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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 26 MAGGIO 2007
La genesi dell’Antipolitica
gabriele vecchione

Gli stati maggiori della politica – dal comunista al caviale, subcomandante Pres. Fausto, a D'Alema passando per Bossi (che denuncia: "tutti rubano come nel '92": quindi anch'egli fa parte della camarilla mestatrice avendo intascato una tangente, proprio nei magnifici anni '90, dalla Montedison) e Amato – sono assai in ansia per questa "antipolitica" che si diffonde a macchia d'olio, insofferenza al Palazzo. Definizione alquanto impropria: per "antipolitico" costoro intendono uno che si collochi fuori dai partiti e, sostanzialmente, non si senta rappresentato. Rimane però nella polis (neanche mostrando sentimenti anarcoidi o disfattisti): dunque, per definizione, non può essere antipolitico. Un'etichetta di discredito verso colui che ha deciso, surrogato da vecchie e nuove nequizie politiche, di non affidarsi totalmente ad un oligarca. Montanelli ammoniva: "i politici ci chiedono l'atto di fiducia, ma qui serve l'atto di fede". Oggi, forse, sperare, e dunque votare, un politico o un partito è soltanto permette all'oligarchia di autoriprodursi e conservarsi.
E' interessante comunque chiedersi donde nasca questa "antipolitica".

 

Prendiamo uno dei provvedimenti più discussi negli ultimi tempi: l'indulto, approvato il 29 luglio 2006 a maggioranza bulgara. Togliere le castagne dal fuoco a pochi privilegiati, per lo più potenti, è causa di fastidio incolmabile per l'onesto cittadino che invece obbedisce alle leggi dello Stato e si sottopone alla Giustizia quando ne è obbligato. Mentre in Francia il candidato di centrodestra si preparava a vincere con ampio margine le elezioni al grido di law and order, in Italia si liberavano 25 mila detenuti e si regalava de facto l'impunità a chiunque avesse commesso reati fino al 2 maggio 2006. Conseguenze: "appena" il 12% degli scarcerati torna in carcere, i reati aumentano (+5,7% di furti, +15,2% di rapine, +30,5% di rapine in banca rispetto al primo semestre del 2006), l'81% dei delitti rimane impunito. Non solo numeri, ma autentiche storie di dolori e lutti. Frustrazioni personali, rabbia dei commercianti siciliani non allineati che non pagano il pizzo e si vedono i loro estortori a piede libero, profondi drammi.

L' Adnkronos il 27 aprile dà questa notizia:

"Tre anni fa uccise un uomo con un pugno per un banale incidente d'auto, adesso la condanna a sei anni di reclusione e' diventata definitiva, ma l'omicida, con ogni probabilità, non andrà in carcere. E' l'incredibile vicenda che vede protagonista Salvatore Mannino, 72 anni, titolare di un negozio di pompe funebri nei pressi della stazione centrale di Palermo. La sentenza del giudice per l'udienza preliminare Maria Elena Gamberini, come racconta oggi 'Il Giornale di Sicilia', é diventata definitiva dopo che la prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, ha respinto il ricorso. La vittima del delitto fu Simone La Mantia, 42 anni, operaio dell'Azienda del gas, sposato con figli.

La vedova della vittima, Irene Librera, un anno fa lasciò Palermo in segno di protesta, per manifestare contro la condanna ritenuta "troppo mite". E adesso, la possibilità che l'uomo non faccia nemmeno un giorno di carcere, la fa andare su tutte le furie: "Me l'aspettavo che finisse così - ha detto al telefono - E' una storia assurda che ha distrutto la mia vita e quella dei miei figli". Al delitto assistette anche la figlia di appena quattro anni, che rimase scioccata. La prospettiva che Mannino non torni in carcere o che ci rimanga solo per poco tempo é concreta, perché l'applicazione dell'indulto dimezzerà la pena di altri tre anni, poi tenuto conto che ha già fatto sei mesi di carcere e dell'età avanzata, potrebbe non fare più ritorno in galera".

Una donna che piange due volte: per il marito orrendamente ucciso e per una scelta legislativa, l'indulto, che ne calpesta i diritti.

Sempre il 27 aprile Ernesto Galli della Loggia scrive sul Corriere:

"Dai giornali di ieri: vicino ad Ascoli il furgone guidato da un rom ubriaco investe e uccide quattro ragazzi; l'autista non si ferma ma viene arrestato. Poche ore prima, a Verbania, la conclusione giudiziaria che fatti simili hanno di solito in Italia: anche lì guida in stato di ubriachezza, investimento e uccisione di una ragazza di 17 anni, omissione di soccorso, poi l'arresto. Risultato del processo? In seguito al patteggiamento, una condanna a 17 mesi, e dunque neppure un giorno effettivo di carcere: insomma, il rom di cui sopra può stare tranquillo".

Dell'indulto ha goduto anche il mostro di Foligno, assassino e pedofilo, Luigi Chiatti, condannato a 30 anni per l'omidicio dei piccoli Simone Allegretti, 4 anni, e Lorenzo Paolucci, 13 anni. Uno sconto di pena tanto corposo che il galantuomo potrebbe, in breve, alloggiare presso una casa di cura. Allibiti logicamente i parenti delle vittime. Dice Luciano Paolucci: "non riesco a crederci ma la realtà è questa: questo indulto è uno schiaffo a tutti quei bambini che muoiono e soffrono per colpa degli adulti".

Storie di sangue: il 4 settembre in quattro, due dei quali tornati in libertà per effetto dell'indulto, tentano di rapinare un impiegato comunale, Salvatore Buglione, che sta chiudendo l'edicola della moglie. Ha l'incasso della giornata in mano. Prova a ribellarsi: riceve una coltellata nel cuore. Sulla sua lapide viene lasciato un messaggio: "Al consiglio regionale, al consiglio provinciale, al consiglio comunale, all'ubiquo Mastella: vergognatevi".

Il 16 ottobre a Saviano (Napoli) un criminale slavo uscito di carcere dopo l'indulto tenta di rubare l'auto ad Antonio Pizza, 28 anni, commerciante, padre di una bimbo di pochi mesi. Sta caricando dei computer sulla sua mattina. Si ribella al furto, si aggrappa allo sportello della sua Multipla. Il ladro, anziché fermarsi, preme sull'acceleratore. Antonio Pizza muore dopo 8 giorni di agonia.

Nel marzo 2007 Vincenzo D'Errico, detenuto tossicodipendente indultato, dopo essersi iniettato nelle vene una dose d'eroina, minaccia una donna di Caravaggio (Bergamo), Luigia Polloni. Si ribella, ma D'Errico non avrà scrupoli a strangolarla.

Il 10 maggio Pietro Arena, ex poliziotto di Enna, condannato per tentato omicidio e quindi rimesso a forza in libertà, ha ucciso con la sua pistola calibro 765 il compagno dell'ex moglie che ha successivamente tenuto in ostaggio per dieci ore.

Il 16 maggio a Parma Barbara Dodi, 46enne con due figlie a carico, viene strangolata in camera da letto con una cinta. Dal marito, Giovanni Melosi, 47enne, già condannato per tentata rapina e a piede libero per via dell'indulto.

Commenta ancora Ernesto Galli della Loggia: "Tutto beninteso in nome di una legge votata dal Parlamento della Repubblica: una legge che autorizza l'ingiustizia, che irride ad Abele con il ghigno di Caino, ma che naturalmente nessuno penserà a cambiare. Ed è così che dilaga l'antipolitica, è così che i cittadini si allontanano dalle istituzioni... In Italia è il senso della realtà che obbliga al qualunquismo".

Donde nasca l'antipolitica – ci chiedevamo. L'indulto è emblema della sua genesi: i politici esultano perché salvano se stessi, le loro camarille ed i loro amici. La popolazione ne soffre perchè il numero dei reati aumenta, la loro sicurezza vacilla e perché avverte che in questa oligarchia il bene è per pochi privilegiati: e i mali sono per molti.

gabro.v@libero.it

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un dovere civile
Gabriele Vecchione

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