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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 12 MARZO 2007
Intervista al Senatore Alfredo Biondi (FI)
Salvatore Viglia

Il senatore Alfredo Biondi è membro della 4° Commissione permanente Difesa, membro della 9° commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare, Vice presidente del Collegio di Garanzia.

Ci parla della sua proposta sui DICO?
E’ un po’ l’uovo di Colombo. Io sostengo che la convenienza sia un rapporto interpersonale. Se questo rapporto interpersonale, oltre che essere voluto dai due soggetti, è anche sancito in un atto reciproco di volontà, quindi un atto giuridico, un contratto, al cospetto di un notaio che è pubblico ufficiale, ecco che le relazioni dichiarate, di fatto, diventano reciprocamente, di diritto e di reciproca garanzia tra i due.
Non si scimmiotta, non si simula un matrimonio che è l’unico che la legge prevede, concordatario o civile, all’art. 29 della Costituzione tra un maschio ed una femmina. Mentre, invece, se due persone, anche dello stesso sesso, intendono vivere insieme per motivi che non interessano dal punto di vista della loro sessualità, perché la sessualità ognuno la può svolgere quando crede e nelle ore in cui è disponibile, questo consente di dire che c’è una certezza che i due vogliono convivere. Lo Stato, poi, deve collazionare i diritti ai singoli, il convivente more uxorio deve poter andare a trovare in carcere il detenuto, o in ospedale, può succedergli.
Si possono stabilire delle norme che riguardano la successione in maniera che la quota disponibile, oltre che la quota legittima, possa essere dilatata in mancanza di un certo numero di eredi o di un precedente matrimonio.
Si può fare tutto quello che è necessario per rendere pubblico quello che rimane un rapporto civile contrattuale ma rafforzato dal punto di vista delle garanzie.
 

 

Ma perché c’è questa avversione per i DICO?
Perché i DICO, mi permetto di dire, hanno detto male quello che va detto bene. Quindi dire, per esempio, che Mario si debba recare all’anagrafe dichiarando di convivere con Carolina anche se lei non è presente ma sarà necessario spedirle una raccomandata con ricevuta di ritorno, è un pasticcio. Hanno voluto evitare ipocritamente che i due vadano insieme a fare una dichiarazione congiunta per evitare di dare adito alla celebrazione di un matrimonio, come dire, anagrafico, dove gli invitati lanciano loro addosso il riso. Sono contrario alla ipocrisia.
Anche il matrimonio è un contratto però io ritengo sia un contratto pubblico che la legge e la Costituzione prevede, nel quale ci sono diritti e doveri che non sono eliminabili se non con il divorzio ma sempre con gli obblighi residuali nei confronti dei figli e del coniuge più debole. Tutte queste cose non appartengono alla volontà di vivere insieme per motivi affettivi o anche di simpatia o solidarietà. Ci può essere un rapporto solidale tra due o più persone, ma non è chiarito bene se possa esserci una staffetta nella convivenza. Sarebbe l’ultimo in ordine di subentro a godere i benefici di questa staffetta?
Invece, un contratto si estingue nei modi che il codice civile prevede. Nasce per questo incontro di volontà col quale intende costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico.
Nel caso della coppia di fatto, non si intende costituire, ma confermare ciò che già c’è in quel momento e si estinguerà nel modo che il codice civile prevede.
Per questi motivi dico che stiamo parlando dell’uovo di Colombo se non si vogliono imbrogliare le carte in tavola. Questa è una cosa semplice.

E se al governo venisse voglia di lavorare sul suo testo come base di elaborazione della legge?
E’ proprio questo che temo. Temo che questa mia etichetta che è piaciuta, lo so che è piaciuta, venga utilizzata come testo base di partenza per attribuire, magari, all’opposizione, quello che poi otterranno con la loro trasversalità e reciprocità di consensi e di dissensi.
A questo io non mi presterò. Piuttosto che fare questo, sono disposto anche a ritirarlo. I disegni di legge possono essere presentati da chiunque e possono essere fatti propri in sintesi dalla Commissione.
Devo dire sinceramente che, il modo col quale laicamente il presidente Salvi ha iniziato la relazione e poi nella proposta che farà, mi sta bene. Da quanto ho capito, nel dibattito, mi pare si possa esaminare la cosa con serenità.
Comunque io, su questo, ho una mia posizione personale, non del partito. Personale. C’è libertà di coscienza ma vedo che sta diventando un tema politico ed io le castagne dal fuoco al governo con le mie manine, non gliele tolgo.

Lei è cattolico? Non la condizione affatto la posizione della Chiesa sui diritti alle coppie di fatto?
Sono battezzato. Non sono un grande osservante però non mi considero un ateo. Tra l’altro, sono anche amico del Cardinale Bertone ed ho grande stima di Ruini.
Credo che il Magistero della Chiesa sia una cosa importantissima per i fedeli. Questi sono di due tipi, quelli volontari e quelli, diciamo la verità, un po’ interessati alla fedeltà. Io sono di quelli non interessati. I principi etici della Chiesa io li rispetto e, per quanto possibile, li pratico dal punto di vista della non sudditanza.
Sono un Cavouriano di formazione, libera Chiesa in libero Stato. Guai se qualcuno impedisse alla Chiesa di dire quello che intende dire, poi il governo decida come deve decidere.

La sua posizione sui DICO è analoga a quella del Presidente Salvi?
Mi trovo d’accordo nel dire che hanno fatto un Dico per non dire, un dico ed un disdico, un qui lo dico e qui lo nego, ci sarebbe da ridere. La Bindi, nonostante la sua animosità, è anche toscana, quindi abbastanza spiritosa, ha detto: “più che DICO, DIREI” che è una cosa che un giorno potrebbe tradursi in dicevo.

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