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Piazza
Farnese non ha un angolo libero.
Ventimila persone, stipate sotto
l’ambasciata di Francia.
Centinaia di bandiere, anche quelle del
movimento lesbico vengono fuori copiose.
Tanta gente a rivendicare un diritto
solo, essere riconosciuti.
Eppure questa piazza è piccola per un
popolo così complicato come quello delle
coppie di fatto, omosessuali e non.
Come al solito il Tg darà la solita
immagine da “carnevale di Rio” dove le
bandiere arcobaleno fanno colore e festa
negli schermi degli italiani.
Arcobaleno, perché non sono ne blu né
rosa, ma di tutti i colori,
giustificando la scelta della bandiera
colorata come icona gay dei ghetti di
New York. Un problema complesso quello
dei dico che complica anche la politica,
al punto di mettere in crisi il
Professor Prodi, che invece di farsi
ritrarre a stringere mani a vescovi
nelle campagne di Bologna, avrebbe fatto
bene a passare per piazza Farnese a
farsi dare una bella lezione dal suo
popolo, quello italiano. Più unito e
deciso dei suoi rappresentanti.
C’è un principio affascinante e molto
semplice, la gente felice produce di più
su lungo periodo. Chi ha fiducia nelle
proprie possibilità e viene sostenuto da
un ambiente favorevole, vive meglio e
per questo è più felice di spendere al
meglio le proprie energie per il proprio
paese.
Il diktat
della felicità è alla base della
politica di Zapatero, che una forza
riformatrice unica nel suo genere, ha
portato la Spagna ad essere uno dei
modelli di crescita economica ammirati
in tutta Europa. Oggi a chiedere ad un
italiano dove rifuggirebbe, la risposta
è sempre quella: la penisola iberica, la
Spagna di Zapatero, quella dei diritti
per tutti.
“Dico si a Zapatero” è il cartello
appeso alla casa di Previti, proprio
alle spalle del palco della
manifestazione. “Dico Si” all’apertura
mentale, dico si al messaggio del papa
che oggi (domenica, nda) afferma che una
società che non cambia mai è destinata
al crollo.
Dico che questo popolo senza cupola è
senza voce, dico che in questa piazza di
cattolici respinti ce ne sono tanti.
Dico che la Chiesa sta alzando barriere,
ed inneggiando allo scontro di civiltà,
dove bisognerebbe fare un passo avanti
nella lotta ai diritti.
L’affermazione di una realtà non può
passare per la negazione di un’altra.
Questa piazza non sta chiedendo
l’abolizione del matrimonio, ma la
possibilità di una scelta e di un
riconoscimento che non passi attraverso
la discriminazione. Il matrimonio resta
per chi lo vuole, ma non diventare una
scelta obbligata, di fronte alle
statistiche che lo vedono ogni giorno
diventare più debole. E’ ora di aprire
gli occhi e smetterla di “puntare il
dito”, e lanciare scomuniche verso chi
colpe non ha.
Piazza Farnese è denuncia, protesta, ma
è anche la festa di chi per un giorno
viene allo scoperto e si ritrova per
chiedere qualcosa di importante, senza
discriminazioni.
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