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L'aennino
Francesco Storace andrà sotto processo
per spionaggio informatico. Lo ha deciso
oggi il Gup del Tribunale di Roma,
Enrico Imprudente, che ha accolto le
richieste in questo senso dei pubblici
ministeri.
La vicenda riguarda la campagna
elettorale per le Regionali del Lazio
del 2005. Storace era impegnato a
cercare una riconferma alla carica di
Governatore, quando i media lo
accusarono di aver spiato i suoi
avversari (Alessandra Mussolini e Piero
Marrazzo) con lo scopo di trovare
qualche scheletro nei loro armadi e
screditarli di fronte all'elettorato.
Dopo le prime denuncie della stampa (il
caso fu ribattezzato "Laziogate"), si
passò alle indagini della magistratura.
Travolto dallo scandalo Storace,
divenuto nel frattempo ministro alla
Salute nel terzo Governo Berlusconi,
dovette rassegnare le dimissioni.
Adesso la decisione del Gup, che lo
porta direttamente sotto processo
insieme ad altre sei persone. Il
procedimento - che in particolare
vertirà sulle intrusioni informatiche
nell'anagrafe della Capitale al fine di
danneggiare la lista della Mussolini -
inizierà il 15 maggio.
"Resto sereno - ha commentato l'ex
missino - confidando nel valore della
statistica, perché in Italia i processi
al settanta per cento si concludono con
un'assoluzione, anche se c'è un aggravio
di spesa per il contribuente".
"Dispiaciuto per la decisione su
Storace" si è detto Gianfranco Fini.
"Sono certo che al termine dell'iter
giudiziario, la sua innocenza verrà
acclarata", ha concluso il leader di
Alleanza nazionale.
Tanto ottimismo contrasta però con le
parole pronunciate oggi dal Gup
Imprudente: "I molteplici riscontri che
le dichiarazioni di Dario Pettinelli,
principale fonte di prova e dichiarativa
nel procedimento, hanno trovato nelle
indagini svolte dalla polizia
giudiziaria, allo stato degli atti
portano ad escludere che eventuali
motivi di rancore o di rivalsa possano
essere interpretati come inattendibilità
del dichiarante".
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