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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 19 MARZO 2007
Il ddl anti-intercettazioni col pretesto di Vallettopoli
Stefano Santachiara

Per approvare la legge che limiterà le intercettazioni telefoniche della magistratura e metterà il bavaglio alla stampa hanno saputo pazientare fino al pretesto giusto, caduto come una manna dal cielo. Dalle indagini su Corona e soci, accusati di sfruttamento della prostituzione ed estorsione, emerge che nell'archivio dei politici da ricattare ci sarebbe anche Silvio Sircana, fotografato in compagnia di un transessuale. Il Giornale di Paolo Berlusconi coglie l'occasione per sbattere il portavoce di Prodi in prima pagina, Silvio Berlusconi stigmatizza la "gogna mediatica", e i suoi migliori alleati nel centrosinistra applaudono, ritrovandosi assieme a sparare sui magistrati che scoprono i reati e i giornali indipendenti che raccontano gli scandali. Peccato che le tanto evocate violazioni del segreto investigativo al momento non esistano (e ove fossero ravvisabili sarebbero punite dalla legge vigente) in quanto le intercettazioni telefoniche, anche il riferimento del fotografo Scarfone agli scatti su Sircana, sono contenute nelle motivazioni dell'ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Potenza Iannuzzi, notificata ad indagati e difensori: chiunque può avere diffuso le intercettazioni, che non sono più segrete e dunque il loro contenuto(non la trascrizione integrale ovviamente) è pubblicabile. Oltretutto anche senza l'inchiesta la notizia e le immagini in questione sarebbero comunque uscite: se la vittima non cede al ricatto e non denuncia, l'uscita è immediata; se paga, i ricattatori potranno sempre alzare la posta fino all'inevitabile pubblicazione; se, come afferma Sircana invitando a mostrare le immagini non c'è stato alcun ricatto, le foto prima o poi compariranno su un giornale di gossip.

Lo sa bene chi nella maggioranza non gioca sporco, e dunque lo stesso staff di Prodi, che non ha mai attaccato il pm Woodcock né i giornali tout court (salvo criticare la campagna portata avanti da "Il Giornale") e neppure ha richiesto il disegno di legge Mastella anti-intercettazioni come invece stanno facendo a gran voce il Ministro degli Interni Amato, il presidente Bertinotti e tutta la Casa della Libertà.

 

Nella studiata messinscena di questi giorni di dibattito non-stop, politico e televisivo, si crea un unico minestrone bipartisan sulla tutela della privacy e contro la "gogna mediatica". C'è chi a sproposito chiede di impedire la violazione del segreto investigativo (che come abbiamo visto non c'è stato) e chi lucidamente vuole estenderlo fino al processo. Solo in quest'ultimo frangente il disegno di legge Mastella interviene, vietando di pubblicare gli atti fino all'udienza preliminare, ma non eviterebbe un nuovo caso Sircana, perché dopo qualche mese al processo emergerebbe tutto quanto. Al contrario, la seconda legge-vergogna targata centrosinistra, dopo il prioritario indulto salva-Consorte e salva-Previti, imporrebbe un black-out informativo su tutte le inchieste: fosse stata in vigore due anni fa Ricucci, Consorte e Fiorani avrebbero scalato Corriere, Bnl e Antonveneta, Fazio sarebbe ancora governatore di Bankitalia e Moggi continuerebbe a manipolare il calcio in attesa del processo. E fosse licenziata alla Camera in tempo utile impedirebbe oggi agli italiani di conoscere le conversazioni tra i suddetti raider della finanza e alcuni parlamentari: Grillo, Comincioli e Cicu di Forza Italia per le scalate "azzurre", Fassino, D'Alema e Latorre dei Ds che parlavano col dottor Consorte. La Procura ha chiesto al Gip di acquisirle agli atti, ma trattandosi di intercettazioni indirette a parlamentari certamente la Giunta per la autorizzazioni a procedere non darà il via libera. Almeno, con la legislazione vigente, i contenuti di quei dialoghi "scottanti" sarebbero portati a conoscenza degli italiani, cosa che invece non avverrà in caso di approvazione-lampo del ddl Mastella, che vieta qualsiasi diffusione fino al dibattimento in aula, dove le intercettazioni, per il niet che opporrà ai magistrati la Giunta per le autorizzazioni, non arriveranno mai. Un bel modello di trasparenza politica. Ma ancora più grave in termini generali, oltre che per nulla attinente alle tutele della privacy, è l'ennesimo depotenziamento della magistratura: il ddl Mastella infatti riduce drasticamente, da 166 a 26, il numero dei centri d'ascolto, prevedendoli solo presso le Corti d'Appello, e fissa un limite di 90 giorni per le intercettazioni telefoniche, prorogabili solo in presenza di nuovi elementi. Cosi, se gli inquirenti stanno tenendo sotto controllo il telefono di una banda di estortori sospettati di aver bruciato un negozio e i criminali si accordano per andare ad incassare il pizzo il 91esimo giorno, sarà per la prossima volta. Saltano i tappi di champagne dei picciotti. D'altronde, mentre in tutto il mondo si potenziano gli strumenti d'indagine e si studiano nuove tecniche per stanare criminalità sempre più organizzate e transnazionali, nel BelPaese con 4 Regioni controllate dalle mafie e una crescita costante dell'illegalità e dell'insicurezza dei cittadini il Ministro della Giustizia lamenta: "Per le intercettazioni si è speso troppo". Così come, a quanto pare, s'è speso troppo per le scorte delle Dda, per i vetri antiproiettile di volanti e pattuglie, per gli organici e le retribuzioni delle forze dell'ordine, per gli annosi sforzi di recupero dei proventi di attività illecita, che potrebbero finanziare la Giustizia. Ancora sul concetto di privacy: in tutte le democrazie occidentali chi amministra la res publica è sottoposto al controllo dei media (e a interviste non preconfezionate) anche per i comportamenti privati, e quando commette un reato viene isolato ed estromesso dalla vita pubblica. Da noi, al contrario, è tutto un affannarsi a mimizzare gli scandali e a riabilitare i corrotti. Tranquilli italiani, la legge Mastella vuole evitare proprio questo: occhio non vede(e non provvede), cuore non duole.

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