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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 25 MAGGIO 2007
La fine della Casta antipolitica

Tommaso Merlo

E' venuto il momento che la classe dirigente italiana regoli i suoi conti con gli italiani. Niente sceneggiate, niente scandali, niente traumi. E' semplicemente arrivato il momento che la casta antipolitica tolga il disturbo, e subito. Tale degenerazione ha avuto origine nella consapevolezza della classe dirigente di essere rimasta senza idee e senza progetti per il paese. Cresciuti nelle ideologie, i politici sono rimasti orfani di identità e contenuti, ma invece di prenderne atto e farsi da parte, le tecnocrazie guidate di chi vive e muore di politica, hanno reagito attaccando in due direzioni. Da una parte si sono chiuse nel guscio vuoto della tecnocrazia improvvisando identità fasulle e investendo sul marketing elettorale. Dall'altro hanno rimpiazzato la crescente perdita di consensi tra i cittadini occupando spazi pubblici. I partiti sono divenuti cioè società elettorali finalizzati alla conquista del potere attraverso il controllo dei Media, la lottizzazione della burocrazia e la sudditanza ai potentati economici. Una strategia dettata dall'istinto di sopravvivenza e comunque drammaticamente fallimentare. Ma andiamo con ordine.

 

L'occupazione dei mezzi di informazione si è rivelata un arma spuntata nell'eterna campagna elettorale, ed un boomerang che ha diffuso nella nazione la nullità dei contenuti politici dei partiti e quindi il disgusto dei cittadini. La lottizzazione della burocrazia basata sullo scambio poltrone-voti ha finito per sedare la politica. Col tempo, infatti, le dimensioni e i gli intrecci con la burocrazia hanno divorato la politica rendendola impotente e ricattabile. Anche la connivenza con i potentati economici si è rivelata un fallimento. I piccoli partiti hanno bilanci da tabaccai rispetto ai grandi gruppi, e allo stesso tempo l'esigenza di sostenere i "costi della politica" hanno ridotto la classe dirigente a burattini servizievoli. Una strategia perdente che ha allontanato la politica dalla società. Mentre la classe dirigente era impegnata nella mera lotta per il potere e ad aumentare i propri privilegi di Casta, la società è stata abbandonata ai suoi problemi e al vuoto di prospettive politiche. La distanza è oggi incolmabile, che fare? Il punto è che, anche se volesse, l'attuale classe dirigente non potrebbe riportare la nostra democrazia sui binari di una decente normalità. Non può farlo perché non ha né la forza, né la credibilità, né le idee per farlo. La situazione attuale è l'oggettivazione della cultura politica di questa classe dirigente. E' la sua opera principale che al di là dei discorsi e dei comizi ne dimostra la natura. Loro hanno permesso tutto questo e ne sono totalmente responsabili, tutti. Siamo quindi ad punto di non ritorno. Un ulteriore tentativo da parte di questa classe dirigente di rimanere in sella o posticipare la sua caduta, rischierebbe soltanto di rendere più traumatica la fine. Se gli è rimasto un minimo d'amor di patria che se ne vadano.

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