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Le reazioni
tragicomiche alla relazione di Montezemolo
hanno confermato lo stato comatoso del mondo
politico e la dimensione dell’anomalia e
dell’arretratezza del nostro paese.
Il profilo del “fustigatore” tracciato con
puntualità e senza indulgenza alcuna da
Marco Travaglio nella sua rubrica Uliwood
party, dal titolo fin troppo eloquente
“Il bello in maschera”, non fa che
riconfermare, paradossalmente, la
sproporzione e l’assurdità delle reazioni
politiche, sintomo di una coda di paglia e
di una inadeguatezza più che allarmanti.
Le ovvietà del
discorso, la prontezza a cavalcare il
malessere diffuso e l’insofferenza nei
confronti di un ceto politico sempre più
impresentabile, i benefici copiosi e
duraturi goduti da quella politica, la
mancanza di autocritica, la pretesa
estraneità da un mondo da cui il presidente
di Confindustria non si è mai autoescluso,
le ambiguità politiche, inclusa la mancata
smentita di partecipare al governo Belusconi
nel 2001, non sono stati ovviamente
l’oggetto del dibattito e delle eventuali
critiche.
La casta politica con gli affiliati più
autorevoli si è sentita minacciata da un
concorrente “sleale”, da un “savonarola”
multimiliardario (Franco Giordano,
segretario di Rifondazione), da un
pericoloso “Nicolas Sarkozy…De Montezemolo”
(Fedele Confalonieri), “da uno dei maggiori
responsabili della vittoria di Prodi che
dispensa qualunquismo a buon mercato” (Carlo
Giovanardi), da “uno che mi copia come
Sarkozy” (Berlusconi).
Fabrizio
Cicchitto (FI) ha colto la palla al balzo
per attaccare contestualmente Stella, Rizzo
e l’odiatissimo Corriere che non è
stato possibile assicurare alla cure di uno
che la classe imprenditoriale italiana
voleva svecchiarla e dinamizzarla come
Stefano Ricucci: “La sua relazione offre
anche una chiave di lettura degli attacchi
alla politica in quanto tale fatti dal
Corriere: come spesso accade,
l’antipolitica è lo strumento polemico per
dare vita ad un nuovo soggetto politico”.
Francesco Rutelli molto giustamente ha
sottolineato la grave lacuna del discorso di
Montezemolo riguardo lo scandalo Parmalat:
“giusta la critica alle spese della
politica, ma ne avrei mosse di altrettanto
severe al mondo dell’impresa. I poveri e
disgraziati risparmiatori Parmalat, per
esempio si aspettavano una parolina sui
profittatori che li hanno messi in
ginocchio. E un ‘altra parolina l’avrei
spesa per certe stock option…” Obiezioni
sacrosante, solo che a proposito di Parmalat
sarebbe anche opportuno ricordare che Tanzi
foraggiava in modo impeccabilmente
bipartisan entrambi gli schieramenti.
Il più livido
insieme a Bossi e Mastella è Silvio
Berlusconi che nell’ipotetica e abbastanza
surreale ipotesi della “discesa” o “salita”
in campo di Luca Cordero di Montezemolo si
ritroverebbe alla guida di una 500 usata,
mentre il rivale sfreccia ovviamente in
Ferrari: “Ho sentito le cose che ha detto
Montezemolo e mi è sembrato di risentire il
nostro programma elettorale. Riduzione della
spesa pubblica, taglio degli sprechi,
riduzione delle tasse. Obiettivi giusti,
cose ovvie …E come potrei non esserlo con
queste idee? Le ho dette io per primo. Solo
che per attuarle bisogna avere il 51%..”
Magari poi forse al Cavaliere, che come in
un incubo si vede già disarcionato dal
“savonarola” dei salotti buoni, sfugge che
in quella relazione, forse un po’ “da bar”
ma pur sempre eccelsa rispetto a quello che
passa quotidianamente il convento della
politica da talk show, alcuni passaggi
chiave non gli sono propriamente familiari.
Per esempio là
dove si parla di uno Stato che fa della
lotta al sommerso uno strumento “per
combattere gli infortuni sul lavoro e
soprattutto i morti sul lavoro”; e dove a
proposito di legge elettorale si dice che
“deve consentire ai migliori di emergere e
di governare” e dare “agli elettori la
possibilità di scegliere senza liste
prefabbricate”; e quando si elencano i costi
della politica “la prima azienda italiana
con 180.000 eletti” e con un costo
complessivo che sfiora i 4 miliardi.
Per uno che da presidente del Consiglio ha
esaltato l’evasione fiscale come un mezzo di
legittima autotutela del cittadino,
co-ispiratore del Porcellum e strenuo
sostenitore del no alla preferenze, come
testimonia il bigliettino fatto scivolare
nelle mani di Fassino, che da unto del
Signore considera le primarie e qualsiasi
forma di designazione dal basso come un
delitto di lesa maestà, che nel quinquennio
di governo ha fatto lievitare le spese di
rappresentanza…. non è precisamente un
riconoscimento!
E anche il
tema della legalità, della certezza della
pena, la critica all’indulto extra large,
argomenti più volti trattati da Montezemolo,
non sono i più graditi al Cavaliere delle
impunità. Così come la domanda legittima “se
è possibile che ex terroristi di destra e di
sinistra compaiano nella veste di poco
credibili educatori”, fenomeno possibile
solo grazie alla negazione della memoria,
alla riabilitazione mediatica dei condannati
in quanto tali e al clima di impunità
imperante di cui il berlusconismo è stato il
massimo artefice.
Ma al di là del merito e dei contenuti
specifici, più o meno apprezzabili, della
relazione e dal pulpito da cui sono venuti,
rimane una domanda di fondo.
In quale altro paese europeo l’intervento di
un presidente di una importante categoria
economica avrebbe potuto provocare un
terremoto, un panico, delle reazioni
scomposte ed irrazionali, un’ondata emotiva
all’interno dell’intero ceto politico,
paragonabile a quella che è montata in
Italia?
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