|

Per approvare
la legge che limiterà le intercettazioni
telefoniche della magistratura e metterà il
bavaglio alla stampa hanno saputo pazientare
fino al pretesto giusto, caduto come una
manna dal cielo. Dalle indagini su Corona e
soci, accusati di sfruttamento della
prostituzione ed estorsione, emerge che
nell'archivio dei politici da ricattare ci
sarebbe anche Silvio Sircana, fotografato in
compagnia di un transessuale. Il Giornale di
Paolo Berlusconi coglie l'occasione per
sbattere il portavoce di Prodi in prima
pagina, Silvio Berlusconi stigmatizza la
"gogna mediatica", e i suoi migliori alleati
nel centrosinistra applaudono, ritrovandosi
assieme a sparare sui magistrati che
scoprono i reati e i giornali indipendenti
che raccontano gli scandali. Peccato che le
tanto evocate violazioni del segreto
investigativo al momento non esistano (e ove
fossero ravvisabili sarebbero punite dalla
legge vigente) in quanto le intercettazioni
telefoniche, anche il riferimento del
fotografo Scarfone agli scatti su Sircana,
sono contenute nelle motivazioni
dell'ordinanza di custodia cautelare
disposta dal Gip di Potenza Iannuzzi,
notificata ad indagati e difensori: chiunque
può avere diffuso le intercettazioni, che
non sono più segrete e dunque il loro
contenuto(non la trascrizione integrale
ovviamente) è pubblicabile. Oltretutto anche
senza l'inchiesta la notizia e le immagini
in questione sarebbero comunque uscite: se
la vittima non cede al ricatto e non
denuncia, l'uscita è immediata; se paga, i
ricattatori potranno sempre alzare la posta
fino all'inevitabile pubblicazione; se, come
afferma Sircana invitando a mostrare le
immagini non c'è stato alcun ricatto, le
foto prima o poi compariranno su un giornale
di gossip.
Lo sa bene chi nella maggioranza non gioca
sporco, e dunque lo stesso staff di Prodi,
che non ha mai attaccato il pm Woodcock né i
giornali tout court (salvo criticare la
campagna portata avanti da "Il Giornale") e
neppure ha richiesto il disegno di legge
Mastella anti-intercettazioni come invece
stanno facendo a gran voce il Ministro degli
Interni Amato, il presidente Bertinotti e
tutta la Casa della Libertà.
Nella studiata
messinscena di questi giorni di dibattito
non-stop, politico e televisivo, si crea un
unico minestrone bipartisan sulla tutela
della privacy e contro la "gogna mediatica".
C'è chi a sproposito chiede di impedire la
violazione del segreto investigativo (che
come abbiamo visto non c'è stato) e chi
lucidamente vuole estenderlo fino al
processo. Solo in quest'ultimo frangente il
disegno di legge Mastella interviene,
vietando di pubblicare gli atti fino
all'udienza preliminare, ma non eviterebbe
un nuovo caso Sircana, perché dopo qualche
mese al processo emergerebbe tutto quanto.
Al contrario, la seconda legge-vergogna
targata centrosinistra, dopo il prioritario
indulto salva-Consorte e salva-Previti,
imporrebbe un black-out informativo su tutte
le inchieste: fosse stata in vigore due anni
fa Ricucci, Consorte e Fiorani avrebbero
scalato Corriere, Bnl e Antonveneta, Fazio
sarebbe ancora governatore di Bankitalia e
Moggi continuerebbe a manipolare il calcio
in attesa del processo. E fosse licenziata
alla Camera in tempo utile impedirebbe oggi
agli italiani di conoscere le conversazioni
tra i suddetti raider della finanza e alcuni
parlamentari: Grillo, Comincioli e Cicu di
Forza Italia per le scalate "azzurre",
Fassino, D'Alema e Latorre dei Ds che
parlavano col dottor Consorte. La Procura ha
chiesto al Gip di acquisirle agli atti, ma
trattandosi di intercettazioni indirette a
parlamentari certamente la Giunta per la
autorizzazioni a procedere non darà il via
libera. Almeno, con la legislazione vigente,
i contenuti di quei dialoghi "scottanti"
sarebbero portati a conoscenza degli
italiani, cosa che invece non avverrà in
caso di approvazione-lampo del ddl Mastella,
che vieta qualsiasi diffusione fino al
dibattimento in aula, dove le
intercettazioni, per il niet che opporrà ai
magistrati la Giunta per le autorizzazioni,
non arriveranno mai. Un bel modello di
trasparenza politica. Ma ancora più grave in
termini generali, oltre che per nulla
attinente alle tutele della privacy, è
l'ennesimo depotenziamento della
magistratura: il ddl Mastella infatti riduce
drasticamente, da 166 a 26, il numero dei
centri d'ascolto, prevedendoli solo presso
le Corti d'Appello, e fissa un limite di 90
giorni per le intercettazioni telefoniche,
prorogabili solo in presenza di nuovi
elementi. Cosi, se gli inquirenti stanno
tenendo sotto controllo il telefono di una
banda di estortori sospettati di aver
bruciato un negozio e i criminali si
accordano per andare ad incassare il pizzo
il 91esimo giorno, sarà per la prossima
volta. Saltano i tappi di champagne dei
picciotti. D'altronde, mentre in tutto il
mondo si potenziano gli strumenti d'indagine
e si studiano nuove tecniche per stanare
criminalità sempre più organizzate e
transnazionali, nel BelPaese con 4 Regioni
controllate dalle mafie e una crescita
costante dell'illegalità e dell'insicurezza
dei cittadini il Ministro della Giustizia
lamenta: "Per le intercettazioni si è speso
troppo". Così come, a quanto pare, s'è speso
troppo per le scorte delle Dda, per i vetri
antiproiettile di volanti e pattuglie, per
gli organici e le retribuzioni delle forze
dell'ordine, per gli annosi sforzi di
recupero dei proventi di attività illecita,
che potrebbero finanziare la Giustizia.
Ancora sul concetto di privacy: in tutte le
democrazie occidentali chi amministra la res
publica è sottoposto al controllo dei media
(e a interviste non preconfezionate) anche
per i comportamenti privati, e quando
commette un reato viene isolato ed
estromesso dalla vita pubblica. Da noi, al
contrario, è tutto un affannarsi a mimizzare
gli scandali e a riabilitare i corrotti.
Tranquilli italiani, la legge Mastella vuole
evitare proprio questo: occhio non vede(e
non provvede), cuore non duole.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|