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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 3 MARZO 2007
Lo spettro del Cavaliere

Tommaso Merlo

Tutti disperatamente insieme uniti dalla paura del ritorno di Berlusconi. Non uniti, dunque, per realizzare il proprio programma, ma per paura che l'avversario realizzi il proprio. Una prospettiva politica deprimente e che pone forti dubbi sull'azione della classe dirigente del centrosinistra.
A oltre dieci anni dalla discesa in campo di Berlusconi, il centrosinistra non è riuscito a produrre un progetto organico alternativo al neopopulismo delle destre. Un progetto capace di andare oltre le divisioni interne e che raccogliesse consenso nel paese. Lo dicono i numeri che al termine della lunghissima legislatura Berlusconi, vedono il governo Prodi dipendere da qualche senatore. Risultato di una elezione in cui metà degli italiani hanno preferito le destre ed incoronato Forza Italia primo partito. Sarà stato forse colpa di una campagna elettorale sbagliata, oppure del potere mediatico di Berlusconi, o forse del fatto che molti italiani non hanno intravisto nel centrosinistra un idea di paese che andasse oltre i pur giustificati allarmismi e gli attacchi al Cavaliere.
Intuizione che si è rivelata veritiera se ancora oggi l'antiberlusconismo è il collante della coalizione del centrosinistra.

 

In molti speravano che la vittoria alle elezioni determinasse una svolta, e che l'Unione riuscisse ad allontanare lo spettro del Cavaliere grazie alla bontà della propria politica. Grazie cioè ad una politica che svuotasse con i fatti la chimera berlusconiana. Purtroppo non è andata cosi, conclavi e negoziazioni ad oltranza non sono serviti ad evitare una crisi più politica che numerica. Certo, oggi Prodi è tornato, e se agisse bene nei mesi che gli rimangono potrebbe recuperare i consensi perduti e la speranza di giocarsela alle prossime elezioni. Ma attaccarsi ai numeri e sperare che il tempo eroda la cotta che molti italiani ancora nutrono per il Cavaliere, è un rischio troppo grosso. Soprattutto se nell'attesa il governo non regolasse almeno il conflitto d'interessi e superasse quelle leggi ad personam che hanno permesso al Cavaliere e ai suoi soci di evitare i conti con la Giustizia. Attendere lascerebbe, poi, il campo libero alle ipotesi paventate da illustri tecnocrati di sacrificare la sinistra radicale e Prodi, per soddisfare le mire neodemocristiane di Casini e Mastella da una parte, e dei fautori del Pd dall'altra. Un'ipotesi che creerebbe un mostro centrista pronto ad allearsi a destra e sinistra a seconda delle convenienze, e che avrebbe come unico merito quello di sottrarre a Berlusconi i numeri per ambire al governo. Proprio una di quelle operazioni tecnocratiche che hanno finora permesso allo spettro del Cavaliere di sopravvivere come triste surrogato di contenuti ed idee. E cioè di quella progettualità politica che sola ne potrà segnare la fine.

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