|
Tutti
disperatamente insieme uniti dalla paura
del ritorno di Berlusconi. Non uniti,
dunque, per realizzare il proprio
programma, ma per paura che l'avversario
realizzi il proprio. Una prospettiva
politica deprimente e che pone forti
dubbi sull'azione della classe dirigente
del centrosinistra.
A oltre dieci anni
dalla discesa in campo di Berlusconi, il
centrosinistra non è riuscito a produrre
un progetto organico alternativo al
neopopulismo delle destre. Un progetto
capace di andare oltre le divisioni
interne e che raccogliesse consenso nel
paese. Lo dicono i numeri che al termine
della lunghissima legislatura
Berlusconi, vedono il governo Prodi
dipendere da qualche senatore. Risultato
di una elezione in cui metà degli
italiani hanno preferito le destre ed
incoronato Forza Italia primo partito.
Sarà stato forse colpa di una campagna
elettorale sbagliata, oppure del potere mediatico di Berlusconi, o forse del
fatto che molti italiani non hanno
intravisto nel centrosinistra un idea di
paese che andasse oltre i pur
giustificati allarmismi e gli attacchi
al Cavaliere.
Intuizione che si è rivelata veritiera
se ancora oggi l'antiberlusconismo è il
collante della coalizione del
centrosinistra.
In molti
speravano che la vittoria alle elezioni
determinasse una svolta, e che l'Unione
riuscisse ad allontanare lo spettro del
Cavaliere grazie alla bontà della
propria politica. Grazie cioè ad una
politica che svuotasse con i fatti la
chimera berlusconiana. Purtroppo non è
andata cosi, conclavi e negoziazioni ad
oltranza non sono serviti ad evitare una
crisi più politica che numerica. Certo,
oggi Prodi è tornato, e se agisse bene
nei mesi che gli rimangono potrebbe
recuperare i consensi perduti e la
speranza di giocarsela alle prossime
elezioni. Ma attaccarsi ai numeri e
sperare che il tempo eroda la cotta che
molti italiani ancora nutrono per il
Cavaliere, è un rischio troppo grosso.
Soprattutto se nell'attesa il governo
non regolasse almeno il conflitto
d'interessi e superasse quelle leggi ad
personam che hanno permesso al Cavaliere
e ai suoi soci di evitare i conti con la
Giustizia. Attendere lascerebbe, poi, il
campo libero alle ipotesi paventate da
illustri tecnocrati di sacrificare la
sinistra radicale e Prodi, per
soddisfare le mire neodemocristiane di
Casini e Mastella da una parte, e dei
fautori del Pd dall'altra. Un'ipotesi
che creerebbe un mostro centrista pronto
ad allearsi a destra e sinistra a
seconda delle convenienze, e che avrebbe
come unico merito quello di sottrarre a
Berlusconi i numeri per ambire al
governo. Proprio una di quelle
operazioni tecnocratiche che hanno
finora permesso allo spettro del
Cavaliere di sopravvivere come triste
surrogato di contenuti ed idee. E cioè
di quella progettualità politica che
sola ne potrà segnare la fine.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|