aveva promesso alla mafia precisi
vantaggi in campo politico e, di contro, vi
è la prova che la mafia, in esecuzione di
quella promessa, si era vieppiù orientata a
votare per Forza Italia nella prima
competizione elettorale utile e, ancora
dopo, si era impegnata a sostenere
elettoralmente l'imputato in occasione della
sua candidatura al Parlamento Europeo nelle
file dello stesso partito, mentre aveva
grossi problemi da risolvere con la
giustizia perché era in corso il
dibattimento di questo processo penale
(...). E' significativo che Dell'Utri,
anziché astenersi dal trattare con la mafia
(come la sua autonomia decisionale dal
proprietario ed il suo livello culturale
avrebbero potuto consentirgli, sempre nell'indimostrata
ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi
a chiederglielo), ha scelto, nella piena
consapevolezza di tutte le possibili
conseguenze, di mediare tra gli interessi di
Cosa nostra e gli interessi imprenditoriali
di Berlusconi (un industriale, come si è
visto, disposto a pagare pur di stare
tranquillo)".
Cosa accadrebbe se il falco di Bush venisse
condannato per aver cercato di riscuotere il
pizzo a Little Italy ed incontrasse mafiosi
ovunque, da Londra a Catania? Se il braccio
destro di Blair gli avesse portato a palazzo
uno stalliere mafioso considerato testa di
ponte del narcotraffico, arrestato e
scarcerato più volte coi due Lord sempre
pronti a riaccoglierlo a braccia aperte e
scoperti- da un'intercettazione- a ridere
del sospetto che avesse fatto esplodere una
bomba a fini estorsivi? Se il fondatore del
partito di Sarkozy fosse riconosciuto da un
Tribunale come referente dei marsigliesi da
trent'anni, prima in seno all'impresa del
presidente e poi direttamente alla sua forza
politica? In una democrazia la notizia
campeggerebbe per giorni sulle prime pagine
di giornali e telegiornali, con successivi
approfondimenti ai raggi X delle gesta di
chi, essendo un uomo pubblico, viene
giudicato e allontanato già per i
comportamenti immorali, figurarsi per i
reati. Il pregiudicato in questione sarebbe
cacciato con infamia da tutta la classe
politica, destra e sinistra, nessuno
accetterebbe più di recitare spettacoli,
come fece l'attore Carlo Rivolta dopo la
condanna di Palermo, o presentare libri con
gente del genere.
In Italia, se la Disinformatja riesce a
cancellare totalmente la notizia il
centrodestra non ha più nemmeno bisogno di
ripetere le litanie su toghe rosse e
giustizia politica, appaltate negli anni da
Berlusconi ai fedeli An (l'ex magistrato
Mantovano paragonò i giudici di Palermo che
condannarono Dell'Utri e il mafioso Cinà ai
"nazisti in fuga che facevano le
rappresaglie") e Udc(l'indipendente Casini
passò alla storia perché da presidente della
Camera volle esprimere solidarietà a Dell'Utri
sub iudice). Il centrosinistra invece, con
molto fair play, non commenta le sentenze di
condanna. Come se fosse un fatto ininfluente
per le istituzioni e la vita pubblica la
presenza in Parlamento di mafiosi, omicidi,
evasori, corrotti e corruttori, buon ultimo
il pregiudicato per corruzione Cesare
Previti, che non pago di aver evitato il
carcere grazie all'ex Cirielli, allo sconto
dell'indulto e all'affidamento ai servizi
sociali previsto dalla Simeone-Saraceni, è
riuscito a portare a casa il malloppo anche
a sentenza definitiva: dal maggio scorso,
quando la condanna della Cassazione ha
sancito la sua interdizione ai pubblici
uffici, ha già incassato 132mila euro come
deputato. Le eccezioni politiche sono
rappresentate dal Bossi prima della cura-
fotografata negli appunti del giornalista
Sasisini- che chiamava Berlusconi "mafioso
di Arcore",e da poche altre mosche bianche,
spesso ex magistrati, parenti di vittime
della criminalità organizzata, uomini e
donne da sempre in prima linea. La
maggioranza dei politici che non ha legami
con la mafia non fiata per omertà. Poi,
passata a'nuttata, ci pensano i dalemiani a
parlare. La catanese Anna Finocchiaro,
supercandidata alla guida del Pd, ha
sottolineato che il problema di Andreotti è
l'età e non le "vicissitudini giudiziarie",
ossia la prescrizione per il senatore a vita
del "reato di associazione a delinquere con
Cosa Nostra commesso fino alla primavere
dell'80". L'onnipresente Nicola Latorre, tra
una condanna e l'altra di Dell'Utri, tiene a
far sapere che "con il senatore esiste un
rapporto di grande cordialità e di stima
reciproca. La mia impressione su di lui
(Dell'Utri) è estremamente positiva: penso
sia una persona pacata, sensibile e di
spessore". E il gran capo della Bicamerale,
interpellato da Piero Ricca, ha ammesso di
avere a cuore la legge-bavaglio che sta per
essere licenziata al Senato nonostante i mal
di pancia della sinistra, di rutelliani,
prodiani e tutti coloro che non hanno
scheletri negli armadi. La legge infatti
impedirà agli italiani di essere informati
dai pochi giornali indipendenti sulle
indagini e dunque su tutti gli scandali del
potere, e limiterà in modo devastante le
intercettazioni della magistratura
(prorogabili dopo 90 giorni solo in presenza
di nuovi elementi con una riduzione dei
centri d'ascolto da 166 a 23). Ormai gli
elettori hanno capito il giochetto di
intestare ogni indecenza al prestanome
Mastella, dall'indulto salva-Previti e
Consorte alla mancata abolizione delle
leggi-vergogna alla legge sul conflitto
d'interessi che col blind trust non risolve
nulla, e vorrebbero sapere di chi si possono
fidare. Anche se i numeri in Parlamento li
vedono sconfitti, gli onesti battano un
colpo.
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