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E'
venuto il momento che la classe
dirigente italiana regoli i suoi conti
con gli italiani. Niente sceneggiate,
niente scandali, niente traumi. E'
semplicemente arrivato il momento che la
casta antipolitica tolga il disturbo, e
subito. Tale degenerazione ha avuto
origine nella consapevolezza della
classe dirigente di essere rimasta senza
idee e senza progetti per il paese.
Cresciuti nelle ideologie, i politici
sono rimasti orfani di identità e
contenuti, ma invece di prenderne atto e
farsi da parte, le tecnocrazie guidate
di chi vive e muore di politica, hanno
reagito attaccando in due direzioni. Da
una parte si sono chiuse nel guscio
vuoto della tecnocrazia improvvisando
identità fasulle e investendo sul
marketing elettorale. Dall'altro hanno
rimpiazzato la crescente perdita di
consensi tra i cittadini occupando spazi
pubblici. I partiti sono divenuti cioè
società elettorali finalizzati alla
conquista del potere attraverso il
controllo dei Media, la lottizzazione
della burocrazia e la sudditanza ai
potentati economici. Una strategia
dettata dall'istinto di sopravvivenza e
comunque drammaticamente fallimentare.
Ma andiamo con ordine.
L'occupazione dei mezzi di informazione
si è rivelata un arma spuntata
nell'eterna campagna elettorale, ed un
boomerang che ha diffuso nella nazione
la nullità dei contenuti politici dei
partiti e quindi il disgusto dei
cittadini. La lottizzazione della
burocrazia basata sullo scambio
poltrone-voti ha finito per sedare la
politica. Col tempo, infatti, le
dimensioni e i gli intrecci con la
burocrazia hanno divorato la politica
rendendola impotente e ricattabile.
Anche la connivenza con i potentati
economici si è rivelata un fallimento. I
piccoli partiti hanno bilanci da
tabaccai rispetto ai grandi gruppi, e
allo stesso tempo l'esigenza di
sostenere i "costi della politica" hanno
ridotto la classe dirigente a burattini
servizievoli. Una strategia perdente che
ha allontanato la politica dalla
società. Mentre la classe dirigente era
impegnata nella mera lotta per il potere
e ad aumentare i propri privilegi di
Casta, la società è stata abbandonata ai
suoi problemi e al vuoto di prospettive
politiche. La distanza è oggi
incolmabile, che fare? Il punto è che,
anche se volesse, l'attuale classe
dirigente non potrebbe riportare la
nostra democrazia sui binari di una
decente normalità. Non può farlo perché
non ha né la forza, né la credibilità,
né le idee per farlo. La situazione
attuale è l'oggettivazione della cultura
politica di questa classe dirigente. E'
la sua opera principale che al di là dei
discorsi e dei comizi ne dimostra la
natura. Loro hanno permesso tutto questo
e ne sono totalmente responsabili,
tutti. Siamo quindi ad punto di non
ritorno. Un ulteriore tentativo da parte
di questa classe dirigente di rimanere
in sella o posticipare la sua caduta,
rischierebbe soltanto di rendere più
traumatica la fine. Se gli è rimasto un
minimo d'amor di patria che se ne
vadano.
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