PRIMA PAGINA

POLITICA

ECONOMIA

GIUSTIZIA

INFORMAZIONE

ESTERI

WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 12 MARZO 2007
Dico si, all’intelligenza e alla felicità
Sara Dellabella

Piazza Farnese non ha un angolo libero. Ventimila persone, stipate sotto l’ambasciata di Francia.
Centinaia di bandiere, anche quelle del movimento lesbico vengono fuori copiose.
Tanta gente a rivendicare un diritto solo, essere riconosciuti.
Eppure questa piazza è piccola per un popolo così complicato come quello delle coppie di fatto, omosessuali e non.

Come al solito il Tg darà la solita immagine da “carnevale di Rio” dove le bandiere arcobaleno fanno colore e festa negli schermi degli italiani. Arcobaleno, perché non sono ne blu né rosa, ma di tutti i colori, giustificando la scelta della bandiera colorata come icona gay dei ghetti di New York. Un problema complesso quello dei dico che complica anche la politica, al punto di mettere in crisi il Professor Prodi, che invece di farsi ritrarre a stringere mani a vescovi nelle campagne di Bologna, avrebbe fatto bene a passare per piazza Farnese a farsi dare una bella lezione dal suo popolo, quello italiano. Più unito e deciso dei suoi rappresentanti.
C’è un principio affascinante e molto semplice, la gente felice produce di più su lungo periodo. Chi ha fiducia nelle proprie possibilità e viene sostenuto da un ambiente favorevole, vive meglio e per questo è più felice di spendere al meglio le proprie energie per il proprio paese.

 

Il diktat della felicità è alla base della politica di Zapatero, che una forza riformatrice unica nel suo genere, ha portato la Spagna ad essere uno dei modelli di crescita economica ammirati in tutta Europa. Oggi a chiedere ad un italiano dove rifuggirebbe, la risposta è sempre quella: la penisola iberica, la Spagna di Zapatero, quella dei diritti per tutti.
“Dico si a Zapatero” è il cartello appeso alla casa di Previti, proprio alle spalle del palco della manifestazione. “Dico Si” all’apertura mentale, dico si al messaggio del papa che oggi (domenica, nda) afferma che una società che non cambia mai è destinata al crollo.

Dico che questo popolo senza cupola è senza voce, dico che in questa piazza di cattolici respinti ce ne sono tanti. Dico che la Chiesa sta alzando barriere, ed inneggiando allo scontro di civiltà, dove bisognerebbe fare un passo avanti nella lotta ai diritti.
L’affermazione di una realtà non può passare per la negazione di un’altra. Questa piazza non sta chiedendo l’abolizione del matrimonio, ma la possibilità di una scelta e di un riconoscimento che non passi attraverso la discriminazione. Il matrimonio resta per chi lo vuole, ma non diventare una scelta obbligata, di fronte alle statistiche che lo vedono ogni giorno diventare più debole. E’ ora di aprire gli occhi e smetterla di “puntare il dito”, e lanciare scomuniche verso chi colpe non ha.
Piazza Farnese è denuncia, protesta, ma è anche la festa di chi per un giorno viene allo scoperto e si ritrova per chiedere qualcosa di importante, senza discriminazioni.

COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di centomovimenti.com

TUTTI I VENERDì
Sara Dellabella

Google
Web www.centomovimenti.com
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA PRIMA PAGINA

ALTRE NOTIZIE

 

MANDA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
Inserisci l'indirizzo del destinatario e clicca "invia"