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Gli stati
maggiori della politica – dal comunista al
caviale, subcomandante Pres. Fausto, a D'Alema
passando per Bossi (che denuncia: "tutti
rubano come nel '92": quindi anch'egli fa
parte della camarilla mestatrice avendo
intascato una tangente, proprio nei
magnifici anni '90,
dalla Montedison)
e Amato – sono assai in ansia per questa
"antipolitica" che si diffonde a macchia
d'olio, insofferenza al Palazzo. Definizione
alquanto impropria: per "antipolitico"
costoro intendono uno che si collochi fuori
dai partiti e, sostanzialmente, non si senta
rappresentato. Rimane però nella polis
(neanche mostrando sentimenti anarcoidi o
disfattisti): dunque, per definizione, non
può essere antipolitico. Un'etichetta di
discredito verso colui che ha deciso,
surrogato da vecchie e nuove nequizie
politiche, di non affidarsi totalmente ad un
oligarca. Montanelli ammoniva: "i politici
ci chiedono l'atto di fiducia, ma qui serve
l'atto di fede". Oggi, forse, sperare, e
dunque votare, un politico o un partito è
soltanto permette all'oligarchia di
autoriprodursi e conservarsi.
E' interessante comunque chiedersi donde
nasca questa "antipolitica".
Prendiamo uno
dei provvedimenti più discussi negli ultimi
tempi: l'indulto, approvato il 29 luglio
2006 a maggioranza bulgara. Togliere le
castagne dal fuoco a pochi privilegiati, per
lo più potenti, è causa di fastidio
incolmabile per l'onesto cittadino che
invece obbedisce alle leggi dello Stato e si
sottopone alla Giustizia quando ne è
obbligato. Mentre in Francia il candidato di
centrodestra si preparava a vincere con
ampio margine le elezioni al grido di law
and order, in Italia si liberavano 25
mila detenuti e si regalava de facto
l'impunità a chiunque avesse commesso reati
fino al 2 maggio 2006. Conseguenze: "appena"
il 12% degli scarcerati torna in carcere, i
reati aumentano (+5,7% di furti, +15,2% di
rapine, +30,5% di rapine in banca rispetto
al primo semestre del 2006), l'81% dei
delitti rimane impunito. Non solo numeri, ma
autentiche storie di dolori e lutti.
Frustrazioni personali, rabbia dei
commercianti siciliani non allineati che non
pagano il pizzo e si vedono i loro estortori
a piede libero, profondi drammi.
L' Adnkronos
il 27 aprile dà questa notizia:
"Tre anni fa
uccise un uomo con un pugno per un banale
incidente d'auto, adesso la condanna a sei
anni di reclusione e' diventata definitiva,
ma l'omicida, con ogni probabilità, non
andrà in carcere. E' l'incredibile vicenda
che vede protagonista Salvatore Mannino, 72
anni, titolare di un negozio di pompe
funebri nei pressi della stazione centrale
di Palermo. La sentenza del giudice per
l'udienza preliminare Maria Elena Gamberini,
come racconta oggi 'Il Giornale di Sicilia',
é diventata definitiva dopo che la prima
sezione della Corte d'Assise d'Appello di
Palermo, ha respinto il ricorso. La vittima
del delitto fu Simone La Mantia, 42 anni,
operaio dell'Azienda del gas, sposato con
figli.
La vedova
della vittima, Irene Librera, un anno fa
lasciò Palermo in segno di protesta, per
manifestare contro la condanna ritenuta
"troppo mite". E adesso, la possibilità che
l'uomo non faccia nemmeno un giorno di
carcere, la fa andare su tutte le furie: "Me
l'aspettavo che finisse così - ha detto al
telefono - E' una storia assurda che ha
distrutto la mia vita e quella dei miei
figli". Al delitto assistette anche la
figlia di appena quattro anni, che rimase
scioccata. La prospettiva che Mannino non
torni in carcere o che ci rimanga solo per
poco tempo é concreta, perché l'applicazione
dell'indulto dimezzerà la pena di altri tre
anni, poi tenuto conto che ha già fatto sei
mesi di carcere e dell'età avanzata,
potrebbe non fare più ritorno in galera".
Una donna che
piange due volte: per il marito orrendamente
ucciso e per una scelta legislativa,
l'indulto, che ne calpesta i diritti.
Sempre il 27
aprile Ernesto Galli della Loggia scrive sul
Corriere:
"Dai giornali
di ieri: vicino ad Ascoli il furgone guidato
da un rom ubriaco investe e uccide quattro
ragazzi; l'autista non si ferma ma viene
arrestato. Poche ore prima, a Verbania, la
conclusione giudiziaria che fatti simili
hanno di solito in Italia: anche lì guida in
stato di ubriachezza, investimento e
uccisione di una ragazza di 17 anni,
omissione di soccorso, poi l'arresto.
Risultato del processo? In seguito al
patteggiamento, una condanna a 17 mesi, e
dunque neppure un giorno effettivo di
carcere: insomma, il rom di cui sopra può
stare tranquillo".
Dell'indulto ha goduto anche il mostro di
Foligno, assassino e pedofilo, Luigi
Chiatti, condannato a 30 anni per l'omidicio
dei piccoli
Simone Allegretti, 4 anni, e Lorenzo
Paolucci, 13 anni. Uno sconto di pena tanto
corposo che il galantuomo potrebbe, in
breve, alloggiare presso una casa di cura.
Allibiti logicamente i parenti delle
vittime. Dice Luciano Paolucci: "non riesco
a crederci ma la realtà è questa: questo
indulto è uno schiaffo a tutti quei bambini
che muoiono e soffrono per colpa degli
adulti".
Storie di
sangue: il 4 settembre in quattro, due dei
quali tornati in libertà per effetto
dell'indulto, tentano di rapinare un
impiegato comunale, Salvatore Buglione, che
sta chiudendo l'edicola della moglie. Ha
l'incasso della giornata in mano. Prova a
ribellarsi: riceve una coltellata nel cuore.
Sulla sua lapide viene lasciato un
messaggio: "Al consiglio regionale, al
consiglio provinciale, al consiglio
comunale, all'ubiquo Mastella:
vergognatevi".
Il 16 ottobre
a Saviano (Napoli) un criminale slavo uscito
di carcere dopo l'indulto tenta di rubare
l'auto ad Antonio Pizza, 28 anni,
commerciante, padre di una bimbo di pochi
mesi. Sta caricando dei computer sulla sua
mattina. Si ribella al furto, si aggrappa
allo sportello della sua Multipla. Il ladro,
anziché fermarsi, preme sull'acceleratore.
Antonio Pizza muore dopo 8 giorni di agonia.
Nel marzo 2007
Vincenzo D'Errico, detenuto
tossicodipendente indultato, dopo essersi
iniettato nelle vene una dose d'eroina,
minaccia una donna di Caravaggio (Bergamo),
Luigia Polloni. Si ribella, ma D'Errico non
avrà scrupoli a strangolarla.
Il 10 maggio
Pietro Arena, ex poliziotto di Enna,
condannato per tentato omicidio e quindi
rimesso a forza in libertà, ha ucciso con la
sua pistola calibro 765 il compagno dell'ex
moglie che ha successivamente tenuto in
ostaggio per dieci ore.
Il 16 maggio a
Parma Barbara Dodi, 46enne con due figlie a
carico, viene strangolata in camera da letto
con una cinta. Dal marito, Giovanni Melosi,
47enne, già condannato per tentata rapina e
a piede libero per via dell'indulto.
Commenta ancora Ernesto Galli della Loggia:
"Tutto beninteso in
nome di una legge votata dal Parlamento
della Repubblica: una legge che autorizza
l'ingiustizia, che irride ad Abele con il
ghigno di Caino, ma che naturalmente nessuno
penserà a cambiare. Ed è così che dilaga
l'antipolitica, è così che i cittadini si
allontanano dalle istituzioni... In Italia è
il senso della realtà che obbliga al
qualunquismo".
Donde nasca
l'antipolitica – ci chiedevamo. L'indulto è
emblema della sua genesi: i politici
esultano perché salvano se stessi, le loro
camarille ed i loro amici. La popolazione ne
soffre perchè il numero dei reati aumenta,
la loro sicurezza vacilla e perché avverte
che in questa oligarchia il bene è per pochi
privilegiati: e i mali sono per molti.
gabro.v@libero.it
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