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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 22 MAGGIO 2007
Politica: ma cos' è questa crisi? D'Alema dixit

Daniela Gaudenzi

La notizia è che alla fine ci è arrivato anche Massimo D’Alema. In una articolata, anche se non troppo incalzante intervista sul Corriere di domenica 20 maggio, richiamata in prima pagina accanto al fondo di Sergio Romano, “La marea del ‘92” dedicato a “La casta” di Stella e Rizzo, Massimo D’Alema dichiara, tra molto altro “E’ in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il paese con sentimenti come quelli che negli anni ‘90 segnarono la fine della prima Repubblica.” Poi si affretta ad aggiungere, come se fosse un gran motivo di gioia, se non per chi quelle posizioni le occupa, non certo per i cittadini o gli elettori del centro sinistra, che “…alla scarsa fiducia verso di noi non corrisponde una forte fiducia verso di lui [Berlusconi]. Per questo non credo che il governo sia a rischio, perché non c’è un’alternativa…”. Se per il ministro degli esteri, che, secondo la ricostruzione di Massimo Giannini su La Repubblica del giorno successivo, si è tenuto molto defilato sulle questioni strettamente politiche, dai Dico al conflitto di interessi per dedicarsi molto più alacremente a regolare governo e sottogoverno, vedi nomine Rai, assetti bancari e Telecom, il fatto che la fiducia nei confronti della politica sia ai minimi storici non può ripercuotersi sulla vita del governo è altamente positivo, per i cittadini è nella migliore delle ipotesi irrilevante.
Cumulare l’assoluto scollamento dei governati dal ceto politico che dovrebbe rappresentarli, quella casta sempre più arrogante e autoreferenziale descritta in termini di spese ingiustificabili e di moltiplicazione esponenziale di posti dai due giornalisti del Corriere, con la constatazione che l’attuale governo è comunque al riparo perché “non c’è alternativa”, risulta più tragico che drammatico.
Chissà se i politici, i leader, gli uomini che hanno responsabilità di governo e le hanno avute in più legislature negli ultimi 15 anni, si rendono conto del significato delle loro affermazioni, fuori dal “chiacchiericcio” degli addetti ai lavori o dei messaggi per gli insider e oltre le manovre tattiche giornaliere, se sono consapevoli delle implicazioni delle loro affermazioni che spesso gettano là quasi fossero spettatori del loro agire politico?
Nell’intervista c’è anche lo spazio per rivendicare orgogliosamente “patto della crostata” e bicamerale, che avrebbe evitato l’attuale “empasse” su legge elettorale e riforme istituzionali, per magnificare il partito democratico “unica novità e non è un caso che questo progetto susciti interesse partecipazione”. Quando Maria Teresa Meli gli domanda molto tranquillamente se “si sottoporrà alla prova delle elezioni dell’assemblea costituente” è l’unico momento in cui il ministro degli Esteri risponde alquanto piccato “E allora? Se siamo delegati di diritto non va bene perché rappresentiamo il ceto politico che riproduce se stesso. Se ci sottoponiamo alle elezioni non va bene perché forse ci votano. Possiamo solo farci fucilare?”
E rivendica di avere una funzione nella vita pubblica perché “rappresenta una parte del paese… non perché sono stato imposto dal Pcus!” L’ultima preoccupazione è allertare il concorrente in pole position, Walter Veltroni “una risorsa per il paese” dai rischi di una sovraesposizione mediatica che lo indica come futuro leader del PD.

 

E’ una intervista onesta che rende perfettamente la statura politica di un protagonista assoluto della nostra vita politica dal ’92 ad oggi e spiega benissimo con le sue stesse parole, attraverso la difesa strenua del passato (la bicamerale), la preoccupazione per la sua prossima collocazione politica, la corsa alla premiership, il silenzio assordante su questioni democratiche ineludibili (conflitto di interessi, riforma radiotelevisiva, emergenza criminalità organizzata, legalità calpestata) a favore delle formule di ingegneria costituzionale e dei tatticismi sulla legge elettorale, come si sia appunto arrivati a quella “crisi della credibilità della politica” che può mettere a rischio il paese.
Per la politica sono passate come acqua sul ghiaccio tutte le mobilitazioni spontanee di cittadini a difesa dei principi più elementari dello stato di diritto del quinquennio berlusconiano, il risultato incredibile del referendum costituzionale del giugno scorso contro la riforma costituzionale Berlusconi-Calderoli (attualmente gli interlocutori più accreditati per nuova legge elettorale, come se non fossero stati gli autori del porcellum), lo sdegno popolare contro le liste bloccate e gli eletti nominati dai partiti.
Naturalmente è sempre lo stesso ceto politico che come sottolineava qualche giorno fa, Gian Antonio Stella, con un tasso di ipocrisia disgustoso, inneggia e si vuole identificare di volta in volta con la “nuova politica” che fisiologicamente si afferma in tutti i paesi normali, Spagna, Germania o Francia e che sa creare un rapporto autentico tra elettori ed eletti.

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Daniela Guadenzi

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