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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 29 MAGGIO 2007
Se il Cavaliere dell'Apocalisse guida la Ferrari

Daniela Gaudenzi

Le reazioni tragicomiche alla relazione di Montezemolo hanno confermato lo stato comatoso del mondo politico e la dimensione dell’anomalia e dell’arretratezza del nostro paese.
Il profilo del “fustigatore” tracciato con puntualità e senza indulgenza alcuna da Marco Travaglio nella sua rubrica Uliwood party, dal titolo fin troppo eloquente “Il bello in maschera”, non fa che riconfermare, paradossalmente, la sproporzione e l’assurdità delle reazioni politiche, sintomo di una coda di paglia e di una inadeguatezza più che allarmanti.

Le ovvietà del discorso, la prontezza a cavalcare il malessere diffuso e l’insofferenza  nei confronti di un ceto politico sempre più impresentabile, i benefici copiosi e duraturi goduti da quella politica, la mancanza di autocritica, la pretesa estraneità da un mondo da cui il presidente di Confindustria non si è mai autoescluso, le ambiguità politiche, inclusa la mancata smentita di partecipare al governo Belusconi nel 2001, non sono stati ovviamente l’oggetto del dibattito e delle eventuali critiche.
La casta politica con gli affiliati più autorevoli si è sentita minacciata da un concorrente “sleale”, da un “savonarola” multimiliardario (Franco Giordano, segretario di Rifondazione), da un pericoloso “Nicolas Sarkozy…De Montezemolo” (Fedele Confalonieri), “da uno dei maggiori responsabili della vittoria di Prodi che dispensa qualunquismo a buon mercato” (Carlo Giovanardi), da  “uno che mi copia come Sarkozy” (Berlusconi).

Fabrizio Cicchitto (FI) ha colto la palla al balzo per attaccare contestualmente Stella, Rizzo e l’odiatissimo Corriere che non è stato possibile assicurare alla cure di uno che la classe imprenditoriale italiana voleva svecchiarla e dinamizzarla come Stefano Ricucci: “La sua relazione offre anche una chiave di lettura degli attacchi alla politica in quanto tale fatti dal Corriere: come spesso accade, l’antipolitica è lo strumento polemico per dare vita ad un nuovo soggetto politico”.
Francesco Rutelli molto giustamente ha sottolineato la grave lacuna del discorso di Montezemolo riguardo lo scandalo Parmalat: “giusta la critica alle spese della politica, ma ne avrei mosse di altrettanto severe al mondo dell’impresa. I poveri e disgraziati risparmiatori Parmalat, per esempio si aspettavano una parolina sui profittatori che li hanno messi in ginocchio. E un ‘altra parolina l’avrei spesa per certe stock option…” Obiezioni sacrosante, solo che a proposito di Parmalat sarebbe anche opportuno ricordare che Tanzi foraggiava in modo impeccabilmente bipartisan entrambi gli schieramenti.

Il più livido insieme a Bossi e Mastella è Silvio Berlusconi che nell’ipotetica e abbastanza surreale ipotesi della “discesa” o “salita” in campo di Luca Cordero di Montezemolo si ritroverebbe alla guida di una 500 usata, mentre il rivale sfreccia ovviamente in Ferrari: “Ho sentito le cose che ha detto Montezemolo e mi è sembrato di risentire il nostro programma elettorale. Riduzione della spesa pubblica, taglio degli sprechi, riduzione delle tasse. Obiettivi giusti, cose ovvie …E come potrei non esserlo con queste idee? Le ho dette io per primo. Solo che per attuarle bisogna avere il 51%..”
Magari poi forse al Cavaliere, che come in un incubo si vede già disarcionato dal “savonarola” dei salotti buoni, sfugge che in quella relazione, forse un po’ “da bar” ma pur sempre eccelsa rispetto a quello che passa quotidianamente il convento della politica da talk show,  alcuni passaggi chiave non gli sono propriamente familiari.

Per esempio là dove si parla di uno Stato che fa della lotta al sommerso uno strumento “per combattere gli infortuni sul lavoro e soprattutto i morti sul lavoro”; e dove a proposito di legge elettorale si dice che “deve consentire ai migliori di emergere e di governare” e dare “agli elettori la possibilità di scegliere senza liste prefabbricate”; e quando si elencano i costi della politica “la prima azienda italiana con 180.000 eletti” e con un costo complessivo che sfiora i 4 miliardi.
Per uno che da presidente del Consiglio ha esaltato l’evasione fiscale come un mezzo di legittima autotutela del cittadino, co-ispiratore del Porcellum e strenuo sostenitore del no alla preferenze, come testimonia il bigliettino fatto scivolare nelle mani di Fassino, che da unto del Signore considera le primarie e qualsiasi forma di designazione dal basso come un delitto di lesa maestà, che nel quinquennio di governo ha fatto lievitare le spese di rappresentanza…. non è precisamente un riconoscimento!

 

E anche il tema della legalità, della certezza della pena, la critica all’indulto extra large, argomenti più volti trattati da Montezemolo, non sono i più graditi al Cavaliere delle impunità. Così come la domanda legittima “se è possibile che ex terroristi di destra e di sinistra compaiano nella veste di poco credibili educatori”, fenomeno possibile solo grazie alla negazione della memoria, alla riabilitazione mediatica dei condannati in quanto tali e al clima di impunità imperante di cui il berlusconismo è stato il massimo artefice.
Ma al di là del merito e dei contenuti specifici, più o meno apprezzabili, della relazione e dal pulpito da cui sono venuti, rimane una domanda di fondo.
In quale altro paese europeo l’intervento di un presidente di una importante categoria economica avrebbe potuto provocare un terremoto, un panico, delle reazioni scomposte ed irrazionali, un’ondata emotiva all’interno dell’intero ceto politico, paragonabile a quella che è montata in Italia?

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Daniela Guadenzi

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